ESCLUSIVA TG – Vázquez: “Tifosi del Toro, il 6 giugno riempiamo il Fila, vi aspetto! Il Torino ha bisogno di stabilità per essere competitivo”
Rafael Martín Vázquez è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Vázquez è un ex calciatore che ha indossato la maglia granata dal 1990 al ’92. Con lui abbiamo parlato della situazione dle Torino e della sua presenza il 6 giugno a “La Partita della Leggenda” al Filadelfia, evento che ha lo scopo di raccogliere fondi per trasferire il Museo del Toro dall’attuale sede, nel comune in provincia di Torino, di Grugliasco, villa Claretta Assandri in via G.B. La Salle 87, al Filadelfia, come stabilito quando fu ricostruito lo stadio, dove oggi si allena la squadra granata, che fu la casa del Grande Torino.
Il Torino ha finito il campionato al 12° posto e ha avuto una stagione con più bassi che alti, anche se dopo il cambio di allenatore ha fatto meglio, ma il nuovo tecnico D’Aversa sembra che non sarà riconfermato. Ha senso cambiare allenatore così spesso se poi i risultati non cambiano più di tanto?
“Il lavoro dell’allenatore, in generale, dipende sempre dai risultati, ma, secondo me, bisognerebbe valutarlo anche in base ad altre cose. E’ vero che se lui e il suo staff fanno bene i risultati dovrebbero arrivare, ma occorre anche considerare il lavoro quotidiano, gli allenamenti. Il Torino in questa stagione ha avuto due allenatori e quando accade vuole dire che le cose non sono andate bene. Quando c’è un cambio di allenatore per i giocatori è difficile perché cambia la metodologia del lavoro e il nuovo ha bisogno di tempo per far capire ai calciatori ciò che vuole.
Io sto lontano e non conosco bene le dinamiche, ma per quello che ho potuto vedere mi ha dato fastidio che la squadra non avesse stabilità da un anno all’altro e questo non le permette di stare fra le sei-sette squadre più forti della Serie A, come dovrebbe essere per la Storia del Torino. Non so fino a che punto il Toro abbia soldi per competere a certi livelli, ma sicuramente non è facile se non ci sono investimenti per prendere buoni giocatori. Ad esempio, il Como è vero che ha una proprietà molto ricca e che spende tanti soldi però ha puntato su un allenatore come Fabregas che è giovane e non ha esperienza, ma che ha le idee chiare e lui sta facendo benissimo con giocatori anche in prestito e giovani però bravi. Il Como non è paragonabile con il Torino che non ha altrettanti soldi, però ci può essere una via di mezzo. Ricordo che il Torino aveva un ottimo settore giovanile dal quale uscivano giocatori validi che poi arrivavano in prima squadra o che potevano essere venduti. Non so quanto valga l’attuale settore giovanile, ma di certo potenziarlo è una strada che va percorsa. E poi attraverso lo scouting bisogna trovare buoni giocatori e, come dicevo prima avere stabilità perché se ogni anno si cambia l’allenatore e anche i giocatori è impossibile avere una squadra che ottenga risultati.
Il Torino ha poi una delle tifoserie più grandi d’Italia e questo è fondamentale per essere forti”.
In estate i tifosi temono che sarà fatto un altro mercato al risparmio vendendo i giocatori migliori e sostituendoli con altri cosiddetti “scommessa” visto che il bilancio economico del 2025 è stato negativo di 13,1 milioni di euro e ci sono debiti per 160,5 mln. Ma per allestire una squadra decente servono davvero tantissimi soldi o servirebbero di più idee?
“Per fare bene servono professionisti competenti che sappiano gestire i soldi e acquistare buoni giocatori. Alle volte si sono viste squadre allestite spendendo moltissimo e che poi non hanno ottenuto risultati perché non c’è stata una buona gestione, mentre in altri casi spendendo molto meno i risultati sono arrivati. Bisogna avere ben presente l’obiettivo che va chiaramente detto ai tifosi: noi possiamo lottare per questo e poi agire per raggiungerlo. Quando parlo di obiettivo non sto dicendo solo quello della stagione, ma individuare dove si vuole arrivare in quattro-cinque anni e decidere come si vuole giocare, puntare sul settore giovanile, prendere giocatori, anche giovani, che siano funzionali al gioco e all’obiettivo e che rimangano. Se un giocatore è bravo non va venduto. E’ vero che sono cose facili da dirsi e poi c’è la realtà, ma sono quelle che vanno fatte”.
In campionato il Torino ha subito 63 gol risultando la seconda peggior squadra per reti prese, c’è qualche bravo difensore centrale spagnolo, che costa poco, che potresti consigliare al Torino?
“(Ride, ndr) Non mi occupo di scouting, ma ci sono bravi giocatori giovani sia in Spagna sia in altri paesi. Serve avere una rete di osservatori competenti che individuino i giocatori che servono. Di certo il Torino non può prendere calciatori che si può permettere il Manchester City, il Real Madrid o il Barcellona, ma c’è anche un altro mercato e ogni club deve sapere a che livello di mercato può muoversi e scandagliarlo per individuare i migliori giocatori. Si fanno le cose bene, ma non si può farlo da un giorno all’altro serve un lungo lavoro molto minuzioso e avere idee, obiettivi e sapere come si vuole arrivare ai risultati prefissati. Poi dipenderà da tante variabili l’arrivare dove si vuole prima o dopo.
Se sei la seconda squadra che subisce più gol c’è di sicuro qualche cosa che non va, ma non si tratta solo dei difensori bensì di tutta la squadra. Tutti devono contribuire sia alla fase difensiva sia a quella offensiva. Ho visto che soprattutto nell’ultimo periodo con D’Aversa più di una volta il Torino è stato capace di rimontare da una situazione di svantaggio, è accaduto anche nel derby, e questo significa che la squadra ha una forza e ha anche giocatori che possono fare bene, ma se all’inizio della partita subisci un gol o due è un vantaggio per l’avversario. Detto questo, alla fine del campionato non possono andare via 8-9 giocatori e anche l’allenatore. Va trovato un allenatore adatto alla maniera di giocare, non si può prendere un allenatore con un determinato profilo e poi un altro con uno completamente diverso”.
Adesso andranno via tanti giocatori fra chi è a fine contratto, chi è in prestito non sarà riscattato perché il prezzo fissato è ritenuto elevato, come Obrador, più quelli che saranno ceduti per fare cassa.
“E’ quello che dicevo prima, anche se da fuori è facile parlare, ma serve stabilità seppur non sia facile. I tifosi vorrebbero sempre avere la miglior squadra, ma questo dipende da tanti fattori”.
I tifosi del Torino visti i tempi magri ripensano con nostalgia al passato glorioso e alla Storia del club e sono legati ai giocatori che gli hanno fatto vivere grandi emozioni come lei, che il 6 giugno verrà per giocare “La Partita della Leggenda” al Filadelfia. Che ricordo ha degli gli anni al Torino?
“Verrò, ma ho un ginocchio che ha dei problemi e quindi non posso giocare. Però fin dal primo momento che mi hanno chiamato mi ha fatto molto piacere e ho provato gioia nel poter tornare a Torino perché mi sono sentito sempre molto ben voluto nei due anni che sono stato lì ed è un sentimento reciproco. Ho accettato subito di venire con entusiasmo tanto più che lo scopo è raccogliere fondi per portare il Museo del Toro al Filadelfia”.
Il Museo del Real Madrid si trova in città nel Paseo de la Castellana dove c’è lo stadio, mentre il Museo del Toro a Grugliasco in un comune vicino a Torino, non le sembra un’assurdità?
“Ma certo è assurdo, i musei delle squadre normalmente si trovano allo stadio oppure in un luogo simbolico e storico come è il Filadelfia. Non conosco i motivi per cui il Museo non sia al Fila e non voglio fare polemica con la società, però non penso che sia così difficile far sì che un museo così importante per la Storia del Torino venga portato al Fila. Forse serve un po’ di buona volontà e impegno. Purtroppo non ho mai visto il Museo, ma da quello che so ha cimeli importantissimi e molto significativi per cui spero proprio di avere il tempo per visitarlo”.
“La Partita della Leggenda” si giocherà proprio per raccogliere fondi per portare il Museo del Toro al Filadelfia che era già la casa del Grande Torino. E che è luogo simbolo della Storia del Torino. Vuole fare un appello ai tifosi?
“Spero di poter vedere il Filadelfia pieno in modo da poter abbracciare tanti tifosi e amici. Per me è una grande soddisfazione e un privilegio poter essere a “La Partita della Leggenda” e mi fa ricordare tanti bei momenti vissuti a Torino. Sarà sicuramente una serata speciale.
Confido anche che questo evento serva come messaggio di unione. Si possono avere opinioni differenti, ma alla fine tutti vogliamo la stessa cosa: che il Toro torni ad essere forte e che possa lottare anche in Europa. Ma per raggiungere tutto questo serve l’unione di tutti. Mi auguro che venga allestita una bella squadra per la prossima stagione e che ci sia un allenatore con le idee chiare e che sia lasciato lavorare. Serve che tutti, presidente Cairo, direttore sportivo Petrachi, allenatore, giocatori e tifosi, vadano nella stessa direzione. In finale di Conference quest’anno c’era il Rayo Vallecano, che spesso lotta in Liga per non retrocedere, e se anche non ha battuto il Crystal Palace è pur sempre una soddisfazione perché il Rayo ha fatto bene. Bisogna avere dei sogni e credere in ciò che si fa e avere fiducia nelle persone.
Il 6 a “La Partita della Leggenda” mi auguro di vedere tanti tifosi contenti di partecipare a un evento importante e che ha una causa nobile come quella di portare il Museo del Toro al Fila. Incontrerò anche altri ex giocatori che hanno contribuito a scrivere la Storia del Torino. Per cui sarà una serata di gioia alla quale non si può proprio mancare”.
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