ESCLUSIVA TG – Grasso: “All’ombra del Filadelfia è un percorso storico dei legami che ci sono tra le persone e i luoghi del Toro”

ESCLUSIVA TG – Grasso: “All’ombra del Filadelfia è un percorso storico dei legami che ci sono tra le persone e i luoghi del Toro”
Grasso e Zaccarelli
© foto di Elena Rossin
Oggi alle 08:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Graziella Grasso è stata intervistata in esclusiva da TorinoGranata.it. Grasso è un insegnate in pensione e una grande tifosa granata. E’ autrice del libro “All’ombra del Filadelfia. Uno Stadio, una Fede, un Quartiere”. Con lei abbiamo parlato del libro.

Un libro che parla di gente, però parla anche di gente del Toro, di gente di quartiere, di gente di Torino. Come nasce questo libro che ha scritto?
“Nasce da un'esperienza scolastica. Io insegnavo alla scuola media Vico, che è la scuola dietro il Filadelfia e per un progetto che il mio preside mi aveva proposto intitolato “C'è un mondo da fare, puoi farlo anche tu” con i miei alunni abbiamo iniziato a lavorare prima sulla nostra aula per renderla più bella facendo dei murales il cui tema era come i ragazzi volevano il loro mondo e come lo vedevano. Poi finita questa prima parte abbiamo cominciato a uscire fuori e abbiamo individuato due luoghi fondamentali del nostro quartiere: lo stadio Filadelfia, che purtroppo all’epoca nel 1999 era un rudere, e piazza Galimberti, che stavano ristrutturandola. Così abbiamo cominciato a lavorare su questi due punti chiedendoci cosa fare. Parlando dello stadio Filadelfia abbiamo scoperto che tutti conoscevamo Sauro Tomà, il calciatore del Grande Torino che a causa di un infortunio al menisco non andò a Lisbona e così si salvò, e quindi lo abbiamo invitato a scuola e lui ci ha parlato di quelli che chiamava i suoi fratelli che purtroppo erano caduti a Superga. Eravamo nel ’99 a cinquant’anni dalla caduta dell'aereo. Per approfondire abbiamo fatto delle ricerche e a Tuttosport ci hanno dato del materiale e successivamente abbiamo contattato l’Associazione Memoria storica Granata e questo ha dato l’impulso da dove è partito tutto un percorso. Contemporaneamente abbiamo anche portato avanti il discorso sui Mercati Generali e grazie al tabaccaio della zona, che noi conoscevamo, abbiamo avuto altro materiale e abbiamo allestito tre mostre che ripercorrevano la storia del nostro quartiere”.

In questo percorso è centrale lo stadio Filadelfia, giusto?
“Il Filadelfia piano piano in effetti ha preso il primo posto man mano che approfondivo la conoscenza dell’Associazione Memoria storica Granata, che recuperava tutto il materiale che si trovava all’interno del Fila e che si stava accumulando nelle case e nelle cantine delle persone che lo stavano salvando in modo che non andasse perduto. Ma i reperti erano sparsi un po' a destra e un po’ a manca e così parlando con il mio preside lui disse che questo era un discorso storico per cui ha messo a disposizione le soffitte della scuola affinché tutto il materiale recuperato al Fila potesse essere radunato in un unico luogo. Questo è stato l’embrione del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Dopo questo inizio la cosa è continuata e abbiamo cominciato a fare mostre ricordano le tappe significative della storia del Fila come l’inaugurazione che era avvenuta il 17 ottobre del 1926. A scuola avevo iniziato con una classe terza e poi ho proseguito con la classe del triennio successivo prima di andare in pensione.
Ormai però mi ero appassionata e quindi ho continuato a frequentare la Memoria storica Granata facendone parte a pieno titolo insieme a mio marito e ai miei figli e tutti insieme seguivamo quanto faceva Giampaolo Muliari con le mostre che allestiva, tra le altre “Un fiore a Superga chiamato Torino”, e allestisce tuttora. Poi abbiamo contribuito alla fondazione del Museo che prima si trovava a Superga, è stato inaugurato nel 2002 e siano rimasti lì finché ci hanno lasciato stare, ma purtroppo successivamente si sono messi di mezzo tutti e siamo dovuti andare via, però, per fortuna, il Comune di Grugliasco ci ha accolti e ci ha messo a disposizione villa Claretta Assandri in via G.B. La Salle 87 dove siamo tuttora.
Adesso una delle mie tante battaglie è riuscire a portare il Museo del Toro al Filadelfia”.

Parlando anche un po' del libro “All’ombra del Filadelfia. Uno Stadio, una Fede, un Quartiere”, cosa c'è di granata nelle pagine che ha scritto?
“Intanto c'è tutto il discorso sul Filadelfia, dalla Memoria storica Granata fino alla Fondazione Stadio Filadelfia di cui ho fatto parte. C’è tutto il lavoro fatto nel Museo e nella Fondazione e tutto il percorso della conoscenza dei calciatori del Grande Torino e dei loro figli e nipoti, ma anche dei calciatori che sono venuti dopo la Tragedia di Superga.
E poi nel libro c’è il percorso storico che faccio del quartiere e devo dire che sono praticamente tutti personaggi legati al Toro, da Carla Maroso a Ezio Rossi, che è collegato al Chinino di Stato perché il papà e lo zio avevano il deposito dei carrelli dei Mercati Generali. Ci sono Lidia e Mario, che erano i custodi del Filadelfia. Ogni personaggio mette in evidenza una parte del quartiere: Bruno Neri è legato a Piazza San Gabriele di Gorizia. Ezio Rossi, come dicevo, al Chinino di Stato. Peo e Filippo Butcher alle case popolari. Butcher è un personaggio unico nel suo genere, loro si ritrovavano al Filadelfia e poi nel Bar dei tre scalini nelle case popolari.
Continuando nel percorso storico, si decide di dedicare il giardino di piazza Galimberti a Valentino Mazzola, mentre i giochi all'interno del giardino invece sono dedicati a Lorenzo Greco, un ragazzino che purtroppo morì per un attacco di cuore e il nonno ancora adesso continua a lottare per mettere defibrillatori, non solo in tutto il Piemonte, ma addirittura a livello nazionale per combattere questo problema.
E ancora le case Filippa che si trovano in via Filadelfia e furono costruite dove c'erano i magazzini del commendatore Riccardo Filippa, che era il costruttore che nel 1926 edificò il Fila in cinque mesi. 
Lentamente, passo dopo passo, si percorre tutto il quartiere che è tutto granata. Maroso abitava in via Tunisi angolo corso Sebastopoli, invece il massaggiatore Cortina abitava proprio in corso Sebastopoli”. 

Una volta però il quartiere non si chiamava Borgo Filadelfia come invece oggi?
“Esatto, si chiamava Mercati Generali. A un certo punto i Mercati Generali sono stati spostati perché tutta l'area diventò il Villaggio Olimpico delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e praticamente noi siamo diventati il quartiere degli ex Mercato Generali. Di fatto non avevamo più il nome perché non c’erano più i  Mercati Generali e su iniziativa del dottor Roberto Cernigliaro, che era un medico che purtroppo ci ha lasciato l'anno scorso, prima abbiamo fatto una consultazione per decidere come rinominare il quartiere e poiché il Filadelfia era il monumento più antico essendo stato costruito nel 1926, i Mercati Generali invece erano del 1932, abbiamo fatto una raccolta firme, ben 5000, e si è fatto tutto l’iter così l’ufficio della Toponomastica ha deciso che questo quartiere si sarebbe chiamato Borgo Filadelfia e il 26 novembre 2004 è nato il Borgo Filadelfia.
Questi due poli, i Mercati Generali e il Filadelfia, erano concatenati e l’anello di congiunzione era il rifugio antiaereo di via Giordano Bruno proprio dei Mercati Generali: non so se sia una leggenda, però qualcuno dice che sia vero, ma durante la guerra quando suonava l'allarme i giocatori del Grande Torino andavano in questo rifugio e si narra che la partita veniva interrotta nel momento in cui suonava l'allarme per essere poi ripresa esattamente nel preciso momento, magari l’allarme antiaereo risuonava di nuovo e così la partita poteva durare anche 3-4 ore perché gli Invincibili andavano avanti tranquillamente fino al termine della gara seppure si disputasse a spezzoni. Quindi anche il rifugio antiaereo fa parte di questo percorso”.

Ecco anche perché il libro s’intitola “All’ombra del Filadelfia.
“Esattamente così. Il mio grande sogno è fare, come c’è all'estero, un museo diffuso. Da anni, esattamente dal 2007, faccio già questi percorsi, queste passeggiate per il quartiere organizzate dall’Associazione Culturale Filadelfia, ma, come ho detto, il mio sogno è proprio il museo diffuso per poter entrare fisicamente nei vari luoghi, dai Mercati generali al Chinino di Stato e al rifugio antiaereo e al Filadelfia, che è sempre chiuso al pubblico e viene aperto una tantum anche se lo Statuto ne prevede l'apertura e addirittura prevede che ci sia una sede della Fondazione Filadelfia all'interno, che in realtà è di fronte. Per cui  bisogna combattere affinché il Fila sia aperto.
E vorrei anche realizzare un altro mio pallino: che la gigantografia del Grande Torino fatta dalla ditta Fiammengo quando ristrutturava i monconi della tribuna del Filadelfia tornasse a campeggiare a fianco del cancello del Fila, stava davvero benissimo. Quando si arrivava da Via Tunisi e si girava in via Filadelfia ti trovavi davanti i giocatori del Grande Torino e sembrava che ti aspettassero, che ti sorridessero, era veramente un impatto meraviglioso. Sono andata a parlare, ho rotto le scatole, ma non siamo riusciti a ottenere niente, non so perché e non credo proprio che quella gigantografia possa dare fastidio. Francamente dove sia e che cosa ne sia stato fatto non lo so, però, secondo me, dovrebbe essere rimessa al suo posto, perché è quello il suo posto”.

© foto di Elena Rossin
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