Visto dalla Curva: la pazienza ha un limite

16.03.2009 10:26 di Marina Beccuti   vedi letture
Visto dalla Curva: la pazienza ha un limite
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Elvis Bogetti

Mi permetto di esternare tutta la mia insoddisfazione dopo aver visto una partita giocata in modo indecente da parte della squadra e orrendamente gestita da Novellino. Per quanto successo oggi mi sovviene un proverbio: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso"; Urbano Cairo deve prendersi le sue responsabilità e ammettere di aver SBAGLIATO a richiamare Novellino. Il Mister deve avere il coraggio di ammettere di NON ESSERE IN GRADO di salvare il Torino e dimettersi; i giocatori devono ammettere che NON SONO MENTALMENTE E FISICAMENTE PRONTI a combattere per rimanere nella massima serie. CAIRO non riesce a trasmettere lo spirito intraprendente e l'innata positività che lo contraddistingue, alla squadra; l'impronta che tenta di dare è poco profonda è scompare periodicamente come una scritta sulla sabbia della spiaggia all'arrivo di un'onda.


WAN, in una squadra falcidiata dagli infortuni, ha deciso, per scelta o per forza, di giocare con un canonico 4-4-2 (peraltro il suo modulo preferito) ma durante tutta la partita ho continuato a chiedermi perché i giocatori lanciavano lungo per le punte che dovevano ammaestrare la palla, girarsi, percorrere 50 metri di campo e tentare di concludere a rete. Non credo che questa tipologia di gioco se la siano inventata gli undici in campo o che abbiano deciso di adottarla in contrapposizione alle indicazioni del mister per ripicca.


Nella squadra schierata in campo è difficile trovare prestazioni positive di qualche giocatore: NATALI è stato lezioso, toccando la palla 30 volte comunque prima di lanciare lungo a saltare il centrocampo; RIVALTA (oggetto oscuro degli acquisti di gennaio) continua a sembrarmi spaesato e non in sintonia coi compagni; DELLAFIORE ha disputato una partita al di sotto delle sue possibilità; ZANETTI più che un mastino di centrocampo sembrava un volpino da salotto; BARONE non è riuscito a ripetere la prestazione del derby; ABATE ha sofferto la tipologia di gioco del palla lunga e pedalare; VENTOLA e BIANCHI non sono riusciti a fare un tiro in porta (a parte l'occasione della traversa dell'ex bomber da 18 gol della Reggina). Mi sento di giudicare appena sufficienti SERENI e RUBIN.


Mi spiace dirlo ma devo ripetere quanto già scritto in precedenza: nella passata stagione, dopo una serie di pareggi e prestazioni poco soddisfacenti, Novellino è tornato a casa e anche adesso, secondo me, deve prendere la via del ritorno. Purtroppo, per l'ennesima volta, la società ha bisogno di un cambiamento drastico, come è successo per De Biasi, e Cairo deve rendersi conto che il Toro non ha bisogno di un allenatore strapagato o con un curriculum invidiabile, ma di un uomo "qualunque" che abbia voglia di trasmettere fiducia e determinazione a giocatori che, in questo momento, sembrano allo sbando.

Ancora una volta i tifosi sono scontenti e stufi di guardare con ansia le partite e sperare in prestazioni convincenti che continuano a non arrivare. Ringrazierò sempre Cairo per aver rilevato il Toro, per averci portato subito in "A", per il sogno che ci ha fatto credere possibile, ma adesso deve rimboccarsi le maniche e trovare una soluzione velocemente: il tempo passa e bisogna agire in fretta altrimenti sarà "B". Il giocattolo Toro è suo è può farne ciò che vuole, perché ha speso dei soldi e ha fatto investimenti, ma senza di noi tifosi non riuscirebbe a sopravvivere per cui deve impegnarsi di più e parlare meno: che imponga il silenzio stampa, imponga un ritiro rigenerante, cambi allenatore, ma trovi una soluzione.


Noi tifosi siamo stufi. È impossibile che i buoni giocatori diventino sempre dei brocchi da noi, è impossibile che noi tifosi non riusciamo a godere mai di buoni prestazioni e risultati positivi. Non chiediamo lo scudetto o la Champions e neanche la UEFA; noi vorremmo smettere di soffrire, di vedere partite senza grinta, pareggi strappati per il rotto della cuffia, salvezze all'ultima giornata. Noi vorremmo poter andare allo stadio e tornare con la convinzione che la società fa di tutto per poterci ripagare del biglietto, o dell'abbonamento in curva o alla televisione. Noi vorremmo che il Toro si comportasse da Toro e non più sentire per TV giornalisti che dicono "È un Toro scornato", "La grinta che contraddistingueva il Toro adesso ce l'ha il Chievo", "La grinta di una volta del Toro adesso è passata alla sponda bianconera del Po".