Il Toro stecca la prima

25.08.2010 09:40 di Marina Beccuti   vedi letture
Il Toro stecca la prima
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© foto di Alessandro Pizzuti

Flavio Bacile

 

Difficile giudicare una squadra alla sua prima uscita, resta il fatto che il Toro ha perso la prima di campionato, in casa, contro una squadra neopromossa, e questo è un dato incontrovertibile. Che poi il Varese resti pur sempre una brutta gatta da pelare, e tutt’altro discorso. Insomma il Toro ha perso contro una buona squadra, che non è però una pretendente alla promozione, ma una squadra che lotterà fino alla fine per centrare il suo obiettivo, che è la salvezza. Per me era la squadra giusta per la prima di campionato, e non come leggo, il peggiore avversario che potesse capitare. Semplicemente perché è una squadra che deve “imparare” a gestire la categoria, a conoscere il campionato, a calibrare forze ed impegno, questo senza nulla togliere a Sannino che è un ottimo allenatore, e senza sottovalutare l’organico del Varese che è un organico giusto per la cadetteria. I meriti del Varese fanno paio con i demeriti del Toro, tanto è stato ordinato, intenso, reattivo il Varese, tanto non lo è stato il Toro, che è apparso quasi legato, con alcuni uomini ancora non in condizione, e non parlo degli ultimi arrivati. Non ho poi apprezzato che alla prima di campionato il Toro sia ancora un cantiere aperto, si parla di due o tre innesti ancora possibili, in ruoli non marginali. È evidente che cominciare il ritiro con la squadra già fatta, facilita e non poco il lavoro dell’allenatore, altrimenti non si capirebbe l’importanza del ritiro pre-campionato, si potrebbe tranquillamente farne a meno, con buona pace di presidenti e giocatori. Il fatto che Sgrigna si sia allenato con i compagni sola da giovedì, e Bernacci abbia potuto fare un solo allenamento con la squadra, entrambi titolari contro il Varese, a mio parere non depone a favore del Torino, che è una squadra che per tradizione, cultura, bacino d’utenza, importanza storica nel panorama nazionale, tifoseria, deve partire sempre per vincere il campionato, sia pur cadetto, e questo molto prima dell’avvio dello stesso.


In e Out di Torino-Varese


Out
La società : per quanto detto sopra
Lerda: tante attenuanti tutte giuste, ma la formazione del primo tempo non mi è piaciuta per niente, evidentemente è piaciuta poco anche a lui visto che ad inizio ripresa ha effettuato due campi. Da capire ancora quale possa essere la posizione migliore per Sgrigna, almeno per il mio gusto personale.
Morello: buoni interventi, ma i dubbi sul primo gol restano;
Filipe: imbarazzante in fase difensiva, sembra aver un buon passo, deve perciò sfruttarlo;
Ogbonna: è sempre tra i miei preferiti, ma questa volta l’ho visto appesantito, messo troppo spesso in difficoltà da Cellini che è sicuramente un buon giocatore, ma non basta per giustificare la sua prestazione;
Gorobsov: non è quasi mai entrato in partita, un peccato, perché mi sembra un talento naturale;
Belingheri: ennesima prestazione opaca di un giocatore che fatica a ritrovarsi;
Stevanovic: sembra avere i colpi giusti, non li mette in mostra, anzi sbaglia un contropiede che doveva finalizzare meglio, cercando la rete come fanno i giocatori “con i colpi giusti”
Bernacci: non è Bianchi quindi non andrebbe servito come Bianchi, ma quando gli capita la palla alla Bernacci, cioè rasoterra, sbaglia un gol clamoroso;
Zanetti: aggiunge peso e cattiveria ad un centrocampo che era apparso troppo morbido nel primo tempo, ma per me non basta, mi aspetto da lui anche della qualità.


IN


Di Cesare: non proprio lindo da colpe sul secondo gol del Varese, ma autore di alcune chiusure pregevoli;
Garofalo: mi è apparso sottotono fisicamente, è riuscito comunque a garantire un buon apporto alla fase offensiva e ha sbagliato nulla in quella difensiva
Obodo: parte male, dopo il gol cresce fino a chiudere come migliore in campo dei granata;
Sgrigna: sicuramente il maggior talento di questo Toro, tecnicamente parlando può accendere la partita in qualsiasi momento, a tratti lo fa, ma non basta per acciuffare il pari;
Rivalta: il solito, cioè un giocatore solido, che non eccede mai, sia nella buona che nella cattiva sorte;

 

 


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