Toro, un crollo che fa male

12.03.2013 09:22 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: Flavio Bacile per TorinoGranata
Toro, un crollo che fa male
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Ha fatto tutto il Toro, nel bene e nel male, molto di più nel male per essere sinceri, tanto da risuscitare una squadra che sembrava più che tramortita, riuscendo anche “nell’intento” di salvare la panchina a Donadoni, e tutto questo in un clima di contestazione che cresceva con l’andare dei minuti. Poco conta che il Toro per 75 minuti abbia tenuto bene il campo e creato almeno tre occasioni nitide da gol, anche perché le partite durano 90 minuti più recupero, e perché non si può sparire dal campo, altro che black out, un atteggiamento questo che nessuno si può permettere, ancor meno questo Toro.


Ma gli errori vengono da lontano, c’è poco da fare.


Avevo già detto, e non solo dopo questa brutta prestazione di Masiello, che il miglior terzino sinistro del Toro, nella miriade di giocatori presi per coprire quel ruolo, era D’Ambrosio, i fatti continuano a darmi ragione. Il motivo non è solo tecnico, ma anche tattico. Ora come ora, il Toro è mono fascia, quella destra per intenderci meglio, a volte anche mono giocatore (Cerci) quando Darmian resta sulle sue, dalla sinistra non arriva mai nulla, o poco se preferite, e per una squadra che punta molto sugli esterni non è un handicap da poco. Lo stesso Santana, parere personale sia chiaro, ha fatto pochissimo durante i novanta minuti, tolto il gol, dovuto ad una grandissima giocata ed intuizione di Birsa, è difficile considerare accettabile la partita dell’esterno. Mi pare che anche le dichiarazioni di fine partita del giocatore confermino questa mia impressione. Sarà stato un caso, ma con D’Ambrosio a sinistra, anche l’esterno offensivo ha sempre fatto prestazioni più che dignitose. Strano che un tecnico navigato come Ventura non si sia accorto della cosa, perché tabellini alla mano, la cosa è più che lampante.


Un discorso più ampio meriterebbe Vives. Non ho mai nascosto le stima che ho nei confronti del giocatore, ma è altrettanto evidente che quando gioca fuori posizione, sia sulla fascia, sia come terzo di centrocampo nel 4-3-3, il livello qualitativo delle sue prestazioni è di molto inferiore alle sue reali capacità, è sembra essere un lontano parente di quel giocatore che abbiamo visto a Lecce o nel finale della passata stagione. Che ci fosse un buco nel centrocampo, in una posizione delicata come quella che ha ricoperto Vives a Parma era cosa risaputa, non solo a gennaio, ma persino a luglio. Ma sul centrocampo granata pesa l’incredibile scelta fatta quest’estate, ribadita a gennaio con la rinuncia ad un giocatore come D’Agostino che si è accasato a Pescara, quella cioè di rinunciare ad un uomo d’ordine. Personalmente non penso che lo sia Brighi, ne possono caricarsi di questo fardello giocatori come Basha o Gazzi che hanno altre caratteristiche.


Quanto agli errori offensivi e difensivi che abbiamo visto a Parma, c’è poco da aggiungere. Bianchi ha sbagliato uno stop davanti al portiere che non si può sbagliare, ma ci può stare, insomma fa parte del gioco. Non fa parte del gioco invece che con un giocatore a terra si permetta alla squadra avversaria di giocare la palla, neanche si può battere un fallo laterale con un compagno che chiede il cambio, ingenui è poco, anzi a volte sembra un complimento. Ancor meno si può permettere ad Amauri, che non è certamente un fulmine di guerra di passare indisturbato tra due giocatori, Rodriguez e Masiello, e di tirare in porta con Glik a due metri nella veste di spettatore. Sull’errore di Masiello si è scritto un fiume di parole, e non ho voglia di infierire. Dico solo che già nelle giovanili insegnano che non si fanno passaggi laterali nella zona di centrocampo, figurarsi davanti alla propria area di rigore.


Purtroppo la prestazione di Milano ci ha illusi, altra partita che il Toro poteva portare tranquillamente a casa, come hanno fatto Siena e Bologna in queste ultime giornate. Insomma ci siamo fatti incantare dal blasone e non dalle indicazioni che il campo ci stava proponendo. Il pareggio interno contro la Sampdoria doveva riportarci con i piedi per terra, invece non è bastato, così come la sconfitta di Cagliari e il pareggio interno contro l’ultima in classifica, il Palermo. Spero che questa sconfitta faccia riflettere tutti.


Ora c’è la Lazio, che viene da un periodo nero, ed è proprio questo che mi fa più paura. Siamo specialisti nel togliere dalle ambasce le squadre che ne hanno bisogno, questo vale anche per i giocatori che non trovano la via del gol da mesi, ed allo stesso tempo a complicarci la vita da soli. Proprio come è successo a Parma.