PAROLA DI DS D'Agnelli: "Contro l'Udinese sono mancate intensità, cattiveria e attenzione nei momenti chiave. Marianucci ha sentito il peso della responsabilità"

PAROLA DI DS D'Agnelli: "Contro l'Udinese sono mancate intensità, cattiveria e attenzione nei momenti chiave. Marianucci ha sentito il peso della responsabilità"
Oggi alle 16:35Esclusive
di Marcello Ferron
Ogni lunedì, in esclusiva per Torinogranata.it, le riflessioni tecniche dell'esperto Direttore Sportivo Rino D'Agnelli

Prova opaca dei granata, l'Udinese superiore per motivazione e fisicità?

"Si. A Udine si è vista una differenza netta di motivazioni e di fisicità. L’Udinese ha giocato una partita di necessità, il Torino una partita di routine, e questo nel calcio non è accettabile. Quando mancano intensità, cattiveria e attenzione nei momenti chiave, l’avversario ti supera anche se non ha più qualità di te. I due gol subiti sono figli di leggerezze che una squadra di Serie A non può permettersi. La salvezza raggiunta non giustifica un calo così evidente, l’identità di un gruppo si misura proprio in queste gare, quando non hai l’obbligo ma hai il dovere di mantenere un livello competitivo adeguato. Serve una reazione immediata, perché chiudere la stagione in questo modo sarebbe un segnale sbagliato verso se stessi in primis, verso l’ambiente e i tifosi e anche una pesante incognita sulla programmazione della prossima stagione".

Marianucci ha avuto una chance, come giudichi la sua partita?

"Ha fatto una partita che, letta con un po’ di umanità oltre che con occhio professionale, racconta soprattutto un ragazzo che ha sentito molto il peso della responsabilità. Non giocava da due mesi e diciamo che anche la pessima giornata di tutta la difesa granata non lo ha aiutato. 
Si vedeva che voleva fare bene, che voleva dimostrare di meritare spazio, ma questa tensione gli ha tolto naturalezza e sicurezza nei momenti decisivi. Ci ha messo impegno, ha provato a rispettare le consegne del mister, ma ogni scelta sembrava filtrata dalla paura di sbagliare e quando giochi così, soprattutto da centrale, finisci per perdere mezzo tempo, per non accompagnare l’azione con convinzione, per non dare quella sensazione di solidità che la squadra si aspetta da te. Tecnicamente la prestazione è stata discontinua, qualche buona lettura, ma anche ritardi nelle uscite, postura non sempre corretta e una gestione della palla che ha risentito della pressione. Mentalmente, dopo le prime imprecisioni, si è visto che ha faticato a rimanere dentro la partita con continuità. La verità, detta con rispetto, è che non ha ancora la serenità e la maturità competitiva per reggere una chance così pesante. Non è una bocciatura ma è un ragazzo che ha bisogno di un percorso più graduale, di minuti veri, di un contesto dove possa crescere senza sentirsi giudicato a ogni tocco. Ha dato tutto quello che aveva, ma oggi non basta e riconoscerlo con equilibrio è il modo più umano e più professionale di valutarlo".

Sui gol dell'Udinese evidenti errori difensivi, reparto da rifondare?

"Ci sono responsabilità troppo nette per essere derubricate a episodio, e questo conferma una cosa: non è una partita da cui Petrachi può trarre valutazioni individuali, ma è una partita che evidenzia un limite strutturale del reparto difensivo. Quando concedi due reti così, non è un tema di chi tenere o chi mandare via, è un tema di affidabilità complessiva, di sincronismi, di cattiveria nei duelli e di continuità mentale. La squadra è arrivata scarica, scollegata, e in questi contesti può capitare di salvare qualcuno che non merita o di condannare qualcuno che in realtà ha valori. È successo a tutti, anche in categorie inferiori. Ma la Serie A non perdona se non sei costante, se non mantieni sempre alta  l'attenzione, se non hai una linea che si muove insieme, vieni subito punito. E oggi il Toro ha mostrato esattamente questo, una difesa che non sale, non accorcia, non anticipa, non reagisce dopo il primo errore e probabilmente non ha la giusta attenzione. Qui forse anche il mister poteva fare di più sull'aspetto motivazionale nella preparazione alla partita. Per questo la riflessione non è sul singolo, ma sul blocco serve una linea più strutturata, più fisica, più continua, con un leader vero e con esterni che reggano l’urto della categoria. Le prestazioni così altalenanti non possono essere la base per un progetto tecnico. La partita di Udine non deve orientare le scelte, ma deve ricordare una cosa semplice in Serie A la costanza non è un optional, è la differenza tra essere competitivi e essere vulnerabili e come già detto il prossimo anno il Toro non può permettersi di fare un altro campionato così, troppi anni fatti in semplice anonimato".