Torino, il cuore oltre l'ostacolo

Squadra e dirigenza granata si giocano il tutto per tutto con il Padova. Il Popolo granata è in attesa di vedere se i giocatori meritano il suo amore.
27.05.2011 16:20 di Elena Rossin   vedi letture
Torino, il cuore oltre l'ostacolo
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© foto di Nadia Sigot

Il cuore ha una duplice valenza è l’organo che pompando il sangue ci permette di vivere ed è la sede dei sentimenti e delle passioni. L’ostacolo che deve superare il Torino si chiama Padova. E’ indubbio che domenica il cuore di questo Torino sarà fondamentale per riuscire a superare gli avversari. Quando c’è una sola possibilità su tre di riuscire nell’impresa vuol dire che in passato qualche cosa non ha funzionato e che in più di un’occasione non si è fatto abbastanza. Per questo, domenica, Bianchi e compagni dovranno fare di più. Che il Padova sia una squadra in salute e dalla grande determinazione è u dato di fatto, infatti, nelle ultime dieci partite ha collezionato la bellezza di ventidue punti e nell’ultimo turno battendo il Livorno ha conquistato proprio ai danni del Torino il sesto posto, ultimo utile per i playoff. Mica bruscolini.

L’indifferenza e il silenzio che ieri pomeriggio i tifosi granata hanno riservato alla loro squadra, durante la partitella infrasettimanale con la Primavera, la dice molto lunga. E’ universalmente riconosciuto al Popolo granata di essere caldo e passionale e la più che centenaria storia del club annovera innumerevoli episodi di quanto questo amore abbia spinto la squadra alla conquista dell’obiettivo. Proprio perché il tifoso del Toro è visceralmente e geneticamente passionale i giocatori e la società hanno l’obbligo di meritarsi un sostenitore così speciale e unico. La dedizione e l’impegno in campo devono essere totali per la squadra, mentre alla società è richiesto di allestire un gruppo in grado di raggiungere, con un rendimento costante, i traguardi programmati all’inizio della stagione. Nessuno pretende campioni di fama internazionale e vittorie in Champions League, che comunque sarebbero entrambi più che graditi, ma la consapevolezza della realtà porta i tifosi a lasciare queste ambizioni nel mondo dei sogni. Però il traguardo di tornare in serie A, dopo due stagioni passate in B, è considerato il minimo sindacale e doveva essere raggiunto già da tempo. Quindi nessuno si stupisca se oggi il Popolo granata è indignatamente silente, dato che si ritrova una società e una squadra che all’ultima giornata di campionato, dopo quarantun partite, è al settimo posto avendo racimolato 58 punti, frutto di 15 vittorie, 13 pareggi e 13 sconfitte. Se a questo si aggiunge che ha pure perso il sesto posto proprio a favore dei prossimi avversari è tutto detto.

Per la squadra granata avere ancora un’ultima possibilità di agguantare i playoff deve essere considerata come un regalo preziosissimo, elargito da un destino molto molto generoso. Un po’ come se capitasse di trovare per la strada il biglietto vincente della lotteria, dopo che è già avvenuta l’estrazione e quindi per incassare il premio si ha l’obbligo solo di espletare in modo corretto e diligente le pratiche burocratiche necessarie. E’ ovvio che, se non si esegue senza errori la procedura non si ottiene neppure un centesimo. Così sarà per il Torino se non giocherà la partita perfetta, non barrerà il Padova e di conseguenza per la terza stagione consecutiva rimarrà in serie B. Gettare al vento l’ultima opportunità sarebbe il più imperdonabile dei crimini. Il Popolo granata è in attesa di emettere l’urlo liberatorio se sarà di gioia o di rabbia: dipenderà solo dai giocatori.