ESCLUSIVA TG – Rimondi (TC Bologna Granata): “Noi tifosi del Toro dobbiamo essere duri, risoluti e compatti nella protesta contro Cairo. Il Bologna ha tanti problemi, possiamo vincere”

ESCLUSIVA TG – Rimondi (TC Bologna Granata): “Noi tifosi del Toro dobbiamo essere duri, risoluti e compatti nella protesta contro Cairo. Il Bologna ha tanti problemi, possiamo vincere”
Valentina Rimondi
Oggi alle 08:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Valentina Rimondi, presidentessa del Toro Club Bologna Granata, è stata intervistata da Torinogranata.it. Con Rimondi abbiamo parlato della partita di questa sera del Torino che in casa affronterà il Bologna. Fra granata e felsinei ci cono solo tre punti di distacco, in favore degli ospiti. Ed è stato anche affrontato il tema della contestazione che vedrà per la seconda volta consecutiva la Curva Maratona vuota come deciso dai gruppi organizzati che chiedono anche agli altri tifosi di non entrare allo stadio con l’intento di far capire al presidente Cairo che deve vendere il Torino.

Con il Bologna sarà una partita particolare per la contestazione dei tifosi al presidente Cairo con la Curva Maratona nuovamente vuota. Voi come gruppo cosa pensate?
“Per quel che riguarda non entrare allo stadio, il fare qualche cosa, sempre in maniera pacifica, per farci sentire è fondamentale e dobbiamo essere più duri e risoluti. Ciò che tutti hanno notato è che il Toro è sempre stato la ragione di vita di noi tifosi e abbiamo sempre difeso la maglia restando uniti, purtroppo, però negli ultimi anni ci siamo sfaldati, ma rivedere oggi che c’è la volontà di stare tutti insieme fuori dallo stadio seguendo in modo compatto una decisione presa è un bel segnale perché ci stiamo ricompattando intorno al Toro. Io sono favorevole a questa iniziativa e dico: proviamo a lasciare le curve vuote. Chiaramente non sappiamo a cosa porterà però bisogna fare qualche cosa perché non fare niente logora ancora di più del provare a fare qualche cosa anche se non dovessimo ottenere ciò che speriamo. Io voglio agire e non attendere passivamente sperando e vedere se prima o poi Cairo si deciderà a vendere il nostro Toro. Per noi che abitiamo distante è ancora più dura perché non essendo a Torino non possiamo partecipare attivamente se si fa qualche cosa a meno che non avvenga nei week end. Noi di Bologna Granata siamo venuti a tutte le marce, sia quella del 4 maggio sia nella gara contro il Lecce per rimanere fuori dallo stadio, magari non vengono tutti gli iscritti però una nostra rappresentanza è sempre presente. Quello per il Toro è un amore che si alimenta anche stando distanti e spero tanto che nel delirio che stiamo vivendo i tifosi del Toro si ricompattino sempre più”.

E sarà una partita particolare anche per i risultati e le prestazioni della squadra che fin qui sono stati molto altalenanti.
“Siamo bravissimi a remarci contro da soli. La squadra è un eterno cantiere mai finito. Nel senso che a volte ci sono delle individualità che possono e sembra che facciano bene, come Obrador che appena arrivato ha fatto subito bene, però poi ci manca sempre qualche cosa. A mio parere dalla campagna estiva ad oggi la squadra è stata un disastro: non è stato creato un gruppo e non c’è stato nulla che avesse neppure la parvenza di un progetto. Non sono state neppure trovate le persone giuste per il ruolo giusto. Qualche cosa è stato fatto, ma non con la testa. Vedo sempre un Toro a cui manca la testa, ci sono delle gambe che ogni tanto sono buone ma purtroppo in certe partite la squadra è imbarazzante. Obiettivamente a volte le prestazioni non sono dello stesso livello di quella fatte solo una settimana prima. Per come la vivo io, a volte è davvero moto faticoso trovare una razionalità in questa squadra a partire da come probabilmente vengono gestiti gli allenamenti. Credo che sia lì che manchi un allenatore che possa tramandare, trasmettere e far capire alla squadra dove deve andare. Alle volte sembra che ogni giocatore vada per ciò che riesce a fare, ma che non ci sia un filo conduttore comune. Vedo in campo i giocatori disorganizzati e senza idee, una squadra che di tanto in tanto gioca e ha risultati positivi però assolutamente casuali”.

Quindi vorreste un allenatore diverso da Baroni?
“Vorremmo un allenatore da Toro. Non chiediamo un allenatore che vinca chissà quali titoli, ma qualcuno che incarni uno spirito, che per noi è più importante di una vittoria, e che riesca a far giocare la squadra come noi crediamo che il Toro debba giocare: uscire sudato, stremato dal campo e di mettere grinta e passione e, soprattutto, far vedere che ci crede. Ci vuole qualcuno che faccia capire ai giocatori queste cose. Noi in società non abbiamo nessuno che possa parlare del Toro e dei valori granata. Ogni anno si cambiano i giocatori e quasi sempre anche allenatore e quindi non c’è continuità. Butto lì un nome: De Rossi, è uno che ha gli attributi da Toro. Avremmo potuto prenderlo e sarebbe stato quello giusto, ma magari potrà essere preso in futuro. A vederlo è quello che ti fa dire che è uno da Toro, ha gli attributi”.

Considerate chiusa la stagione nel senso che il Torino si salverà com’è successo l’anno scorso?
“Sì. Arrivi dove dici non si va in B, punto. Ma non hai altro da dire, una stagione che si commenta con un siamo ancora in A, però non ti qualifichi per le coppe internazionali e non hai rischiato neppure per sbaglio di arrivare in semifinale di Coppa Italia, si poteva almeno provare a giocarsi questa opportunità. Va bene ai quarti l’avversario era l’Inter, però si trattava di una partita secca e almeno si sarebbe potuti arrivare a giocarcela ai rigori e se andava bene tanto di guadagnato e in caso contrario il campionato va avanti.
Da professionista capisco che la mancanza di obiettivi porta a non avere stimoli e in questo momento per cosa stiamo giocando? Per il 13° posto? Per il 12°? Per l’11°? Tanto uno vale l’altro e, probabilmente, capisco che più di tanto i giocatori non facciano perché lottano per una riconferma? Ma alla fine vogliono rimanere? Quindi per me la stagione è ormai chiusa e la salvezza non è in discussione perché per nostra fortuna ci sono squadre messe peggio, ma non perché noi abbiamo meriti incredibili”.

Quindi nessun timore che all’ultima di campionato, con avversario la Juventus, il Torino davanti al suo pubblico finisca in B per mano dei bianconeri?
“Sarebbe un film horror, un incubo. Secondo me non accadrà. Dovrebbe accadere un ammutinamento con tutti che smettono di giocare. Ma per come stanno calando altre squadre non si dovrebbe correre un tale pericolo. Prendiamo, ad esempio, il Bologna: fino a tre mesi fa si poteva pensare che ci avrebbero sconfitti rifilandoci cinque gol, mentre oggi con loro ce la giochiamo e si può anche vincere. Vivo a Bologna e certe cose le so e loro hanno tanti di quei problemi che sono "irresuscitabili". Speriamo”.

Per il futuro del Toro in un ipotetico podio cosa vorreste?
“Al primo posto, è ovvio, la vendita della società. Al secondo, uno stadio di proprietà, magari viene da sé con la vendita della società e sarebbe davvero bello. Al terzo, rivedere un settore giovanile competitivo perché di lì si può progettare una squadra con giocatori forti che possono approdare in prima squadra, come era consuetudine un tempo al Toro. Era un pilastro aver un buon settore giovanile e avere in società qualcuno che aveva vissuto il Toro e che ne possa parlare. Un Pulici, tanto per fare un nome. Insomma qualcuno di rappresentato che in società ci rappresenta e fa crescere i giovani  in un’ottica che non è quella attuale”.