Stefano Fiore: "Azzurri, pochissime analogie con il 2000. Contro la Spagna bisognerà difendere e ripartire"

22.06.2016 21:01 di Claudio Colla   vedi letture
Stefano Fiore: "Azzurri, pochissime analogie con il 2000. Contro la Spagna bisognerà difendere e ripartire"
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© foto di Federico Gaetano

Intervistato da TMW Radio, Stefano Fiore, ex-trequartista della Nazionale passato anche brevemente tra le file del Torino (prima metà del 2006/07), ha commentato il momento azzurro: "C'è da essere contenti per il passaggio del turno ,e per come è stato conseguito. Soprattutto nella prima partita, preparata benissimo da mister Conte, mentre nella seconda c'è stato un passettino indietro dal punto di vista della prestazione, pur non avendo rischiato nulla.

È una nazionale che assomiglia molto al suo tecnico: compatta, grintosa e attenta. Conte prepara le gare nel minimo dettaglio e questi possono risultare decisivi. Analogie con quella del 2000? A parte il modulo direi che ce ne sono poche. Non me ne vogliano i giocatori attuali, ma allora la squadra era formidabile ed eccezionale in tutti i reparti. Le analogie possono esserci per le squadre incontrate, e per qualche polemica antecedente all'inizio del torneo, quando si diceva che saremmo tornati a casa presto, come spesso succede. Nel 2004, con meno pressioni, uscimmo al primo turno per quel 2-2 fra Svezia e Danimarca che ci lasciò l'amaro in bocca. Le premesse allora erano di arrivare molto in avanti, ma probabilmente per il nostro modo di fare calcio dobbiamo partire dalle retrovie per poi stupire tutti.

Sinceramente non vedo un nuovo Fiore in questa Nazionale: l'unico che può avvicinarsi a me è Candreva, che però gioca più da esterno, mentre io ero una mezzala. Tecnicamente manca un giocatore alla Fiore, anche perché Conte ha fatto delle scelte precise in mezzo al campo, cercando giocatori con determinate caratteristiche, di corsa e inserimento, ma non eccelsi dal punto di vista tecnico.

La Spagna? Hanno un'identità molto precisa di gioco sia a livello di nazionale sia a livello di club. Io arrivai al Valencia in un momento particolare, incappai in una delle stagioni peggiore di mister Ranieri in carriera, e nonostante le mie caratteristiche si adattassero al calcio spagnolo non riuscii a emergere. Il mister volle imporre quattro italiani in una squadra. Loro hanno un grande possesso palla, che permette di giocare a ritmi altissimi e gestire come meglio vogliono le gare. Ora hanno trovato anche dei finalizzatori, che erano sempre mancati, e penso che siano la squadra più forte degli ultimi 15 anni. Mi auguro di portarli ai supplementari e magari ai rigori. Vedo una gara molto tirata, con loro a fare possesso e noi a difendere e ripartire. Speriamo che poi Buffon faccia il suo".