VAR, Ponciroli attacca: “Chi lo rimpiange non ama davvero il calcio”

VAR, Ponciroli attacca: “Chi lo rimpiange non ama davvero il calcio”TUTTOmercatoWEB.com
Fabrizio Ponciroli
Oggi alle 15:00Notizie
di Elena Rossin
fonte Fabrozio Ponciroli
Fabrizio Ponciroli difende la linea Orsato sul VAR dopo il caso Thuram in Inter-Fiorentina: “Chi rimpiange il vecchio VAR non ama il calcio”. Proposta: introdurre il challenge per le panchine, come nel basket.

C'è chi vorrebbe tornare al vecchio VAR dopo gli ultimi errori arbitrali. Ma è davvero questa la soluzione? Fabrizio Ponciroli, direttore di Computer Idea e Sportissimo, difende la nuova linea arbitrale e boccia il ritorno a un utilizzo massiccio della tecnologia. Il caso del mancato rigore su Thuram in Inter-Fiorentina riaccende il dibattito, ma per l'opinionista la strada da seguire è un'altra: meno interruzioni, più autonomia agli arbitri e una possibile novità ispirata al basket.

VAR, basta nostalgia: "Non mi manca quello invasivo"

Sono stanco. Leggo articoli che mi lasciano basito. Complice qualche evidente errore arbitrale, come il tanto discusso mancato rigore su Thuram in Inter-Fiorentina, con Mariani finito al centro delle polemiche, c'è chi rimpiange il VAR.

La cosiddetta «linea Orsato» è già sotto processo e c'è chi spera che il principio del «lasciar giocare» venga presto abbandonato. Ci si arrabbia perché il VAR sembra essere sparito dai radar, ma così facendo si rischia di perdere di vista il vero nodo della questione.

Siamo tutti d'accordo: in occasione dell'episodio che ha coinvolto Thuram, il VAR avrebbe dovuto intervenire. Ma un errore, per quanto evidente e pesante, non può bastare a decretare il fallimento dell'attuale linea arbitrale.

Forse abbiamo davvero la memoria corta. Possibile che non ricordiamo come eravamo messi nelle stagioni precedenti? Basterebbe riguardare una qualsiasi partita di Serie A per contare quante volte il VAR interrompeva il gioco. In alcuni casi, le pause diventavano interminabili, con giocatori, allenatori e tifosi costretti ad aspettare una decisione dopo la visione al monitor.

Personalmente, non mi manca affatto il VAR prepotente e invasivo che abbiamo conosciuto fino al termine della scorsa stagione.

La linea Orsato non è un fallimento: l'arbitro deve tornare protagonista

Mi piace molto di più l'approccio adottato oggi, con l'arbitro tornato al centro della scena. Certo, questo significa accettare il rischio di qualche clamorosa svista, proprio come nel caso del rigore non concesso a Thuram.

Ebbene, preferisco arrabbiarmi per una manciata di decisioni scellerate piuttosto che tornare a vedere il direttore di gara costantemente «controllato a vista» dal VAR.

Attenzione, però: difendere un VAR meno invasivo non significa rinunciare alla tecnologia. Il supporto video deve continuare a essere utilizzato, ma non possiamo e non dobbiamo tornare al passato.

Se cominciamo a chiedere interventi sempre più frequenti, il rischio è quello di ritrovarci rapidamente nella paradossale situazione delle stagioni precedenti: arbitri privati della propria autorità e VAR trasformato nel vero padrone del terreno di gioco.

Sinceramente, spero che non accada.

Caso Thuram, la soluzione è il challenge: una chiamata per squadra

E allora, come si dovrebbe intervenire in situazioni come quella del mancato rigore su Thuram? Una soluzione esiste ed è relativamente semplice: introdurre il challenge, sul modello di quanto avviene nel basket.

Il principio sarebbe chiaro: se una panchina ritiene di aver subito un torto arbitrale evidente, può chiedere l'intervento del VAR attraverso una chiamata ufficiale.

La proposta? Due challenge a partita, uno per squadra, indipendentemente dall'esito della revisione, per richiedere una On-Field Review, cioè la possibilità per l'arbitro di andare al monitor e rivalutare direttamente l'episodio contestato.

Un sistema del genere non risolverebbe tutti i problemi, ma potrebbe offrire uno strumento in più per limitare gli errori senza trasformare ogni episodio dubbio in una lunga interruzione.

Se l'Inter avesse avuto la possibilità di chiamare il challenge in occasione del contatto su Thuram, Mariani sarebbe potuto andare al monitor e, probabilmente, avrebbe cambiato la propria decisione.

Le polemiche, naturalmente, non sparirebbero. Nel calcio le discussioni arbitrali fanno parte del dibattito da sempre. Ma le squadre avrebbero almeno la possibilità di tutelarsi maggiormente attraverso una richiesta dalla panchina.

Meno VAR e più calcio: “Meglio qualche errore che continue interruzioni”

Al netto degli episodi controversi di questa prima parte di stagione, la mia posizione resta chiara: meglio un VAR poco presente, e magari non sempre impeccabile, che un sistema pronto a richiamare l'arbitro per qualsiasi situazione al limite.

Il calcio ha bisogno di decisioni, ritmo e continuità. La tecnologia deve essere un supporto, non diventare la protagonista della partita. Restituire centralità all'arbitro significa anche accettare che possano esserci errori, senza per questo rinunciare agli strumenti necessari per correggere quelli più importanti.

La soluzione, dunque, non è tornare a un VAR onnipresente, ma trovare un equilibrio tra autonomia arbitrale e tutela delle squadre. E il challenge potrebbe rappresentare una strada interessante da esplorare.

Chi rimpiange il vecchio VAR, forse, dimentica quanto il gioco fosse spesso ostaggio delle revisioni al monitor. Io preferisco un calcio con meno interruzioni e arbitri più responsabilizzati.

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