Tra ambizioni personali e sogni in Nazionale: il Mondiale dei 3 convocati del Torino
Il mondo Torino guarda il Mondiale con tre rappresentanti e tre storie molto diverse tra loro. Non ci sono soltanto bandierine da appuntare sulla mappa del torneo, bensì riferimenti tecnici, gerarchie da scalare, occasioni da sfruttare e, inevitabilmente, riflessi sul futuro in granata.
Nikola Vlasic porta l’esperienza della Croazia, Ché Adams la fisicità e il senso del gol della Scozia, Marcus Pedersen la corsa della Norvegia di Erling Haaland e Martin Odegaard. Tre percorsi separati, uniti dallo stesso punto di partenza: il Filadelfia, la Serie A, una stagione in granata che ha dato loro minuti, responsabilità e visibilità internazionale.
Nikola Vlasic, l’occasione nella Croazia della continuità
Tra i tre granata, Nikola Vlasic è quello che entra nel Mondiale con il contesto più competitivo e, allo stesso tempo, più esigente. La Croazia di Zlatko Dalic conserva un’identità forte: esperienza, gestione dei momenti, qualità tecnica in mezzo al campo e abitudine a sopravvivere dentro partite complicate. Il gruppo con Inghilterra, Ghana e Panama è insidioso, ma non proibitivo. La sfida inaugurale contro l’Inghilterra ha subito il sapore del test di alto livello, mentre le gare con Panama e Ghana potrebbero pesare moltissimo nella corsa alla qualificazione.
Vlasic si inserisce in un centrocampo ricco di soluzioni, nel quale figurano nomi di enorme peso internazionale. La concorrenza è alta, ma proprio per questo il suo profilo può diventare prezioso: è un giocatore che può muoversi tra le linee, collegare centrocampo e attacco, attaccare lo spazio e offrire fisicità in una zona del campo dove la Croazia alterna palleggio, letture e inserimenti. Non parte necessariamente come volto copertina, ma può diventare un’arma da gara in corso o una soluzione utile quando Dalic avrà bisogno di aumentare intensità e presenza offensiva.
La prospettiva più realistica per Vlasic è quella di un Mondiale da uomo di rotazione qualificata. La Croazia ha esperienza, ma anche la necessità di dosare energie in un torneo allargato e potenzialmente lungo. In questo scenario, il trequartista del Torino può ritagliarsi minuti importanti, soprattutto se le partite dovessero aprirsi nella ripresa. Il suo obiettivo sarà semplice e difficile al tempo stesso: incidere in poco tempo, dimostrare affidabilità tattica e trasformare ogni spezzone in un messaggio al ct. Per il Toro, una sua buona vetrina mondiale avrebbe un doppio valore: tecnico, perché confermerebbe la crescita del giocatore; patrimoniale, perché il Mondiale resta la più grande cassa di risonanza del calcio.
Ché Adams, la Scozia cerca gol e profondità
Ché Adams arriva al Mondiale dentro una Scozia che ha già fatto un primo passo pesante, battendo Haiti e mettendosi in una posizione interessante nel Gruppo C. Il cammino resta durissimo: il calendario propone Marocco e Brasile, due avversarie con qualità, ritmo e talento diffuso. Proprio per questo l’attaccante del Torino può avere un ruolo centrale nelle prospettive scozzesi. In partite in cui la Scozia potrebbe dover difendere più bassa, ripartire e proteggere il pallone, Adams offre caratteristiche molto utili: lavoro spalle alla porta, pressione sui difensori, attacco della profondità e capacità di trasformare mezze occasioni in situazioni pericolose.
La nazionale di Steve Clarke non è costruita per dominare sempre il possesso. È una squadra che vive di compattezza, duelli, calci piazzati e transizioni. Adams, in questo contesto, non deve essere giudicato soltanto dai gol. Il suo impatto può passare dalle sponde, dai falli guadagnati, dalla capacità di tenere alta la squadra e di aprire corridoi per gli inserimenti dei centrocampisti. È il tipo di centravanti che può sporcare la partita, renderla fisica, portarla su un terreno meno comodo per avversari tecnicamente superiori.
La concorrenza nel reparto offensivo scozzese esiste, ma Adams ha un profilo internazionale ormai consolidato. La sua esperienza in Premier League, Championship, Serie A e nazionale lo rende una scelta naturale per partite ad alta tensione. Contro Marocco e Brasile, la Scozia avrà bisogno di lucidità negli ultimi trenta metri e di un riferimento capace di non isolarsi. Se Adams riuscirà a essere coinvolto con continuità, le possibilità scozzesi di arrivare alla fase a eliminazione diretta cresceranno sensibilmente. Il nuovo formato, con le migliori terze ancora in corsa, rende ogni punto prezioso: anche un pareggio contro una big potrebbe cambiare il destino del girone.
Marcus Pedersen, corsa e responsabilità nella Norvegia delle stelle
Marcus Pedersen è il granata più legato a un’idea di squadra in forte crescita. La Norvegia torna al Mondiale con una generazione che non vuole limitarsi alla partecipazione. La presenza di Haaland e Odegaard sposta inevitabilmente l’attenzione sull’attacco e sulla qualità tra le linee, ma il destino della squadra di Stale Solbakken passerà anche dagli equilibri laterali. Qui entra in gioco Pedersen, terzino destro abituato a coprire campo, spingere, accompagnare l’azione e reggere duelli in ampiezza.
Il Gruppo I, con Francia, Senegal e Iraq, è complesso. La Francia parte con ambizioni altissime, il Senegal ha fisicità ed esperienza, l’Iraq rappresenta la gara da non sbagliare. Per Pedersen, il primo obiettivo è trovare spazio nelle rotazioni difensive e dimostrare affidabilità. La Norvegia ha talento offensivo, ma per andare avanti deve proteggere meglio le transizioni e non lasciare campo aperto agli avversari. In questo senso un laterale come Pedersen può essere prezioso sia quando c’è da spingere sia quando serve abbassarsi e difendere l’area sul lato debole.
La sua prospettiva dipenderà molto dalle scelte iniziali del ct e dal piano partita. In una Norvegia che spesso cerca verticalità e attacchi rapidi, un terzino dinamico può aiutare ad allungare il campo e creare linee di passaggio per Odegaard. Allo stesso tempo, nelle gare contro Francia e Senegal, la fase difensiva sarà un esame severo. Pedersen dovrà leggere quando salire e quando restare, perché un errore di posizione a questi livelli può pesare enormemente. Per lui, il Mondiale è una grande occasione di maturazione: anche senza essere tra i nomi più mediatici della Norvegia, può uscire dal torneo con una reputazione rafforzata.
Una cosa è certa: è iniziato da poco, ma il Mondiale ha già proposto tante sorprese. Ed è destinato a proporne altre. Per sua stessa natura, si tratta di una competizione imprevedibile: non è un caso che alcune idee per le schedine sui Mondiali consiglino alcune Nazionali come potenziali outsider. Tra queste, proprio le 3 dei calciatori granata, pronti a conquistare il palcoscenico internazionale durante l’estate.
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