Ricorso al Tar di 93 Toro Club contro lo stop alle trasferte
L’Unione Club Granata ha deciso di intraprendere un’azione legale contro il divieto di trasferta imposto ai tifosi del Torino per le prime dieci giornate del prossimo campionato di Serie A, come riporta il Corriere edizione Torino. Questa misura, introdotta attraverso un decreto del Ministero dell’Interno, vieta infatti ai residenti in Piemonte di acquistare i biglietti per le partite esterne della squadra granata fino al 3 novembre. Il divieto è stato adottato a seguito dei disordini verificatisi durante il derby torinese dello scorso 24 maggio, che hanno portato all’adozione dello stesso provvedimento anche nei confronti della tifoseria della Juventus.
Il ricorso al Tar del Lazio
L’Unione Club Granata, un’associazione che riunisce ben 93 Toro Club, ha presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo la sospensione e l’annullamento del decreto ministeriale, ritenendolo ingiusto e privo di fondamento. Secondo i legali dell’associazione, il presupposto su cui si basa la decisione ministeriale non rispecchia la realtà: affermano infatti che la tifoseria del Torino non si sia resa responsabile di alcun episodio di violenza. Gli scontri avvenuti durante il derby sarebbero stati esclusivamente tra una parte degli ultrà bianconeri e le forze dell’ordine, senza coinvolgimento di tifosi granata.
Contestata anche la duplicazione della sanzione
Inoltre, viene contestato l’utilizzo degli incidenti accaduti durante la partita Torino-Verona dell’11 aprile come giustificazione per il divieto. In quel caso, spiegano gli avvocati, erano coinvolte «appena una trentina di persone», tutte già sanzionate con Daspo e con il divieto di trasferta per la partita contro la Cremonese, per cui una nuova misura restrittiva risulterebbe una «duplicazione irragionevole e sproporzionata della risposta sanzionatoria». Un altro elemento centrale del ricorso riguarda la proporzionalità del provvedimento, definito dall’Unione Club Granata come una vera e propria «punizione collettiva» che finisce per colpire una vasta «moltitudine di cittadini estranei a ogni tipo di violenza». Di qui la richiesta di rivedere e annullare il divieto, per tutelare i diritti di migliaia di tifosi innocenti.
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