L’Udinese non è blasonata come l’Inter e così il Torino non ha avuto un moto d’orgoglio dopo il doppio svantaggio e quindi ha perso: che vergogna!
La salvezza è stata raggiunta e il Torino sembra proprio che abbia tirato i remi in barca, come già fece l’anno scorso. Non dipende ovviamente dall’allenatore di turno, l’anno scorso toccò a Vanoli e quest’anno sembra che in questa trappola ci stia finendo D’Aversa. Già con la Cremonese, in piena lotta per la salvezza e bisognosa di racimolare punti, i granata non pervennero in campo però almeno finì 0-0. Poi con l’Inter dopo essere andati sotto di due gol il moto d’orgoglio, complice il fatto che i nerazzurri si sentirono troppo superiori e quindi mollarono, portò alla rimonta fino al 2 a 2 finale. Ma l’Inter è una squadra blasonata ed era, come lo è tuttora, in attesa che solo la matematica le permetta di cucirsi lo scudetto sul petto, mentre l’Udinese sta disputando un onesto campionato da metà classifica in linea con i propri obiettivi. Ieri con l’Udinese invece il Torino non ha avuto praticamente reazione dopo che Ehizibue nel recupero del primo tempo e poi al 51’ Kristensen, facilitati entrambi da errori grossolani di più di un giocatore granata, avevano portato il risultato dalla loro parte, anche perché i friulani poi non si sono seduti sul risultato e così hanno vinto. E poteva essere anche più rotonda la vittoria dell’Udinese se il Var non fosse intervenuto annullando la rete di Zaniolo pescato in fuorigioco (22’).
Eppure D’Aversa giovedì aveva detto che voleva vedere l'atteggiamento del secondo tempo contro l'Inter e non quello del primo tempo, ma come si sa così non è stato. Aveva detto anche che l’obiettivo era finire nel migliore dei modi il campionato, magari nella parte sinistra della classifica, ma da Udine la squadra è tornata con 0 punti e così resta al 13° posto. Gli infortuni di più di un titolare, Zapata, Adams, Ismajli, Pedersen che si sommano a quello di Aboukhlal, hanno sicuramente pesato, ma l’occasione che il mister ha dato a chi ha giocato meno finora non è stata in generale sfruttata da Marianucci a Kulenovic passando per Biraghi e Prati, l’unico ad averla sfruttata di nuovo, come contro l’Inter, è stato Njie. Anche gli altri granata hanno deluso, Casadei, Ilkhan, Gineitis, Obrador, Paleari, Coco, Ebosse e Lazaro. Ma al Bluenergy Stadium pure titolarissimi del calibro di Valsic e Simeone non hanno fatto un granché. E su Vlasic bisogna aprire una parentesi. Quando arrivò al Torino l’11 agosto del 2022 nei primi mesi disputò delle ottime partite tanto che l’allora allenatore Juric lo definì un “pit bull”, ma poi dopo essere andato al Mondiale in Qatar, che si disputò in inverno dal 20 novembre al 18 dicembre, al ritorno per un anno e mezzo fu molto sotto tono. Quest0anno fino a poco tempo fa aveva disputato la sua migliore stagione in granata, ma nelle ultime partite le sue prestazioni sono in calo e non riesce più a caricarsi il Torino sulle spalle e a trascinarlo. Dall’11 giugno e fino al 19 luglio ci sarà il Mondiale fra Usa, Messico e Canada per sui si spera che quello di Vlasic sia solo un periodo di appannamento dovuto all’aver tirato la carretta per mesi e non sia perché sta rifiatando in vista del Mondiale Mondiale. E come lui anche altri giocatori che ci andranno.
La pochezza del Torino contro lì’Udinese è racchiusa in alcuni numeri che inchiodano i granata: 1 solo tiro nella porta di Okoye quello di Simeone al 4’, a fronte degli 8 dell’Udinese (tiri totali 10 a 19) e possesso palla 52,8% a 47,2. Dati riportati da Tuttosport. I bianconeri friulani hanno anche surclassato i granata per i tiri respinti 7 a 3, per le occasioni create 3 a 1, per i passaggi chiave 15 a 9, per gli angoli battuti 5 a 2, per i passaggi riusciti 426 a 363 e nei recuperi 58 a 43. Dati lega serie A.
A fine partita infatti D’Aversa non ha cercato alibi e ha fatto anche autocritica e ha così commentato, come scrive Tuttosport: “Spirito sbagliato. Non si è perso per le assenze, abbiamo preso un gol da rimessa laterale e uno da calcio d’angolo. E tra l’altro sulle palle inattive lavoriamo molto in settimana. Se si subisce gol in questo modo, non c’entra chi c’è o chi non c’è. Non aggrappiamoci neanche alle motivazioni, abbiamo affrontato una squadra che alla vigilia aveva soltanto tre punti più di noi, che ha i nostri stessi obiettivi. L’Udinese non sta lottando per l’Europa o per vincere lo scudetto, le motivazioni erano le stesse. E non c’entra niente neanche l’eventuale stanchezza fisica. È la testa che comanda il corpo, se non c’è stata brillantezza è per una questione di testa. La partita contro l’Udinese ci insegna che se scendiamo in campo con la giusta determinazione riusciamo a rimontare due gol anche alla squadra che sta per vincere lo scudetto, come successo una settimana fa contro l’Inter, altrimenti incappiamo in partite sottotono”. E ha sottolineato: “Non abbiamo avuto l’atteggiamento giusto. Se fossimo passati in vantaggio, la partita forse sarebbe cambiata, anche se probabilmente l’Udinese l’avrebbe ribaltata lo stesso. Nel primo tempo non abbiamo con cesso tanto, poi proprio prima dell’intervallo abbiamo subito un gol da rimessa laterale. Nello spogliatoio mi sono arrabbiato, ho detto ai ragazzi che avrebbero dovuto essere più determinati, ma non siamo scesi in campo con l’atteggiamento giusto, abbiamo subito il 2-0 e lì la partita si è chiusa”. E il mister granata ha fatto anche autocritica: “Il primo responsabile sono io. Serviva più determinazione”.
Per quanto si possano criticare i giocatori, il problema sta a monte perché avere come massimo obiettivo il piazzarsi a metà classifica di certo non aiuta quando a fine campionato non servono più punti per arrivare a ottenere qualche cosa, soprattutto se questo accade da anni e si ha certezza che sarà così anche in futuro.
Mancano tre partite alla fine del campionato, con Sassuolo, Cagliari e Juventus, e viene da chiedersi quanti punti riuscirà a fare questa squadra? Se si provasse a rispondere adesso verrebbe da dire non più di due, se Sassuolo e Cagliari concederanno entrambe un pareggio.
Ed è meglio non parlare dell’onorare gli Invincibili perché dal cielo inorridiscono a vedere certe prestazioni.
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