Fuori l'orgoglio

17.03.2009 09:14 di Marina Beccuti   vedi letture
Fuori l'orgoglio
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Claudio Piana

Ci risiamo, sono passati quasi quattro mesi dall'esonero di De Biasi e quasi dodici da quello di Novellino ma per il Toro il tempo sembra non passare. Purtroppo però non è un complimento come quello che si fa alle signore di mezza età, è una triste e dura presa di coscienza sui limiti di questo gruppo, è la conferma che questa squadra è priva di carattere oltre ad avere ormai evidenti ed innegabili limiti tecnici. Il presidente Cairo ed il diesse Foschi al momento hanno confermato Novellino "con riserva". Per Monzon sarà decisiva la partita di domenica contro l'amata Samp del "nemico" Mazzarri. Nel caso non arrivasse una vittoria infatti per il Toro si materializzerebbe l'ennesimo cambio alla guida tecnica.


Si tratterebbe del sesto cambio di allenatore in tre campionati di serie A per il Toro di Cairo, il disperato tentativo di evitare una retrocessione che avrebbe effetti pesantissimi sui bilanci della società. Ovviamente i colpevoli di questa situazione sono in primis i calciatori, e vista la pochezza caratteriale di chi scende in campo ho dei dubbi che il cambio di allenatore possa bastare per risollevare la squadra. Nella prestazione di domenica infatti non si riesce a scovare un giocatore in grado di meritare la sufficienza, non si può elogiare nessuno almeno per l'impegno o per la voglia di combattere. Quello che mi ha lasciato allibito è l'atteggiamento dei calciatori granata, la loro indisponenza, il non essere squadra ed il disunirsi di fronte alla prima difficoltà. E’ proprio questo che più fa male ai tifosi del Toro, è vedere la propria squadra perdere senza combattere, è la totale assenza di orgoglio in chi indossa la maglia granata, è dover subire in silenzio in uno stadio come Bergamo, non san Siro, cori del tipo "serie B, serie B" e non poter far altro che imprecare per quello che il Toro è diventato.


Ho sempre sostenuto che la scelta di Novellino fosse quella giusta, ma da domenica questa certezza non posso più averla perchè a Bergamo, complice la divisa bianca, mi è sembrato di vedere per novanta minuti pascolare in mezzo al prato un gregge di pecore privo del pastore. Nel secondo tempo il primo tiro in porta, se così si può chiamare, è arrivato al 41° minuto, con un passaggio di Abate verso il portiere nerazzurro. Per tutta la ripresa non si è vista un’azione degna di tale nome, solo maldestri tentativi di assolo che immancabilmente si tramutavano in ripartente dell’Atalanta, come in occasione del secondo goal di Floccari.


Certe scelte di Novellino ultimamente mi lasciano un po’ perplesso, come ad esempio lo schierare nel derby la coppia d’attacco Stellone e Rosina o il preferire sistematicamente un impresentabile Zanetti a Saumel, che non capisco per quale motivo non venga considerato viste le prestazioni sempre al di sopra della sufficienza. Fino a domenica c’era però la sensazione che forse stesse nascendo un gruppo coeso, finalmente uno spogliatoio unito pronto a darsi una mano l’uno con l’altro ed un allenatore agguerrito nel difendere i propri calciatori. Se questa non era solo una sensazione ma la realtà lo scopriremo contro la Samp, quando la squadra dovrà una volta per tutte dimostrarsi tale e giocare non solo per il proprio allenatore ma anche per l’orgoglio di essere nel Toro.