Ferrante racconta il derby del 3-3 con una verità quasi nascosta: "Camolese doveva tenermi in panchina perchè Cimminelli era juventino...". Ma l'ex mister disubbidì

"Cairo è da tempo al Toro e sta investendo bene", ha elogiato l'ex bomber granata.
05.05.2019 18:52 di Marina Beccuti Twitter:    Vedi letture
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
Ferrante racconta il derby del 3-3 con una verità quasi nascosta: "Camolese doveva tenermi in panchina perchè Cimminelli era juventino...". Ma l'ex mister disubbidì

Marco Ferrante e le sue corna da granata di fede e di fatto. Sanguigno di Velletri, è stato uno dei bomber più prolifici della storia granata. Ora procuratore si è raccontato a www.ilposticipo.it, parlando di alcuni fatti inediti che faranno riflettere sul perchè il Toro finì in mano nemiche. Ricordate il derby del famoso 3-3, il 14 ottobre del 2001? Con Giancarlo Camolese in panchina? Ferrante lo racconta così.

"Avevo l’obbligo di non giocare per volere del presidente Francesco Cimminelli: non c’era un grande rapporto tra lui e la squadra, tifava Juve e questa cosa è risaputa. Una volta è stato visto esultare per un gol di Del Piero in un derby: una cosa abbastanza anormale. Dovevo restare fuori, ma sul 3-0 per loro Camolese si avvicina e mi dice: “Marco, devi entrare per forza!”. Sono entrato, ho fatto un gol e due assist ed è cambiata la partita. Il rigore sbagliato da Salas è stato la ciliegina sulla torta: lo ha mandato quasi fuori dallo stadio. Prima che venisse calciato, tutto il Toro aveva protestato nei confronti dell’arbitro tranne Maspero, che aveva pensato bene di fare un solco sul dischetto. Però ogni volta che io andavo a tirare un rigore, guardavo sempre dove mettere la palla e il piede di appoggio e se c’era qualcosa davanti o dietro di me. Quella volta è stato più ingenuo Salas che scaltro Maspero".

Ci sono delle frasi quasi fatte per chi arriva al Toro, come sottolinea Ferrante. Ma poi questa maglia prende molto l'animo di chi la indossa. 

"Tutti quelli che vengono al Toro dopo un giorno dicono che questa maglia è diversa dalle altre: all’inizio non è vero, è una frase di circostanza. Dopo cinque o sei mesi però cominci a sentirlo. Ho avuto la fortuna di giocare a Torino sette anni e mezzo, ho fatto anche il capitano e posso confermare che i colori granata sono diversi da quelli di tutte le altre squadre. Anche i tifosi del Toro si distinguono, perché sempre fedeli alla causa nonostante parecchi i tanti problemi societari negli anni. Pochi presidenti sono rimasti a lungo o hanno investito per il bene del Toro come sta facendo Urbano Cairo".

Un fatto che lo fece imbestialire sono state le corna di Enzo Maresca: "Tra me e la Juve c’è stato sempre rispetto, a parte qualche incomprensione legata all’esultanza di Maresca nel derby di ritorno del 2001-02 finito 2-2: è entrato, ha segnato e ha esultato facendo il gesto delle corna. Forse voleva dimostrare ai suoi tifosi che il vero toro era lui, peccato che avesse sbagliato squadra perché ero io a esultare sempre così. È stata una cosa fatta in buona fede, ma negativa perché pensata per aizzare il pubblico. Lo considero un gesto ingiustificabile, ma lo scuso perché era un ragazzino al primo gol in Serie A. Gli si è spenta la luce e ha esultato così".

Sul momento attuale del Torino, ha aggiunto: "Oggi c’è più stabilità e si vedono i risultati. Se vuoi vincere qualcosina e andare in Europa non devi vendere ogni anno i giocatori migliori, anzi devi aggiungere altri pezzi al mosaico. Se il Toro esce indenne dal derby e fa bottino pieno in casa con la Lazio, può centrare la qualificazione europea con un colpo di coda. Andare in Champions sarebbe come vincere lo Scudetto, ma sarebbe importante anche raggiungere l’Europa League con le tue forze a differenza di quanto accaduto nel 2014, quando il fallimento del Parma ha dato una mano alla squadra di Ventura".