Ventura: “La festa è per i tifosi, dai giocatori voglio concentrazione”

06.08.2014 22:37 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Ventura: “La festa è per i tifosi, dai giocatori voglio concentrazione”
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Il mister granata in una lunghissima conferenza stampa ha presentato la partita di domani valevole per il passaggio del terzo turno preliminare di Europa League. Il Torino forte del tre a zero dell’andata però non deve sottovalutare gli svedesi del Brommapojkarna perché deve continuare il percorso di crescita iniziato tre anni fa. Cerci non è stato convocato, Ruben Perez giocherà al posto dello squalificato Vives, Darmian quasi certamente sarà titolare così come Benassi è candidato a sostituire l’infortunato El Kaddouri, mentre Quagliarella potrebbe subentrare nella ripresa a Larrondo o Barreto che probabilmente formeranno la coppia d’attacco iniziale. Ventura ha parlato anche dei nuovi arrivati e di Cerci e ha spiegato le motivazioni  perché domani in campo ci saranno alcuni giocatori e non altri.

 

Domani sera lo stadio sarà quasi esaurito anche se siamo ad agosto, la partita rappresenta qualche cosa di speciale?

“Direi di sì, perché rappresenta un grande obiettivo raggiunto. Il giorno che siamo partiti (tre stagioni fa, ndr) nella gara con il Lumezzane in Coppa Italia, lasciamo perdere quando per la prima volta ci presentammo alla Sisport (contestazione per i risultati della stagione precedente, ndr), c’erano tredicimila persone allo stadio e quello fu il primo grande segnale di una tifoseria che, nonostante il momento e la depressione generalizzata, aveva mandato un messaggio come dire: “Noi vorremmo esserci, dateci qualche cosa”. Lì è iniziato un tipo di rapporto e di lavoro che ha portato a centrare l’obiettivo che è evidente non è la partita di domani o i ventiduemila spettatori che ci saranno (alla chiusura questa sera delle biglietterie erano stati venduti 22.016 tagliandi, ndr), ma io lo vedo come un modo per dire che: “Siamo tornati”. I tifosi avevano bisogno di risultati, di serietà, di professionalità, di orgoglio e di granata e credo che noi in questi tre anni abbiamo dato loro tutte queste cose. Alle volte i risultati sono positivi altre negativi, ma la professionalità, la serietà e la determinazione nel fare le cose, nel ricercare quella che io chiamo la crescita di tutti ha fatto sì che domani ci sarà lo stadio pieno, almeno lo credo. Questo è il primo vero grande obiettivo centrato. Nello sport a volte si vince e altre no, ma questo raggiunto è un obiettivo che va al di là dello sport. Questa è una città, è una storia, è una tifoseria che ha vissuto e scritto pagine di una Storia che sta ritornando. Domani sera ci sarà la degna prosecuzione dei seimila che erano a Firenze per l’ultima partita dello scorso campionato. Ventiduemila persone in una sera d’agosto in città sono uno scenario importante e io li ringrazio tutti a nome mio e della squadra, soprattutto dei giocatori che c’erano lo scorso anno perché quelli nuovi devono ancora presentarsi. Ringrazio i tifosi perché pur tra mille difficoltà non ci hanno mai abbandonato e ci hanno sempre detto di cercare di esserci poiché loro ci sono, siamo qui insieme e direi che questa è la cosa più gratificante”.

 

Qualche giocatore non sarà convocato per la partita di domani?

“Non saranno convocati quelli che non sono in grado di giocare come Maksimovic ed El Kaddouri reduci da infortuni (ovviamente come Basha e Farnerud, ndr) mentre Cerci è in ritardo di preparazione, gli altri che stanno bene e sono convocabili sono tutti a disposizione per la gara di domani”.

 

In una grande festa come sarà quella di domani sera ha già deciso se utilizzerà Quagliarella?

“Non sono d’accordo nel vedere la partita di domani come una grande festa, sarà una festa se noi la renderemo possibile perché abbiamo impiegato tre anni per far sì che non si viva alla giornata, quindi io continuo a non voler vivere alla giornata e domani è semplicemente una partita che significa la qualificazione al turno preliminare successivo e vuol dire dare la possibilità ai giocatori di fare un passo avanti sul piano della lettura delle partite, sarà una gara che ci dirà chi ha voglia di diventare e chi no. La festa è l’ultimo dei nostri problemi, deve essere una conseguenza di quello che noi faremo. Nel momento che si dice che approcciamo la partita come una grande festa si commette il più grande errore che si possa fare. Non certamente io approccerò così la partita, ma se i miei calciatori dovessero farlo (indurisce il tono della voce, ndr) vuol dire che non sono miei giocatori e non fanno parte del mio gruppo. Il mio gruppo va a fare la partita perché vuole fare la partita e vuole crescere e dimostrare che vuole diventare ogni giorno migliore. Siamo ad agosto e se si parla già di festa non condivido.
Per quel che riguarda Quagliarella, è reduce da un lungo periodo d’inattività e da un discreto periodo di lavoro nel senso che si è allenato con grandissima intensità ed è chiaramente carico di lavoro. E’ fra i convocati, deve tornare a respirare l’aria dello spogliatoio granata che è diversa da quella degli altri, quindi spero che sia della partita almeno per una parte, ma quanto non lo so, dipenderà da quanta condizione ha. Domani sarà una tappa d’avvicinamento a una condizione non solo fisica, ma anche mentale per tutti quelli che hanno fatto il ritiro dal primo giorno e a maggior ragione, quindi, da Quagliarella non ci possiamo aspettare cose fantascientifiche, ma semplicemente un andare verso a quello che è il nostro modo di essere e d’interpretare la partita e il calcio”.

 

Pensa che tutti voi abbiate le gambe per reggere il cammino in Europa League o sarà solo una fiammata?

“Non ne ho la più pallida idea, sarà il campo a dirlo. Siamo, per non usare una frase fatta, chi vogliamo essere, che cosa vogliamo diventare. Se pensassi che non siamo in grado di essere competitivi, non parlo di domani ma in generale, sarei estremamente preoccupato, invece, non lo sono affatto, perché in questi trentacinque giorni di ritiro, senza un giorno d’interruzione, i giocatori non hanno mai mollato e hanno stretto i denti poiché volevano esserci non solo nella gara di domani, ma nel Torino. Questi sono segnali assolutamente incoraggianti, ma è chiaro che c’è tantissimo lavoro da fare e c’è un margine di crescita, soprattutto degli ultimi arrivati, enorme. All’inizio del campionato c’è ancora quasi un mese, la strada è lunga e dobbiamo lavorare tanto, però i presupposti, in generale e non riferiti alla scorsa partita, sono positivi. Intravedo la stessa voglia e disponibilità che c’era lo scorso anno, che è stata quella che ci ha permesso di arrivare dove siamo arrivati”.

 

A quale punto è la condizione di Darmian? Domani pensa di schierarlo dall’inizio?

“La differenza fra Darmian e Quagliarella è che Matteo ha giocato sempre tutto il campionato scorso e ha smesso venti giorni fa perché era al Mondiale, mentre Fabio arriva da un periodo d’inattività molto più lungo che significa tante cose. E’ evidente che avendo entrambi effettuato lo steso tipo di preparazione Darmian è leggermente più avanti nella condizione, su questo non ci sono dubbi”.

 

Considera questa partita una qualificazione ancora da guadagnare?

“Non ho detto questo, neanche all’andata ho mai parlato di qualificazione. Non ha senso qualificarci se non facciamo passi avanti, all’andata avevo detto che il problema non era vincere a Stoccolma, ma che tipo di gara avremmo disputato, con quale personalità saremmo scesi in campo e oggi ripeto le stesse cose innalzando di un gradino. Domani non ha importanza il risultato perché se finirà zero a zero passeremo il turno, se lo faremo senza creare neppure una palla gol è evidente che avremo fatto dieci passi indietro, ma se perdessimo uno a zero creando venticinque palle gol avremo comunque fatto dieci passi avanti. Non è una questione di qualificazione, ma di crescita”.

 

Partite da una vittoria per tre a zero, ci sarà turnover? Ci può dare qualche indicazione sulla formazione?

“Spero di non deludere le aspettative di chi vuole il turnover (sorride, ndr). Vorrei dire a Glik che è il capitano che vorrei fare un po’ di turnover, ma magari Kamil che ha fatto sacrifici enormi in questi tre anni nella prima partita in casa dei preliminari d’Europa League con lo stadio pieno ci tiene ad esserci. Il problema è: quanto ci tiene Glik o quanto grande è l’aspettativa per il turnover? Non lo so, c’è da valutare e poi prendere una decisione. Al di là di questo che può sembrare una battuta, il vero problema è (indica Benassi che è seduto al suo fianco, ndr) qui c’è un giocatore che ha grandi potenzialità e allo stesso tempo grandi margini di crescita, che avviene lavorando giorno dopo giorno in campo e crescendo, possibilmente, settimana dopo settimana e facendo esperienza in campo partita dopo partita, quindi sotto questo aspetto ci vuole un bilancino per scegliere chi far giocare”.

 

La squalifica di Vives porta a pensare che in campo ci sarà Ruben Perez, corretto? Lo spagnolo è pronto? Si è inserito?

“Sì, giocherà Perez. E’ un ragazzo che non conosceva e non conosce ancora il campionato italiano. Domani non giocheremo contro italiani, ma ha disputato delle amichevoli e ha bisogno, secondo me, prima di tutto tranquillità e serenità perché è un ragazzo estremamente sensibile. Poi ha bisogno di capire i tempi e le interpretazioni del calcio italiano. Ci sono certi tipi di calcio dove si corre di più e in altri di meno, in Italia magari si corre un po’ meno, però si leggono di più le situazioni in campo e quando si effettua un passaggio gli avversari e i compagni sanno già dove andare. Perez deve capire che il campionato italiano è diverso da quello spagnolo e bisogna dargli tempo. Il tempo dirà, è inutile adesso fare previsioni. Mi ricordo quando tutti volevano Bakic in campo e oggi non si sente più parlare di questo giocatore, in molti pensavano che Maksimovic sarebbe stato come Bakic e invece non è così (sorride, ndr). Il tempo e il campo dirà chi è Ruben Perez così come lo dirà per tutti gli altri, ne abbiamo tanti di nuovi e qualcuno è ancora appeso agli alberi (si riferisce a Sanchez Miño e a Bruno Peres, che attendono da molto tempo di essere tesserati, ndr) ma scenderanno anche loro e ci daranno una mano. Sono stati fatti investimenti importanti che sotto l’aspetto tecnico si sono rivelati forse anche centrati e sotto l’aspetto morale, visto che sono tutti in giovanissima età, da un lato bisogna concedere loro tempo e dall’altro però dobbiamo avere fiducia nelle aspettative”.

 

Parlando di aspettative, Martinez è un giocatore di prospettiva. A quale punto è rispetto alle conoscenze da acquisire?

“E’ nelle stesse condizioni di tutti gli altri ultimi arrivati. Martinez è stato preso perché ha determinate caratteristiche, è un ragazzo che ha una voglia incredibile d’imparare e di capire, ha incontrato un po’ di difficoltà all’inizio e adesso, secondo me, sta migliorando giorno dopo giorno. Se prima pensavo che ci volesse ancora un mese non dico per avere il miglior Martinez, ma un buon Martinez ora credo che ci vorrà molto meno tempo perché man mano che prende confidenza, conoscenza e serenità si avvicina alla giusta condizione. Il problema è la serenità di saper fare le cose che si sanno senza avere l’ansia di doverle fare a tutti i costi, poiché a Torino l’ansia fa invecchiare precocemente. Se dobbiamo essere consapevoli di quello che vogliamo può occorrere un po’ più di tempo e bisogna darselo questo tempo, l’importante alla fine è diventare quello che volevamo. Vediamo se domani disputerà una parte di gara, in campionato in panchina si va in ventitré, mentre in Europa in diciotto e di conseguenza non si può portare tutti e avendo solo tre cambi al massimo giocano in quattordici. Ho letto un articolo nel quale si diceva che sarebbe stato bello far disputare uno spezzone a questo e a quello, alla fine ho contato diciannove giocatori, la vedo dura poterli far giocare tutti.
Domani sarà la prima partita ufficiale a Torino e sarà un po’ particolare e, come ho detto prima, i ventiduemila di domani sono figli del primo giorno di tre anni fa alla Sisport, dove c’erano Glik, Darmian, Vives, loro hanno iniziato a costruire per far sì che in una sera d’agosto ci fossero ventiduemila persone allo stadio, quindi a tutti questi giocatori glielo devo  e se siamo qui è grazie a loro che hanno costruito questa possibilità giorno dopo giorno, sacrificio dopo sacrificio. Fossimo al secondo turno sarebbe completamente diverso, ma domani la partita è tale per cui non mi sento di dire a Glik ruotiamo, perché lui è cresciuto e nel farlo ci ha messo tanto lavoro, sacrifici e ha sopportato l’insopportabile, lo so io quanto e anche qualcuno di voi. Oggi Glik è il capitano di una squadra che si presenta davanti a ventiduemila persone il sette di agosto e deve essere orgoglioso di quello che ha fatto, non parlo di lui come di un singolo giocatore, ma riferendomi a lui per quello che rappresenta. Abbiamo finito la prima parte del percorso, era il nostro obiettivo e oggi c’è l’ufficializzazione che l’obiettivo è stato centrato. Non ci possiamo però beare di questo obiettivo raggiunto perché è finito il primo percorso, dobbiamo pensare a domani, al futuro, a una crescita continua per diventare sempre di più. Ecco perché domani non può essere una giornata di festa, la festa è per il tifoso, per noi deve essere una giornata di crescita”.

 

La crescita futura è quindi l’inizio di un nuovo percorso?

“Sì, è l’inizio di … Vale per tutti, la crescita avviene attraverso una partecipazione, il diritto divino non esiste, ma esiste anche il diritto di chi è stato importante. Questo è quello che è sempre regnato nello spogliatoio sin dal primo giorno, chi meglio di voi sa quanto abbiamo dovuto lottare per far sì che tutto ciò venisse accettato nello spogliatoio e adesso almeno fra di noi è ufficiale”.                  

 

Per il Torino qual è l’obiettivo ragionevole in Europa League? Fare un po’ di strada, esperienza, aumentare le conoscenze, divertirsi?

“Ci sono traguardi per diverse persone. Il presidente vorrebbe arrivare in finale (ride, ndr). Il mio è un riassunto di quello che ha detto, soprattutto divertirci e se ci riusciamo qualche volta far divertire, magari trasmettere emozioni e vivere noi qualche emozione in più di quelle alle quali siamo abituati. Tutto questo avviene crescendo, ma tutti questi discorsi hanno senso se il ventotto sera accediamo alla fase a gironi. A quel punto se potremo disputare i gironi abbiamo una rosa non vastissima, ma abbastanza consistente per poterci ritagliare uno spazio. Quanto spazio lo dirà la crescita dei giocatori e il campo”.

 

Per lei che a sessantasei anni compiuti ha debuttato in Europa vive qualche emozione particolare o come aveva detto le lascia ai giocatori?

“No, la soddisfazione è di avere allo stadio ventiduemila persone per una partita che viene considerata abbastanza scontata o semplice. La soddisfazione è vedere la Sisport stracolma di persone per assistere a una partitella d’allenamento. La soddisfazione è incontrare persone che non hanno più la testa abbassata e alle quali è difficile strappare un sorriso, ma che hanno un viso radioso. Per me questa è la vera gratifica. Quando leggerete il libro che scriverò con un giornalista amico, scoprirete che queste sono quisquiglie in confronto a quello che avrei potuto oppure che ho passato. Lo dico con grande umiltà, ho il piacere, il desiderio perché vedo entusiasmo nei giocatori che hanno voglia di dare e sarei felice per loro se riuscissero ad esprimersi, non parlo di domani sera, ma in generale perché ci sono i presupposti per essere una squadra diversa e quando lo saremo si parlerà della nostra diversità, stiamo lavorando in questo senso”.

 

Quale atteggiamento mentale ha riscontrato in Cerci da quando è tornato dalle vacanze?

“Mah, Cerci sta lavorando e ha avuto anche qualche intoppo fisico, nulla di allarmante intendiamoci, infatti, adesso sta proseguendo la preparazione bene e sta cercando di rimettersi alla pari con i compagni perché vuole fare una grande stagione … con chi non lo so, però sta lavorando per essere il giocatore che è capace di fare la differenza e che è assolutamente sopra la media. Direi che sta lavorando anche con impegno maggiore rispetto al passato, questa è stata una piacevole sorpresa”.

 

E’ toccato poi a Benassi rispondere alle domande dei giornalisti e Ventura ridendo gli ha detto: “Rispondi bene se no domani non giochi”.