Il Torino ricade nei vecchi vizietti e spiana la strada al Napoli, rammaricandosi poi per essersi svegliato solo nel finale
Non era con il Napoli la partita che il Torino poteva vincere, troppo più forti e motivati dal consolidarsi in zona Champions i partenopei e troppo fragili i granata per trarre già benefici dal tentativo di cura di D’Aversa, ma alla fine dal Maradona esce una squadra che ha pure qualche rimpianto per aver sfiorato nel finale il pareggio.
Non si deve mai dare nulla per scontato, ma undici giorni sono davvero troppo pochi per rimettere in piedi una squadra che da inizio stagione naviga in acque agitate spesso trascinata giù da limiti che fanno da zavorra e che solo di tanto in tanto riemerge e prende una boccata d’aria che le evita di sprofondare nelle parti più basse della classifica. D’Aversa non poteva fare miracoli. E’ andata bene già con la Lazio domenica scorsa, anche perché la squadra di Sarri si era presentata al Grande Torino senza energie mentali e nervose risultando quindi inferiore alla spinta che avevano i granata dovuta al cambio d’allenatore.
Il Torino al Maradona ha fatto rivedere fin dal fischio iniziale gli errori difensivi e la difficoltà nel proporre il proprio gioco e nel finalizzarlo segnando. Il Napoli è partito subito bene pressando il Torino che provava a costruire dal basso senza riuscirci. Fin dall’inizio D’Aversa ha gridato per avvisare i suoi giocatori di non farsi puntare da Alisson e puntualmente è arrivato il gol del furetto brasiliano che ci ci ha messo solo 7 minuti per sbloccare il risultato e Paleari aveva già negato il gol a Olivera pochissimo prima. Spinazzola ha servito Alisson che con un doppio passo si era liberato di Ebosse e dopo essersi portato la palla sul destro l’ha calciata verso il primo palo dove Paleari, pur tuffandosi, non è arrivato, poteva fare qualcosa di più per cercare di evitare il gol il portiere granata, ma tant’è.
Dopo la rete subita il Torino ha cercato di riordinare le idee, ma il pressing alto del Napoli bloccava la prima costruzione. I granata non riuscivano molto a palleggiare, meglio invece quando andavano in transizione, però comunque in fase di non possesso non si vedeva una particolare aggressione e il Napoli costruiva più sugli esterni che per vie centrali mettendo così in difficoltà gli avversari. Con il passare dei minuti il Napoli ha lasciando di tanto in tanto la costruzione al Torino che rimaneva compatto così s’interrompeva un po’ il giro palla sterile dei partenopei che speravano così di colpire in contropiede. Più volte D’Aversa ha detto a Simeone di posizionarsi più vicino a Zapata e di fatto il mister è tornato al 3-5-2 con Vlasic e lo stesso Simeone meno con compiti da trequartisti. I ritmi nel frattempo si sono abbassati. Di fatto però il Torino a parte un paio di tiri di Valsic, soprattutto quello al 19ì non ha impegnato Milinkovic-Savic.
La musica nella ripresa non è cambiata seppur Conte avvia dovuto lasciare negli spogliatoi Vergara, fascite alla pianta del piede, sostituendolo con Anguissa che non giocava da mesi a causa di un infortunio. I lNapoli così si è risistemato in campo con Elmas che ha preso il posto di Vergara. I padroni di casa hanno continuato a spingere alla ricerca del raddoppio e il Torino non sembrava più di tanto presente in campo. D’Aversa allora ha sostituito Zapata, troppo isolato in avanti, e Obrador con Adams e Pedersen, con quest’ultimo che si è posizionato a destra e così Lazaro si è spostato a sinistra (57’). Ma la situazione non è migliorata e così l’allenatore del Torino ha provato ad immettere altre forze fresche mandando in campo Casadei per Gineitis e Kulenovic per Simeone (67’). Ma subito è arrivato il gol dell’ex Elmas, alla prima rete in questa stagione (68’). Per la serie se c’è un avversario da rivitalizzare il Torino lo fa subito. Spinazzola è arrivato sul fondo e ha crossato verso il secondo palo, Politano ha preso il tempo a Lazaro e ha favorito la girata di prima intenzione Elmas che ha insaccato (68’). Conte ha poi tolto Spinazzola e fatto entrare Gutierrez (70’). Così D’Aversa ha provato a dare una ulteriore scossa con Anjorin per Prati (78’). E la risposta di Conte è stata De Bruyne per Alisson (79’) e successivamente Mazzocchi per Politano e Lukaku per Hojlund (84’). Il Torino ha reagito e la partita è stata quindi riaperta da Casadei (87’). Ha battuto la punizione da posizione interessante mandandola sulla barriera, ne è nato un calcio d’angolo battuto da Lazaro, con Adams che ha prolungato verso il centro per Casadei che di testa ha segnato. Proprio al 90esimo e prima dei 5 minuti di recupero Adams ha avuto l’occasione per pareggiare sprecandola incredibilmente: Vlasic ha imbucato per lui, ma ha controllato male il pallone e seppur tutto solo in area non è riuscito ad andare al tiro.
Certo la partita del Torino nel suo complesso non ha soddisfatto, ma almeno nel finale c’è stata una reazione che fa ben sperare per il futuro, ossia la salvezza senza troppi affanni. Adesso il Torino è ancora al 13° posto con 30 punti insieme al Cagliari, che fra poco alle 15 affronterà in casa il Como, i lariani sono in piena lotta per un posto in Champions. E alle spalle c’è il Genoa che ha tre punti in meno e deve domani alle 18 vedersela in casa con la Roma, che saprà già il risultato del Como che la tallona a soli tre punti di distanza insidiandone il 4° posto l’ultimo utile per la Champions. Il Torino nel prossimo turno, sempre nell’anticipo del venerdì sera affronterà il Parma, che in questo momento ha tre punti in più e domani alle 15 si sconterà con la Fiorentina che è terzultima a 24 punti insieme a Lecce e Cremonese che sempre domani, ma all’ora di pranzo si scontreranno direttamente. Al Torino mancano un po’ di punti, esattamente quanti sarà un po’ più facile prevederlo al termine di questa giornata, ma verosimilmente 7-8 da farsi nelle rimanenti 10 partite. L’obiettivo è raggiungibile prima di dover affrontare la Juventus nell’ultima giornata se il Torino giocherà come ha fatto con la Lazio e resterà sveglio come nel finale col Napoli.
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