Toro, proprio non ci siamo

21.03.2011 08:18 di Marina Beccuti   vedi letture
Toro, proprio non ci siamo
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© foto di Federico De Luca

Flavio Bacile

 

Il Toro è riuscito a mettere d’accordo tutti, ottimisti cronici e pessimisti d’annata o d’annate, se non si fanno quegli otto-nove punti che servono, il rischio di sprofondare ancora più in basso diventa reale, imminente forse no, ma lo stesso dietro la porta di casa.
Ogni sabato che sia, i problemi diventano sempre più profondi, un vero è proprio baratro aperto pronto ad ingoiare i granata, senza questa volta nessuna via di scampo, perché tutto si può giustificare, tranne un fallimento sportivo di queste proporzioni.
Un Toro che sta sprofondando nelle sabbie mobili della cadetteria, a piedi uniti, senza alzare la testa, senza un battito di cuore, senza quasi quella rabbia e quella forza che ti deve dare la disperazione; perché se questo Toro non è disperato poco ci manca.
Poco importa se quelli davanti “frenano”, il Toro in questo momento non è capace neanche d’ingranare la prima, un disastro vero è proprio che ha tanti padri, che rischia però di lasciare una marea d’orfani, i tifosi, che continuano ad ingoiare bocconi amari, uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità.


Saluto Papadopulo, tecnico esonerato dopo undici giorni, un record forse, un primato assoluto, almeno nella storia del Toro per quello che riesco a ricordare. Paga le due sconfitte consecutive e le sue idee di gioco, che ovviamente, vista anche la decisione presa, non coincidono con quelle della proprietà. Vero, anzi verissimo che il Toro ha avuto più occasioni gol del Frosinone, con Bianchi ed Antenucci, altrettanto esatto il fatto che il Toro, escluso l’ultimo quarto d’ora, ha interpretato la partita contro i ciociari nel modo peggiore, con una mollezza sconcertante, in un primo tempo che si è distinto solamente per la sua bruttezza. Chiaro che non può essere solo questo, un tecnico non si giudica in undici giorni, pensare l’opposto sarebbe pura follia, e non solo calcistica.


Un nuovo in bocca al lupo a Franco Lerda, tecnico giovane che si farà, che però in questa seconda avventura al Toro si gioca molto, professionalmente ed umanamente, anche perché non ha mai fatto segreto di essere un tifoso del Toro. Il cipiglio deve però cambiare. Il Toro di Lerda in trenta partita ha viaggiato con una media di 1,366 punti a partita, più o meno una vittoria, un pareggio, una sconfitta ogni tre partite, ed evidentemente questo non basta per raggiungere i playoff. Bisogna cambiare e non poco, nel passo, nell’autostima, nel gioco, nella credibilità.


Bisogna meritarsi quello che finora non abbiamo meritato, primo fra tutti l’affetto e l’amore delle gente, che si è allontanata dal Toro, ma non disaffezionata, ed aspetta solo un segnale di vita per tornare più numerosa di prima. Spero seriamente non si torni a parlare di moduli, anche perché ne abbiamo le tasche piene, si giochi con qualunque modulo si voglia, l’importante non è certamente quello, ma le motivazioni che riesci a mettere in campo, la voglia di lottare e di soffrire su ogni pallone, tutte cose che per portare a casa un risultato restano ancora predominanti.


C’è un lungo tunnel buoi da passare per vedere un lampo di luce, nella speranza che poi non sia un abbaglio, perché se pensare ai playoff oggi sembra quasi uno squilibrio mentale, diventa qualcosa che va oltre la follia pensare di vincerli.
Il caso vuole che sia ancora tutto nelle nostre mani. Speriamo di non sciupare quest’occasione, che è sicuramente l’ultima che il campionato ci offre. La palla passa nuovamente a Lerda, speriamo definitivamente, non si sa mai, almeno al Toro.