Il primo scoglio per Abate è ridare solidità alla difesa del Torino

Il primo scoglio per Abate è ridare solidità alla difesa del TorinoTUTTOmercatoWEB.com
Ignazio Abate
© foto di Federico Serra
Oggi alle 12:45Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin
Nello scorso campionato i granata sono stati i secondi peggiori della Serie A per numero di gol subiti: una zavorra che il nuovo mister deve risolvere

Subire 63 gol vuol dire compromettere buona parte delle partite ed infatti nel campionato passato il Torino ha perso ben 17 gare e ne ha pareggiate 9 delle quali 5 incassando reti e gli avversari sono riusciti a segnare anche in 4 match vinti. E’ vero che c’è stato lo spartiacque dell’arrivo in panchina di Roberto D’Aversa che ha invertito un po’ la rotta e questo ha permesso alla squadra di subire meno gol, 16 in 12 partite a fronte di 47 in 26, ma resta comunque il fatto che con D’Aversa la media è stata di 0,75 pur abbassandosi dall’1,80 di Marco Baroni.
E’ evidente quindi che il nuovo allenatore Ignazio Abate dovrà trovare il modo di rendere più solida la fese difensiva per allontanarsi da quel dato inquietante di essere la seconda peggiore difesa della Serie A. Se poi si pensa che solo tre stagioni fa il Torino aveva la quarta miglior difesa del campionato c’è da inorridire.

Avere un difensore centrale affidabile fa la differenza

Subire meno gol non dipende solo dai difensori, serve ovviamente anche un portiere che ci metta una pezza in caso di bisogno e anche un aiuto dagli altri reparti soprattutto dal centrocampo, ma non può essere scordato che servano appunto difensori di qualità. Nell’ultima stagione al centro della difesa, che all’inizio ha avuto quattro interpreti e poi tre, si sono cimentati insieme, due alla volta, o alternativamente, uno dei tre, Maripán, Ismajli e Coco senza fornire assolute garanzie. Maripán e Ismajli per caratteristiche tecniche ed esperienza hanno saputo interpretare un po’ meglio il ruolo, ma il cileno per indole non sempre facile da gestire e il kosovaro naturalizzato albanese per problemi fisici, che di tanto in tanto lo hanno messo fuori dai giochi, hanno di fatto impedito prima a Baroni e poi a D’Aversa di avere un giocatore che con continuità potesse dirigere la linea difensiva. Questo ha tolto certezze e sicurezze e così sono stati tanti i gol subiti che si sarebbero potuti evitare.

Ismajli non basta serve un altro difensore centrale al Torino

Pensare di puntare per la prossima stagione solo su Ardian Ismajli come perno della difesa è un azzardo per il Torino a causa della fragilità fisica del calciatore. Infatti se si considerano le ultime quattro stagioni giocate, quindi tre all’Empoli e una al Torino, si nota che ha avuto infortuni muscolari vari e in particolare alla coscia e al bicipite femorale. Nella stagione 2022-’23 in campionato ha giocato 25 su 38 gare per 2091 minuti e in Coppa Italia 1 su 1 per 120’. Nella stagione 2023-’24 ha disputato 26 su 38 match in campionato per 2043’ e 1 su 1 in Coppa Italia per 90’. Nella stagione 2024-’25 in campionato ha giocato 29 su 38 gare per 2510’ e in Coppa Italia 2 su 2 per 108’. Nella stagione 2025-’26 ha disputato 25 su 38 gare in campionato per 1907’ e 2 su 4 in Coppa Italia per 160’. Quando gioca lo fa quasi sempre da titolare perché gli allenatori lo reputano un elemento valido, ma in un anno salta circa un terzo o anche un po’ di più delle partite ed è parecchio. Ovviamente non si mette in discussione il giocatore perché è un gran professionista, ma non si può ignorare che non garantisce continuità solo ed esclusivamente per i problemi fisici.

Bandire gli azzardi

E’ quindi inevitabile che il Torino per non azzardare debba prendere un difensore centrale che abbia una tenuta fisica buona, tradotto non deve avere avuto in passato continui infortuni, e che abbia anche qualità tecniche ed esperienza della Serie A in modo che diriga con continuità e profitto la difesa. Scegliere, o peggio ancora non prendere, un difensore centrale che non abbia tutte queste caratteristiche significa mettere in difficoltà l’allenatore che è oltretutto è alla prima esperienza su una panchina di Serie A.