Decreto Sport, Zola e Berruto contro il Governo: danneggia la Serie C e giovani

Decreto Sport, Zola e Berruto contro il Governo: danneggia la Serie C e giovaniTUTTOmercatoWEB.com
Gianfranco Zola
© foto di Daniele Liggi/TuttoCagliari.net
Oggi alle 15:20Notizie
di Elena Rossin
fonte Ansa, Italpress, Tmw
Critiche al Decreto Sport varato: fondi sottratti alla Serie C per finanziare la Serie A Femminile e penalizzazione dei giovani. Ecco cosa cambia.

Dure critiche di Gianfranco Zola e Mauro Berruto al nuovo Decreto Sport approvato dal Consiglio dei Ministri: le risorse destinate ai settori giovanili della Serie C verrebbero trasferite al calcio femminile professionistico, con benefici indiretti per i club di Serie A.

Zola attacca il Decreto Sport: “Un colpo ai settori giovanili”

Gianfranco Zola è su tutte le furie. Cosa insolita visto che l’ex attaccante, oggi vicepresidente della Lega Pro, non è una persona abituata ad alzare i toni. A farlo arrabbiare, come ha dichiarato questa mattina all’Ansa, è l’ultima mossa del Ministro Andrea Abodi. Ieri il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il decreto-legge recante “Disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l’efficacia del documento di identità”. Tra le varie, una mazzata per i club di Serie C.

"Rimango incredulo di fronte al provvedimento approvato ieri in Consiglio dei Ministri, che va totalmente contro il sostegno ai Settori giovanili e all'utilizzo dei talenti italiani selezionabili per la Nazionale". Gianfranco Zola alza la voce ed è di dissenso rispetto al decreto legge sullo sport varato dal governo: l'ex campione, vicepresidente vicario della Lega Pro, in una dichiarazione all'ANSA, protesta contro la nuova normativa. "Tutto ciò a meno di tre mesi dalla terza mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale... - sottolinea Zola - di cui oggi siamo ahinoi spettatori, e dopo i proclami del mondo politico".

Cos’è la Riforma Zola e perché rischia di perdere finanziamenti

Zola, che dopo aver lasciato il campo giocato si è dedicato con ruolo istituzionale proprio alla valorizzazione dei giovani, anche con una riforma che porta il suo nome, sottolinea come "la decisione assunta dal Consiglio dei Ministri, che segue l'inspiegabile abolizione del vincolo sportivo due anni fa, con enorme danno per i nostri vivai, rappresenta l'ulteriore autogol nei confronti dei Settori giovanili - femminili e maschili - della Serie C, cancellando con una scelta né condivisa né comunicata le risorse necessarie per sostenere la Riforma Zola. La quale soltanto un mese fa aveva riscosso l'elogio bipartisan durante l'audizione di Lega Pro alla Settima commissione della Camera dei Deputati".

Le mancate risorse mettono così a rischio il futuro del calcio, evidenzia Zola. "La cosa che mi stupisce è che i 10 milioni di euro, fino a oggi riservati alla Riforma Zola, non siano più destinati allo sviluppo del calcio femminile e maschile di base, bensì ai club di Serie A che hanno un miliardo di diritti tv - fa notare Zola - Questo significa mortificare il nostro sforzo, che ha già prodotto una crescita sensibile di giovani italiani in campo. Chiediamo che governo e Figc possano reperire le risorse per non spegnere l'unico progetto avanzato negli ultimi anni a favore del rilancio tecnico del movimento azzurro. Duole molto che ancora una volta si penalizzi il calcio di base, delle 60 città, dei territori, dell'imprenditoria locale, dei tifosi comuni e delle speranze giovanili per favorire i club più ricchi del Paese. Viva l'azzurro e viva il calcio italiano".

Decreto Sport, come cambiano le risorse della mutualità FIGC

Il provvedimento, infatti, introduce un’importante novità per il calcio femminile professionistico, cioè la Serie A Women. L’1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC viene infatti destinato al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile, cioè una divisione interna alla Federcalcio stessa. È la famosa “mutualità”: si tratta in concreto di poco più di 11 milioni di euro (almeno per la stagione appena conclusa). Il problema è che una parte di quei soldi - che la FIGC utilizza anche, per esempio, per pagare gli arbitri - era destinata alla Serie C, e nello specifico alla Riforma Zola, il nuovo progetto varato per supportare i settori giovanili dei club di terza serie.

Lo spostamento, non comunicato e non condiviso, come ha detto Zola, nasce probabilmente da un tentato “sgambetto” alla FIGC, i cui rapporti con il Governo - sia nel caso del presidente dimissionario Gabriele Gravina, sia nel caso del grande favorito per la successione, Giovanni Malagò - sono più che pessimi. Il problema è che però quei soldi, spostati dal bilancio federale in favore del calcio femminile, sarebbero stati destinati in gran parte allo sviluppo dei settori giovanili e invece, in questo modo, finiranno di fatto nelle tasche dei club di Serie A. Ecco servito il paradosso.

Perché i fondi potrebbero finire indirettamente ai club di Serie A

Come detto, la manovra va a beneficio della Serie A Women: è bene precisare che il campionato non è organizzato dalla Lega Calcio Serie A, che in questa vicenda non c’entra nulla. Vi partecipano, però, 12 società: di queste, solo tre (Ternana, Como e Napoli) non fanno riferimento al club “maschile”. Le altre - Roma, Inter, Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan, Sassuolo, Parma e Genoa - condividono la stessa proprietà. E ciascuna, almeno teoricamente (la divisione femminile può anche decidere di organizzare diversamente la divisione delle risorse assegnate dal governo), potrà beneficiare di poco meno di 1 milione di euro.

Mauro Berruto contro il Governo: “Robin Hood al contrario”

Mauro Berruto, ex ct dell’ItalVolley, oggi deputato e responsabile nazionale Sport del Partito Democratico ha commentato il nuovo decreto sport approvato dal Consiglio dei Ministri, criticando la decisione di destinare l’1% di mutualità al calcio femminile: "Le parole di Gianfranco Zola mettono in luce un problema reale e molto serio - riporta Italpress -. Il governo presenta il decreto sport come un intervento a sostegno del movimento calcistico, ma la realtà è diversa: non vengono stanziate nuove risorse e ci si limita a spostare fondi già esistenti.

Il Ministro Andrea Abodi diventa un Robin Hood al contrario - prosegue Berruto -: toglie risorse al calcio dei territori, ai vivai, ai settori giovanili, alle categorie che dispongono di minori mezzi economici e alle ragazze che praticano sport nelle realtà di base per destinarle ai club di Serie A femminili che possono già contare su entrate enormemente superiori, a partire dai diritti televisivi.

Le conseguenze per il calcio italiano e per la crescita dei giovani talenti

“Se davvero si vuole sostenere il calcio femminile professionistico- per Berruto -, la strada è una sola: mettere risorse aggiuntive. Invece si è scelta un'operazione contabile che non rafforza il sistema, ma trasferisce semplicemente fondi da una parte all'altra, lasciando scoperti proprio quei settori che svolgono una funzione decisiva nella formazione delle giovani atlete e dei giovani atleti. Il calcio italiano avrebbe bisogno di una riflessione profonda, anzi di una vera e propria rivoluzione, dopo anni di difficoltà culminati nell'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali. Servirebbero coraggio, visione e investimenti strutturali sul sistema sportivo. Invece il governo continua a galleggiare senza affrontare i nodi di fondo che ne stanno frenando la crescita”.