L’importanza del mercato per sbaragliare la concorrenza e non avere rimpianti

I granata sono in lotta per un posto in Europa League, ma devono fare meglio rispetto al girone d’andata per avere reali possibilità di approdarci.
03.01.2019 13:30 di Elena Rossin  articolo letto 3286 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Antonio Vitiello
L’importanza del mercato per sbaragliare la concorrenza e non avere rimpianti

L’allenatore preferisce avere una rosa snella per gestire con maggiore facilità lo spogliatoio e si sa che nel calciomercato di gennaio è difficile fare buoni affari. Tutto vero. I ventisette punti attuali del Torino, però, se proiettati a fine stagione non bastano per l’Europa League perché per trovare una squadra che sia approdata anche solo ai turni preliminari della seconda competizione del vecchio continente con cinquantaquattro punti bisogna risalire alla stagione 2008-2009 quando la Lazio arrivata decima avendone  conquistati anche meno, soli 50, ebbe la meglio su Cagliari 53, Palermo 57 e Udinese 58 perché vinse la Coppa Italia. L’anno scorso, infatti, all’Atalanta ne servirono 60 di punti, al Milan in quello prima 63, al Sassuolo nel precedente 61 e continuando ad andare a ritroso alla Sampdoria 56 (prese il posto del Genoa 59 che non ottenne la licenza Uefa), al Torino 57 (prese il posto del Parma 58 che non ottenne la licenza Uefa), alla Lazio 61 (grazie alla vittoria della Coppa Italia, la Roma restò fuori dalle coppe europee pur essendosi piazzata sesta con 62 punti), all’Inter 58, al Palermo 56 (grazie all’essere stato finalista in Coppa Italia, la Juventus restò fuori dalle coppe europee pur essendosi piazzata settima con 58 punti) e alla Juventus 55.

Si potrebbe obiettare che ogni campionato fa storia a sé. Ineccepibile. Però, c’è sempre un però, vorrà pur dire qualcosa se nell’unicità di ogni stagione nelle ultime nove sono serviti almeno 55 punti? La media è stata di 58,5 che salirebbe a 59 se non ci fossero state le mancate licenze Uefa a Genoa e Parma, che furono escluse per questioni finanziarie e non per ciò che fecero in campo. Vale lo stesso discorso per i regolamenti che sono cambiati negli anni, altra possibile obiezione, e che hanno stabilito chi dovesse partecipare all’Europa League e alla Champions.
Soprattutto in un campionato come l’attuale dove ci sono distacchi minimi fra chi è al quinto posto e chi è oltre il settimo, ma pur sempre in piena lotta, e c’è sovraffollamento di squadre la differenza può farla anche un solo punto. Al termine del girone d’andata la classifica che coinvolge chi può aspirare a un posto in una competizione europea dice: 1ª Juventus con 53 punti, 2° Napoli con 44, 3ª Inter con 39, 4ª Lazio con 32, 5° Milan con 31, 6ª Roma con 30, 7ª Sampdoria con 29, 8ª Atalanta con 28, 9° Torino con 27, 10ª Fiorentina con 26 e 11° Sassuolo e Parma con 25. E’ bene ricordare come si accede all’Europa League, competizione alla quale oggettivamente può ambire il Torino: l’Italia ha a disposizione due posti nella fase a gironi – uno assegnato al vincitore della Coppa Italia e l’altro al quinto classificato – più un terzo posto per chi arriverà sesto in campionato, ma dovrà conquistarsi la fase a gironi superando tre turni di qualificazione. Nel caso il vincitore della Coppa Italia fosse già qualificato alla fase a gironi della Champions League o dell’Europa League per effetto del piazzamento in campionato, le posizioni andrebbero a scalare e di conseguenza la quinta e la sesta sarebbero direttamente qualificate in Europa League, mentre la settima accederebbe al turno di qualificazione. Agli ottavi di finale di Coppa Italia ci sono Milan, Sampdoria, Napoli, Sassuolo, Lazio, Novara, Inter, Benevento, Fiorentina, Torino, Roma, Virtus Entella, Juventus, Bologna, Atalanta e Cagliari e di conseguenza è molto probabile che a vincere il torneo sarà una squadra che in campionato si piazzerà fra le prime cinque per cui il Torino deve fare di tutto per migliorare la sua posizione nel girone di ritorno.

Il Torino oggi, terminato il girone d’andata, è al nono posto e lasciando stare i torti oggettivamente subiti da decisioni arbitrali, degli assistenti e degli addetti al Var errate, tanto sono avvenute e potrebbero ancora accadere sia ai danni dei granata sia di altre squadre, è pacifico che si debba guardare solo a quanto una squadra riesce a fare o non fare in campo basandosi su propri meriti e demeriti. E’ evidente, quindi, che vadano debellate tutte le pecche e per farlo si può e si deve ricorrere anche al mercato cedendo chi non è utile o non ha saputo rendersi utile alla causa e prendendo chi potrebbe esserlo. Pensare che tanto ci vuole tempo per inserire un nuovo giocatore in gruppo oppure che non è detto che il nuovo riesca a fare la differenza non ha né senso né è cosa logica ed è solo un alibi. Il Torino rimanendo com’è a livello di rosa o al massimo cedendo chi finora non ha trovato spazio potrebbe conquistare abbastanza punti per andare in Europa League? Quasi certamente sì, infatti, per arrivare a 60 punti, che dovrebbero essere sufficienti, basterebbe non lasciarne per strada come fatto nel girone d’andata. Se non avesse pareggiato, ma vinto anche solo con Udinese, Bologna e Cagliari - squadre che in classifica stanno più in basso dei granata e non lottano per un posto in Europa, ma semmai per salvarsi o per non dover essere risucchiate in questo pericolo - avrebbe sei punti in più e con trentatré punti sarebbe al quarto posto addirittura in competizione per la Champions e facendo una proiezione  a fine stagione con sessantasei punti un posto in Europa League sarebbe assicurato. Si potrebbe allora dedurre che il Torino in questa sessione di mercato non ha alcun bisogno di rinforzarsi. Sbagliato. I difetti che hanno portato a lasciare punti per strada si sono ripetuti in tante partite e c’erano già nelle passate stagioni: prestazioni pessime dopo altre quasi perfette, autolesionismi che portano a errori nell’ultimo passaggio o a sprecare incredibili occasioni da gol oppure non sfruttare la superiorità numerica facendosi espellere o anche fare retropassaggi sciagurati, atterrare in area giocatori avversari finendo per farsi fischiare ineccepibili rigori contro e rilanciare male e contrastare peggio favorendo le rimonte o le reti altrui. Tutte cose che hanno portato a raccogliere meno di quanto meritato.

Non si tratta di considerazioni di chi scrive o di qualche tifoso che non si accontenta mai di niente, ma di dati di fatto sottolineati più volte pubblicamente dall’allenatore. Si vuole allora giocare d’azzardo non rinforzando la squadra e correre il rischio che certe magagne si ripetano? Sarebbe un peccato mortale arrivare a un passo dall’Europa League e non accederci per qualche punticiattolo. Sbaragliare la concorrenza è fondamentale e per farlo serve agire anche in sede di calciomercato che ha aperto oggi e terminerà il trentuno del mese. Il tempo abbonda e non c’è bisogno di sprecarlo attendendo un fantomatico affare dell’ultimo minuto, anche se dopo la sosta invernale il campionato riprenderà il diciannove perché c’è la Coppa Italia il tredici con la Fiorentina che ha lo stesso obiettivo dei granata che riprenderanno ad allenarsi tra tre giorni. A Mazzarri già quest’estate furono consegnati nelle ultime ore del mercato due giocatori, Soriano e Zaza, che avrebbero dovuto fare la differenza e tutti sanno com’è andata e tutti sanno anche cosa accadde negli anni precedenti quando nella sessione invernale del mercato si preferì non agire o farlo prendendo giocatori che praticamente non furono mai utilizzati o quasi poiché non funzionali al gioco del mister o meno forti di chi già c’era.