Torino, LIVE Abate: "Ci sono dei buchi nella rosa, ma troveremo soluzioni. Non penso se mi brucerò"

Torino, LIVE Abate: "Ci sono dei buchi nella rosa, ma troveremo soluzioni. Non penso se mi brucerò"
Petrachi e Abate
© foto di Elena Rossin
venerdì 10 luglio 2026, 12:20Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Dall'inviata alla conferenza stampa Elena Rossin
Il direttore sportivo Petrachi, delegato dal presidente Cairo, presenta il nuovo allenatore Ignazio Abate, che era già stato un giocatore granata nel 2008-‘09

Fra poco il nuovo allenatore del Torino Ignazio Abate sarà presentato ufficialmente alla stampa. Allo stadio Grande Torino Olimpico, per l’evento doveva essere presente anche il presidente Urbano Cairo, ma ha delegato il direttore sportivo Gianluca Petrachi.

Prende la parola il direttore sportivo Gianluca Petrachi: "Buongiorno a tutti, ben ritrovati. E’ un pochino che non ci si vedeva, quindi sono anche felice di iniziare a comunicare con voi perché a parte qualche messaggino che arriva, c’è la frenesia del mercato che incombe. Detto ciò, volevo dire che il Presidente ha delegato me per la presentazione del mister Ignazio Abate. Comincio ringraziando Roberto D’Aversa. E’ doveroso ringraziarlo perché ha fatto un lavoro incredibile, è riuscito a dare coerenza importante allo spogliatoio, ha portato risultati e, tutto sommato, avrebbe meritato di stare ancora sulla panchina del Torino. Però io sono un direttore sportivo che si è sempre assunto le proprie responsabilità e Ho creduto in un progetto nuovo. Credo in un progetto nuovo insieme al Presidente. Naturalmente di questa mia voglia, di questo mio desiderio di cambiamento ne ho parlato con Abate e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto fare un calcio diverso, un po’ più come piace a me: cercando di lavorare sui giovani, cercando di portare un po’ di freschezza. Abate è un allenatore che ha dimostrato di avere idee importante e forse anche di nuova generazione se pensiamo a un calcio moderno. Ignazio ha trasferito innanzitutto energia, ma anche idee che condividiamo, che condivido in pieno e quindi il passaggio è stato obbligato nel cercare di andare in una direzione.
Il suo percorso lo conoscete: è partito dai giovani e, secondo me, questo è importantissimo. Tutti dicono che bisogna saper lavorare con i giovani, ma saperlo fare bisogna aver avuto delle esperienze in materia e lui le ha avute. È partito dal basso e, come si suol dire, ha fatto la gavetta. Viene da esperienze in cui ha dimostrato, anche nelle grandissime difficoltà, di esserne sempre uscito alla grande. Non ha mai allenato in Serie A, ma tutti lo sanno. Però sono altresì convinto che Ignazio possa ritagliarsi uno spazio importante di qui a fine carriera in un campionato come quello di Serie A dove potrà dimostrare le proprie attitudini, le proprie qualità è, soprattutto, la determinazione e l’umiltà che lo contraddistinguono. Sono contento di ciò e di averlo scelto, lo ribadisco: in piena sintonia e sinergia con il Presidente. E adesso mi aspetto che da questo momento in poi, visto che ci siamo ritrovati con tutti i ragazzi, si possa iniziare questo nuovo percorso, questa voglia di cambiamento che è insita in me da quando ho messo piede a gennaio nelle mille difficoltà che ci hanno contraddistinto.
Passo quindi la parola a Ignazio e poi se successivamente avrete delle domande sono qui per rispondere. Grazie”.

La parola passa all'allenatore Ignazio Abate: "Grazie direttore. Grazie a tutti voi per essere qui così numerosi. Inizio ringraziando la Juve Stabia per l’anno trascorso insieme. Un anno bello, intenso senza il quale forse non sarei stato qui. Da parte mia è doveroso ringraziare il presidente Cairo e il direttore Petrachi per la grandissima occasione che mi hanno concesso.
Sono a disposizione per qualsiasi domanda e curiosità”.  

Iniziano le domande.

Diciassette anni fa era un calciatore in rampa di lancio, quali emozioni e sensazioni ha provato a  tornare al Torino da allenatore? Cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale a 17 anni fa?
"Già In giovanissima età avevo avuto la fortuna di toccare con mano questo ambiente è indossare questa maglia percependo proprio i valori e respirando la storia di questa società. Tornarci dopo tanti anni ho notato che è cambiato molto dal punto di vista organizzativo, forse allora erano i primi anni del Presidente e invece adesso ho trovato una grandissima organizzazione, una società e un centro sportivo molto bello dove sarà veramente un piacere e un onore stare dentro dalla mattina alla sera. Torino è una piazza enorme, avverti il peso della maglia e per me è veramente un onore essere qui in altre vesti ed è anche una grande responsabilità che cercherò di rispettare nel quotidiano, giorno dopo giorno”.

Lunedì inizierà il ritiro, se dovesse definire che idea di Toro ha in testa quale sarebbe? Confrontandosi anche con Cairo e Petrachi che Torino costruirete?
"Innanzitntto un Torino riconoscibile, questa è la base. Vogliamo creare una grande identità. Ho idee sul gioco e vorrei creare un calcio propositivo, dove si cerca di dominare il gioco, di tenere la palla: n calcio aggressivo.
Per quanto riguarda il mercato sono domande per il direttore. Sappiamo benissimo quali sono i tempi e quindi non bisogna avere fretta, ma andare dritti su profili funzionali a quello che vorremmo fare. Non sono un talebano dei moduli, ma voglio una squadra coraggiosa, su questo non transigo assolutamente".

Il 3-4-2-1 potrebbe essere la base di partenza? Vlasic, Simeone e Zapata saranno i punti fermi?
“È molto riduttivo parlare di numeri. Ormai quando si parla di numeri credo che se ne parli per la fase difensiva perché si può difendere in modo alto o con il blocco basso. Puoi impostare con la struttura a tre oppure a due, molto spesso diventa strategica. Indubbiamente ciò che è importante è il percorso e bisogna partire da certezze, da basi. Cercheremo di impostare la squadra partendo da un’impostazione a tre e di lì dovremo essere bravi a trovare evoluzioni e soluzioni perché ormai le squadre statiche risultano molto prevedibili.
Per quel che riguarda i giocatori, ne hai citati di importanti e da loro, dai grandi che hanno vissuto questa piazza mi aspetto molto, soprattutto dal punto di vista umano più ancora che dall’aspetto tecnico-tattico, il loro valore non lo scopro di certo io”.

Qual è stato il suo primo impatto appena giunto a Torino? C’è un suo angolo della Città al quale era particolarmente legato 17 anni fa? C'è una squadra al Mondiale che sta seguendo particolarmente e che potrebbe essere un punto di riferimento per il suo Torino?
“Quando 20-25 giorni fa sono arrivato mi sono recato direttamente al Filadelfia e un po’ mi sono sentito a casa perché stare in mezzo a quei palazzi si respira un’anima popolare e siccome io vivo di emozioni, di empatia, di passioni mi immagino quanto sarebbe bello dare soddisfazioni alla propria gente. Credo che il centro sportivo ci debba rappresentare un po’ da questo punto di vista.
Per quanto riguarda un angolo di Torino, non sono uno che fa una vita troppo mondana. Ricordo che quando giocavo qui pranzavo tutti i giorni con i magazzinieri al campo. Mi piace vivere il centro sportivo, mi piace stare a contatto con la gente: con quella squadra invisibile che circonda la squadra perché quelle sono persone che alla lunga portano punti perché ci vuole energia e positività nelle cose. Ed è questo che fin dall’inizio quest’anno dobbiamo ricercare.
Al Mondiale ci sono troppe squadre forti, non vorrei mettere in difficoltà il direttore (ride, ndr) al quale magari do qualche spunto di riferimento. Balza all'occhio il coraggio delle squadre che cercano di giocare e di essere propositive: è ciò che mi auguro di trasferire alla mia squadra. Una squadra che in qualche modo sia artefice del proprio destino. Voglio una squadra che guardi fissa negli occhi degli avversari, che abbia coraggio, che non molli un centimetro. Spero che i tifosi si riconoscano nel gruppo dei miei ragazzi".

Zapata sarà ancora il capitano ed eventualmente perché la conferma di questa scelta?
"Credo di sì, non vengo qui a stravolgere le gerarchie. E' un giocatore importante, ha  rinnovato qualche giorno fa e mi aspetto tanto da lui, soprattutto come punto di riferimento all’interno dello spogliatoio. Anche nel rettangolo verde è un giocatore che ha caratteristiche particolari che possono risultare fondamentali".

Quale può essere l'evoluzione di Cacciamani che lei ha già allenato l’anno scorso?
“E’ un ragazzo giovane che ha delle ottime qualità. Credo che i giovani non debbano essere caricati di responsabilità. Devono crescere, bisogna dargli fiducia ed entrare loro dentro, però poi anche loro devono capire cosa serve per giocare a calcio e per interpretare questa professione. Lui è un ragazzo serio che sicuramente Ha grandi margini di miglioramento. L’ho utilizzato da quinto di squilibrio, Era un esterno che si è sacrificato molto a fare il quinto. È un’opzione, è una possibilità e vediamo dove lo porterai la sua evoluzione dal punto di vista tattico e la sua evoluzione anche cognitiva del gioco. Io non mi precludo niente. È un ragazzo che sicuramente ha nel motore le sue armi migliori: ha un cambio passo notevole”.

Cosa l’ha convinta ad accettare il Torino? E’ consapevole della situazione ambientale che c’è qui, vuole dire qualche cosa ai tifosi?
“Sinceramente è stato semplicissimo accettare il Torino, sono molto onesto. Qui c’è una piazza enorme, c’è una maglia che pesa. Questa piazza vive il calcio con una grandissima passione. Io ho bisogno di sentire l’ambiente, di dare un’identità alla squadra e che i tifosi si rappresentino in questo gruppo squadra. Un po’ mi riconoscono i valori storici del Torino: il lavoro, la passione e il senso di appartenenza. Sono molto sincero, dalle vostre domande so benissimo che siete i primi tifosi e lavorerò lavoreremo per regalarvi delle soddisfazioni, me lo auguro con tutto il cuore, però si nota sempre il vedere il bicchiere mezzo vuoto. Ma da fuori il Torino è tanta roba. In ogni ambiente ci sono delle problematiche e c’è quel rumore di sottofondo, ma da fuori il Torino è tanto. Noi abbiamo bisogno di ricreare quell’energia, quella positività, quel legame forte con la nostra gente. Sono convinto che piano piano nelle difficoltà ci riusciremo.
Non sono un ragazzo da slogan, non sono uno al quale piaccia vendere fumo per cui ai tifosi dico che l’impegno che posso prendermi, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte, è di far vedere una squadra che giochi veramente con grande passione e grande orgoglio. I ragazzi dal primo giorno capiranno, e glielo farò capire, cosa significa indossare questa maglia perché è una maglia importante che pesa e dobbiamo indossarla sempre col sorriso e con grande rispetto”.

Alla prima partita di campionato affronterà il Milan, che è stata una parte importante del suo passato. Che sensazioni prova?
“Il Milan è stato la mia vita, nel senso che sono cresciuto da ragazzino e mi ha dato la possibilità di giocare ad alti livelli. Ho iniziato ad allenare al Milan. Quando ero a casa sul divano che guardavo la cerimonia dei calendari e ho visto che la prima giornata era Torino-Milan dentro di me speravo di diventare il nuovo allenatore del Torino. È un segno del destino, non vedo l’ora che arrivi la prima giornata per rivivere determinate emozioni e sensazioni, sarà un piacere affrontare la prima giornata”.

Per quali obiettivi può o deve competere il Torino, al netto del mercato in evoluzione e di sapere quale organico avrà a disposizione?
"Non ho obiettivi di classifica in questo momento. L'obiettivo primario che ci siamo posti è creare un gruppo forte con un’anima forte. Noi dobbiamo creare fondamenta forti. Senza un gruppo dai valori morali alti non si va da nessuna parte. Questo è il mio credo. Bisogna prendere gente che veda il Torino come una tappa importantissima della carriera, come se fosse il Real Madrid. Noi abbiamo bisogno di questo, poi dove ci porterà e arriveremo, lo vedremo strada facendo se saremo bravi a migliorare dal punto di vista tecnico-tattico, se continueremo a migliorarci nella mentalità, ma i valori morali devono essere alti. Questo è il mio primo obiettivo in assoluto e in questi 40 giorni dobbiamo porci questo obiettivo che è fondamentale".

Quali sono le priorità sul mercato?
"Siamo consapevoli che ci siano priorità, ma conosciamo le dinamiche del mercato: sarebbe sbagliato prendere tanto per prendere, serve gente funzionale. Sappiamo che abbiamo dei buchi, vorrei lavorare con la squadra al 70 o 80% ma non si può. Lo vorrebbe anche il direttore, ma non è possibile. Ho massima fiducia in Petrachi, allestirà una squadra per il motivo per cui mi ha scelto: creare una squadra propositiva" 

Ha parlato di valori, di creare un gruppo, quindi uno zoccolo duro. Ma in questo momento nell’organico ha buchi a iniziare dall’asse centrale e l’unico reparto messo abbastanza bene e l’attacco. In base alla sua idea di gioco quali sono le priorità per riuscire a lavorare bene in ritiro e preparare al meglio la stagione?
"(Sorride, ndr). Sono onesto, hai detto tutto tu. Siamo consapevoli che in questo momento abbiamo delle priorità, ce lo siamo detto. Ma è anche vero che le dinamiche del mercato le conosciamo E prendere tanto per prendere sarebbe sbagliato in questo momento perché se abbiamo un’idea di calcio e vogliamo cercare di proporre gioco dobbiamo cercare di prendere gente funzionale. Sulla gente funzionale dipende anche cosa ti offre il mercato in questo momento. Sappiamo che abbiamo dei buchi e io sono il primo che vorrebbe lavorare con la squadra al 70-80%, ma non è possibile. Quindi in questo momento Non ci penso perché non è una cosa che posso controllare io e mi porterebbe via energia. Io vorrei lavorare con la squadra all’80%, ma anche il direttore vorrebbe costruire la squadra in una settimana, ma non è possibile. C’è tanto lavoro da fare per individuare i profili giusti. Il direttore me ne ha fatti osservare tanti, poi però non è facile raggiungere l’obiettivo. Ci sono tante problematiche, ma io sono convinto, e ho massima fiducia nel direttore, che allestirà una squadra in base alle nostre idee e al motivo per cui mi ha scelto cercando di creare una squadra propositiva e che cerchi di affrontare l’avversario a viso aperto”.

In base a questo come imposterà il lavoro a Pinzolo? Ad esempio sulla fascia destra, Pedersen è ancora ai Mondiali, è andato via Lazaro e a parte qualche ragazzo tornato dai prestiti, che i campi della Serie A li ha calcati molto poco, non c’è nessuno quindi di conseguenza potrà fare un lavoro parziale. Quindi cosa farà?
“ Lavorerò sui principi di squadra fin dal primo giorno perché all’interno della rosa abbiamo tanti elementi che saranno protagonisti quest’anno. Quindi lavoreremo sulla nostra idea di calcio, poi indubbiamente ci sono dei buchi, come hai detto tu, per cui ci adatteremo senza piangerci addosso: gli alibi non sono nel mio essere. C’è da trovare soluzioni sperando che riusciremo a chiudere qualche colpo il prima possibile”.

Casadei l’anno scorso ha dimostrato confidenza col go, ma forse gli manca la giusta collocazione in campo. Lei come lo vede? Cosa si aspetta da lui?
“Mi aspetto tanto, come da tutti. Casadei ha caratteristiche importanti nell’attaccare l’area. E’ un giocatore che è forte negli inserimenti, di testa. Poi deve migliorare nella lettura del gioco e nel legare il gioco dal punto di vista tecnico. Ma è un giocatore di livello, vedremo come riusciremo a incastrare le varie caratteristiche perché alla fine bisogna trovare un equilibrio di squadra tra l’aspetto offensivo e difensivo. È un giocatore sicuramente valido su cui puntiamo”.

Al Torino arrivò come giocatore offensivo, ma iniziò la sua metamorfosi che la portò ad essere un terzino d’attacco. Questa può essere l’evoluzione per Cacciamani che qui ha giocato a destra, ma che lei alla Juve Stabia ha utilizzato a sinistra?
“Cacciamani lo preferisco a sinistra perché quanto punta ha sempre questa finta del doppio passo che gli esce sempre in modo naturale andando a sinistra è molto bravo nel crossare col sinistro e poi può venire dentro al campo col suo piede naturale. Ha margine per variare le sue giocate. Questo è un aspetto che dovrà migliorare molto. E’ un po’ mi rivedo in lui, nel senso che può, abbassando il suo raggio d’azione, può mettere in pratica le sue qualità nel modo migliore rispetto a partire da fermo negli ultimi 16-20 metri”.

Vlasic l’anno scorso cambiava il livello del Torino, cosa si aspetta da lui che sembra aver sposato il progetto Toro?
“Assolutamente sì. Vlasic l’ho sentito e mi ha caricato, cosa difficile da fare. E' un giocatore importante, dovremo essere bravi nel trovarlo nelle zone di campo dove può determinare. E' bravo a legare il gioco, a rifinire, si sacrifica molto: è un punto di riferimento infatti è uno dei capitani di questo gruppo”.

Qual è la sua posizione sull'apertura del Filadelfia, che spesso è stato chiuso ai tifosi? Pensa di poter aprire gli allenamenti al pubblico settimanalmente?
"Senza saperlo il primo giorno che sono stato al Fila, quando abbiamo fatto il programma, ho messo il 12 l’allenamento a porte aperte, non pensavo fosse una novità assoluta. Speriamo di riequilibrare un po’ la situazione. Sicuramente un giorno a settimana sarà sempre aperto, magari anche due in base al calendario. Indubbiamente più ci si avvicina alla partita e a tre giorni si inizia a lavorare dal punti di vista tattico ed è giusto schermarsi un po’ e stare col gruppo squadra, però da questo punto di vista sono molto aperto sinceramente. Tra l’altro ero abituato a Castellammare a stare in mezzo ai palazzi ed era affascinante".

Oltre a Cacciamani anche altri giovani hanno fatto esperienza in B, Sugli altri giovani come Dellavalle e Della Vecchia. Li ha visti da avversari, sono già pronti?
"Li conosco perché li ho affrontati, ma onestamente non dipende da me bensì da loro. Avranno l’opportunità di venire in ritiro e li voglio vedere e testare tutti, ma poi dipende da loro da quanto riescono a starci dentro, dalla fame che avranno di emergere. Noi siamo aperti a tutto, in questo momento poi non metto croci sopra nessuno e sono curioso di vedere i due ragazzi della Primavera di cui si parla molto bene: Carrascosa e Pellini. Sono aperto a tutto non faccio distinzioni fra chi è vecchio o giovane, fra chi ha avuto carriere importanti e chi è al debutto. Gioca chi merita, penso che il calcio sia meritocrazia. Qualche ragazzo bravo c'è".

Lei è il 20esimo allenatore di un Presidente che è qui da 21 anni e che ha messo praticamente la società in vendita. Molti prima di lei hanno battuto i pugni per avere i giocatori in tempi normali in estate. Finora è arrivato solo Oristanio e mezza squadra di titolari in pratica non esiste e mancano tutte le riserve. E’ giovane e non teme di subire l’essere al primo anno in Serie A? Non ha paura che la società ne approfitti e le dia una squadra così così il 31 agosto perché la collottola la rischia lei?
“Mi stai chiedendo se rischio di bruciarmi? Sono onesto, non mi spaventa niente. Ho ringraziato direttore e presidente per l’opportunità, ma ho vissuto anche in ambienti difficili e mi io mi sono sempre conquistato tutto e forse è stata una fortuna vivere certe situazioni perché mi sono esaltato e mi hanno stimolato a tirare fuori gli artigli. Con onestà, non vengo qui per fare curriculum poiché mi gioco tanto anch’io. Sono qui per dare il meglio mettendoci il cuore, la passione totale e la mia fame. Non vengo qui per fare curriculum, voglio fare bene partendo con i migliori presupposti. Se si parte pensando negativo, pensando che mi brucio allora ragazzi non andiamo da nessuna parte. Io devo pensare e sognare che allestiremo una squadra con un grande cuore e un grande spirito che avrà delle difficoltà specialmente all’inizio. Certo il percorso sarà tortuoso, ma Noi dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare di superare queste difficoltà senza piangerci addosso, Questo fa parte della mentalità. Se vogliamo creare qualche cosa di positivo dobbiamo iniziare a ragionare in positivo. Se pensiamo che il calendario nelle prime giornate sia complicato, è un esempio, allora non andiamo da nessuna parte. Noi dobbiamo partire dalla prima giornata e pensare che anche per gli altri sarà complicato affrontare il Torino: questa è la mentalità che voglio trasferirvi. Poi il percorso sarà difficile e tortuoso? Assolutamente sì. Ci saranno magari delle difficoltà a raggiungere determinati giocatori? Sì, Ma se siamo uniti tutti insieme pensiamo positivo arriveremo a qualcosa di bello. Io la penso così, ragiono così anche In base alle esperienze che ho vissuto. Non dobbiamo piangerci addosso e dobbiamo toglierci dalla testa ogni minimo alibi che non fa assolutamente parte del mio essere. Dobbiamo cercare soluzioni. Poi ripeto, anch’io vorrei una squadra funzionale al massimo, ma il direttore farà di tutto per trovare giocatori funzionali al massimo”.

Non porta punti, ma valori d’identità anche nei confronti della tifoseria imparare i valori della Storia? Il Torino prima squadra non va al Museo del Grande Torino a Grugliasco da 26 anni (per la verità ci andò ai tempi di Ventura, ndr). Per creare identità, oltre ad aprire il Filadelfia ai tifosi, andare a visitare il Museo non sarebbe utile? Forse anche così si può spiegare ai nuovi arrivati cosa c’è dietro a Superga o a uno scudetto di 50 annoi fa, perché non ci porta la squadra?
“Assolutamente sì, il tuo pensiero è lecito. Però io non sono qui per giudicare le strategie della società o per giudicare il passato. Sono qui per cercare di costruire il presente e il futuro di questa società. Come? Creando un’identità forte e riconoscibile. Poi credo che tu ci abbia trasmesso un buon consiglio, magari anche andando al Museo si può trasferire qualcosa”.

La conferenza stampa è proseguita con le domande rivolte al direttore sportivo del Torino Gianluva Petrachi per leggerle cliccare sul seguente link: https://www.torinogranata.it/primo-piano/torino-live-petrachi-arriveranno-portiere-difensori-centrali-valorizzare-cacciamani-obrador-costa-187207