Invertire la rotta degli ultimi mercati di gennaio con arrivi top

Un centrocampista e due attaccanti tutti di qualità e con le caratteristiche tecniche e il carattere adatti a Ventura, solo così dal mercato arriverà un input positivo per il Torino in campionato, Coppa Italia ed Europa League.
02.01.2015 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Invertire la rotta degli ultimi mercati di gennaio con arrivi top
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In generale da quando Cairo è il presidente del Torino e in particolare da quando Ventura allena i granata la sessione di mercato di gennaio non ha mai portato, se non con qualche rarissima eccezione come D’Ambrosio nel 2010 con la staffetta tecnica sulla panchina fra Beretta e Colantuono di ritorno, giocatori che si sono rivelati importanti nei mesi o negli anni successivi, al più sono approdati al Torino rinforzi che hanno fatto quanto potevano impegnandosi alcuni anche molto e cercando di dare il loro contributo. Senza nulla togliere a nessuno di loro non è mai arrivato qualcuno che fosse un top, beninteso in rapporto a quanto può esserlo per il Torino, anzi la maggior parte di questi giocatori è stata una meteora e il campo lo ha visto ben poco oppure altri erano rinforzi per la Primavera o operazioni finalizzate a liberare dei posti da extracomunitario. Nel primo anno della gestione Ventura, 2011-2012, a gennaio arrivarono Benussi, Franchino, Masiello, Meggiorini, Pasquato, Rubin e Miello, con questi ultimi due subito girati altrove. Nella stagione successiva, 2012-2013, il mercato di riparazione portò Coppola, Ropolo, Barreto, Jonathas, Kabasele, Maugeri e Menga. Un anno fa, 2013-2014, furono presi Vesovic, Kurtic, Tachtsidis, Barusso, Diarra, Colombi, Diop e Zeytullayev. Persino Kurtic, che fu quello più utilizzato da Ventura, a giugno non fu tenuto salvo adesso cercare di riprenderlo, ma se quest’estate gli furono preferiti Nocerino e Benassi, errori a parte di valutazione, qualche cosa vorrà pur dire e non può essere solo una questione legata al costo del cartellino (anche se questo fattore un’incidenza non del tutto secondaria ce l’ha), ma è più verosimile che Ventura non lo considerasse un giocatore sul quale puntare con assoluta decisione altrimenti ne avrebbe chiesto con insistenza la riconferma come ha fatto per Barreto.

 

Le premesse quindi non sono del tutto confortanti e incoraggianti, però va sottolineato che la situazione del Torino oggi è molto differente da quella delle scorse stagioni e per tanto diventa quasi obbligatorio per la società, in accordo con l’allenatore, agire molto diversamente da quanto ha fatto in passato. Primo perché il Torino ha il secondo peggior attacco della serie A (dodici gol in sedici partite, peggio ha fatto solo l’Atalanta con undici reti all’attivo e uguale ai granata il Chievo); secondo perché la posizione in classifica, diretta conseguenza del primo punto, è di poco sopra la zona retrocessione, che dista cinque lunghezze; terzo perché la squadra è impegnata su tre fronti, campionato, Coppa Italia ed Europa League. Le motivazioni sono più che sufficienti anche per chi di calcio se ne intendesse ben poco.

 

Cairo e Petrachi non prendano giocatori che tanto poi Ventura non utilizzerà, sarebbe tempo sottratto ad altre contrattazioni e denaro sprecato, fosse anche solo per pagarne lo stipendio. Si concentrino sul campionato italiano tanto il mister vuole solo calciatori che siano pronti subito, che capiscano e parlino l’italiano e che soprattutto non mettano in discussione, né a parole né con i fatti in campo, il suo sistema di gioco, che richiede sempre tanto lavoro di copertura, in particolar modo per centrocampisti e attaccanti che però devono sapersi muovere negli spazi e attaccare la profondità. Il presidente Cairo ha dato fiducia a Ventura mettendolo al centro del progetto per far ritornare il Torino fra le squadre che stanno nella parte sinistra della classifica, lo scorso campionato l’obiettivo è stato centrato e deve essere ripetuto anche quest’anno e per riuscirci Cairo non può fare altro, visto che si è quasi a metà stagione, che accontentare il mister fornendogli i giocatori giusti. Eventualmente per rivedere i progetti futuri ci sarà tempo a giugno, quando le valutazioni dovranno essere fatte alla luce dei risultati ottenuti in rapporto agli obiettivi d’inizio stagione e a quanto investito e ricavato paragonato anche con quanto fatto dalle altre società.
Premesso tutto questo, e non è poco, due attaccanti e un centrocampista di qualità sono indispensabili e non possono arrivare da squadre che non siano di serie A e anche di un certo livello, altrimenti sarebbero o dei giocatori al più di prospettiva e non pronti subito o delle riserve e al Torino invece servono titolari e anche seriamente motivati: tre top adatti a Ventura.