Ventura: "Non si vince solo con il cuore, serve organizzazione e gioco"

20.04.2013 13:13 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Ventura: "Non si vince solo con il cuore, serve organizzazione e gioco"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il Torino oggi non è salvo, servono tre-quattro punti. Nessun calcolo per quel che riguarda i diffidati in vista del derby. Caricare la responsabilità della salvezza sulle spalle dei giovani sarebbe un delitto nei loro confronti.

In questa settimana avete pensato solo alla Fiorentina oppure già anche la derby?
“No, solo ed esclusivamente a questa partita perché incontriamo una squadra che sulla carta ha dei valori forse superiori ai nostri e se non si prepara la partita per cercare di colmare il gap con concentrazione, determinazione e lucidità diventa difficile”.

In diffida ci sono Glik, Gazzi, Vives e Jonathas questo può destare qualche preoccupazione in vista del derby e magari condizionare la gara con la Fiorentina?
“(Sospira, ndr) Io metterei una firma a vincere a Firenze e avere cinque giocatori squalificati. Se avessimo cinque punti in più potremmo fare discorsi di questo genere, ma oggi come oggi dobbiamo pensare a centrare l’obiettivo e sappiamo che ci sarà da soffrire e da lottare fino all’ultimo, però partita per partita cerchiamo di andare a prendere i punti che mancano e cerchiamo di schierare i giocatori che possono essere utili senza fare troppi calcoli perché non avrebbe senso. Io credo che Bonucci e Pirlo pur essendo diffidati giocheranno contro il Milan … o penseranno al derby? ”.

Alla luce di quanto si è visto nelle ultime giornate le squadre che sono in fondo alla classifica hanno fatto innalzare un po’ la soglia salvezza o rimane sempre la stessa?
“Siamo sempre lì … non lo possiamo sapere perché con i tre punti per la vittoria gli scenari mutano velocemente. Due-tre settimane fa il Palermo sembrava retrocesso e oggi ha la speranza di salvarsi, una vittoria basta per riaprire la speranza, che non significa certezza di recuperare sette-otto punti poiché sono tanti, ma recuperarne tre o quattro è fattibile, però non è facilissimo. Al di là delle considerazioni non credo che tutte le squadre arriveranno a quaranta punti”.

Quindi il Torino potrebbe essere già salvo?
“Oggi no, assolutamente no. Tutte le squadre che sono a trentasette punti non sono salve, ma chi ha già trentanove punti direi che al novantanove per cento può considerarsi taleo, perché obiettivamente chi è dietro dovrebbe fare una media punti scudetto per raggiungere quota trentanove, per carità nel calcio tutto è possibile, ma se una squadra ha vinto sei partite finora è difficile che vinca tutte quelle che restano, dico questo in generale. Per quel che ci riguarda non possiamo certamente fare discorsi di questo genere, ma dobbiamo pensare a noi, abbiamo lavorato per fare punti alcuni li abbiamo lasciati per strada, alcuni ce li hanno ….. (non termina la frase, ndr), è successo che qualche punto lo abbiamo lasciato e altri potevamo non lasciarli, i punti che abbiamo ottenuto finora sono trentasette, in realtà trentasei (per il meno uno di squalifica, ndr) e dobbiamo conquistarne ancora tre o quattro. Questo è il nostro obiettivo di quest’anno e per ciò stiamo lavorando. Qualsiasi risultato facciano gli altri se noi conquistiamo i punti che vogliamo non sarà un problema che ci riguarderà”.

Secondo lei la Fiorentina è la squadra che gioca il miglior calcio in questo momento in Italia?
“C’è stato un periodo che univa gioco a risultati quindi è sicuramente una squadra che ha un tasso qualitativo altissimo, la vera sorpresa non è quello che ha fatto la Fiorentina, ma la capacità di allestire questa squadra. Quando sono arrivati in Italia erano in pochi a conoscere Borja Valero e Gonzalez, giocatori che hanno sorpreso, è chiaro che non sorprendono Aquilani o Pizarro, che si conoscevano già, ma Cuadrado e Savic, sì e sono calciatori di qualità assoluta. E’stata fatta una grande campagna acquisti e quindi poi è stato bravo Montella ad assemblare e direi che è venuta fuori una squadra che per lunghi tratti ha unito risultati a un gioco del calcio piacevole, ha avuto delle flessioni, ma questo nell’arco del campionato ci sta”.

Montella è uno degli allenatori emergenti che avrà una carriera lunga e brillante?
“Montella ha fatto un campionato positivo l’anno scorso a Catania e quest’anno a Firenze anche riuscendo ad assemblare tanti giocatori nuovi. Credo che per ufficializzare la nascita di un grande tecnico ci voglia la conferma, magari in una società nuova, se avvenisse vorrebbe dire avere delle idee e saperle mettere in pratica. Però, ripeto, per quello che ha fatto a Catania e a Firenze è uno di quegli allenatori giovani che ha diritto di avere delle chance, molti arrivano solo perché sono giovani, ma nel caso di Montella aveva accumulato un bagaglio d’esperienza da calciatore e, probabilmente, aveva già dentro qualche cosa. Avendo allenato due anni e fatto bene in due piazze diverse: non può essere un caso”.

Montella è stato un grande attaccante e di solito è più facile diventare bravi allenatori per chi gioca in altri ruoli.
“Questo fa parte delle cose che vengono dette nel calcio, io credo che non conti molto. Ci sono allenatori che hanno idee e altri che non ne hanno, Sacchi non aveva mai giocato a calcio e ha avuto delle idee, Guardiola era stato un grande calciatore e da allenatore ha delle idee, quindi non è questo il discorso”.

Riprendendo a parlare del Torino, in questo finale di stagione chi ha più esperienza può contribuire maggiormente a conquistare i punti che mancano o anche i giovani con il loro entusiasmo e la loro voglia di emergere potrebbero essere utili?
“Abbiamo la nostra struttura, spero che nelle ultime partite ci sia la possibilità per Bakic, Menga e gli altri di potersi far vedere e mostrare le qualità che hanno. Caricare sulle spalle di ragazzi che sono giovanissimi e conoscono poco il campionato italiano la responsabilità della salvezza di una squadra che ha la storia del Torino sarebbe un delitto nei loro confronti. Le cose vanno fatte con raziocinio ed efficienza, abbiamo una struttura, abbiamo fatto bene l’anno scorso e quest’anno e cerchiamo di portare a compimento quest’opera, poi considerazioni se ne potranno fare tante”.

Cerci che per la prima volta torna a Firenze potrà essere un’arma in più per il Torino?
“Speriamo, ma non lo so, vorrei. Spero che sia la partita del Torino, domenica la squadra mi aveva soddisfatto, è vero che abbiamo preso due gol, ma avevamo disputato una buona partita e bastava aver visto la Roma contro l’Inter e paragonare le due partite che sono state completamente diverse. Abbiamo messo in difficoltà la Roma e potevamo passare in vantaggio e abbiamo avuto anche più volte la possibilità di pareggiare. E’ il Torino che può fare risultato a Firenze, non Cerci, però se Alessio, per motivi suoi personali, riesce a darci un quid maggiore è ben accetto”.

Si può ipotizzare un Torino meno bello da vedersi, ma più concreto in queste ultime partite?
“Io non sto parlando di un Torino bello o non bello, ma di una squadra che gioca o non gioca. Credo che il rammarico di non aver fatto risultato contro la Roma, parlo di questa gara perché è l’ultima, sia dovuto al fatto che si è giocato. Se fossimo all’ultima di campionato e mancasse un punto si potrebbe conquistarlo magari anche facendo le barricate, ma sette punti in serie A non li si fa con le barricate. Se a sei partite dalla fine si fanno le barricate si è già retrocessi, ma se siamo qui è perché ci siamo arrivati attraverso un modo di essere e di partecipare, con un gioco, che per carità può essere sicuramente migliore, e sono sicuro che, se ci sarà la possibilità, proiettato nel futuro diventerà migliore, però oggi come oggi non possiamo prescindere dal fatto che ce la dobbiamo giocare attraverso le nostre conoscenze e non solo attraverso il grande cuore. Mi sembra che sia stato dimostrato che il grande cuore non basta, io ricordo che il Torino dello scudetto non era un grande cuore, ma una grande qualità ed era una delle squadre che giocava di più a calcio e non ha vinto lo scudetto solo mettendoci il cuore, bensì con il gioco, l’organizzazione e la qualità, non si può ottenere risultati solo con la lotta”.