Agroppi: "Giocare nel Toro è un punto di arrivo, anche in B"

03.07.2011 08:15 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Tuttomercatoweb.com
Agroppi: "Giocare nel Toro è un punto di arrivo, anche in B"
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© foto di Federico De Luca

Abbiamo intervistato in esclusiva Aldo Agroppi, centrocampista del Torino dal 1967 al 1975, e con lui parlato del nuovo corso della squadra granata. Cambiare allenatore e giocatori era necessario dopo la stagione fallimentare dell’anno scorso. La nuova squadra deve avere entusiasmo e soprattutto qualità. Il Torino ha una storia, un blasone ed è un mito e accettare di giocarci è un obbligo. Ogbonna e Bianchi sono bravi, cedendoli si può far cassa e rinforzare la squadra. Il tifoso granata deve aver  fiducia in questa nuova gestione, l’allenatore è navigato, ha mestiere e consce bene tutte le categorie.

Con l’arrivo dell’estate immancabilmente il Torino fa l’ennesima rivoluzione. Cosa ne pensa?
“Cambiare era necessario dopo il campionato, per certi versi fallimentare, dell’anno scorso non si poteva ripresentarsi con le stesse facce sia per quanto riguarda l’allenatore sia per i giocatori, quindi mi pare giusto e scontato che si sia cambiato l’allenatore e si allestisca una formazione con volti nuovi, nella speranza di ritrovare l’entusiasmo e soprattutto la qualità. La qualità è importante. Speriamo bene, perché più che sperare non possiamo fare noi del Toro”.

I primi acquisti Ebagua, Antenucci e Coppola approdano in granata come comproprietà e prestiti e altri giocatori come Meggiorini, Glik, Strasser  tergiversano nell’accettare la serie B. Al Torino la musica sembra non cambiare mai?
“Questa è una prerogativa del direttore sportivo Petrachi, è lui che deve impostare le strategie di mercato. Evidentemente acquistare i giocatori definitivamente sono costi molto onerosi e allora si pensa di prendere un giocatore in comproprietà per poterlo riscattare l’anno dopo. Cairo in tutti gli anni della sua gestione ha tirato fuori molti soldi, d’altra parte rinnovare la rosa è necessario, però è altrettanto certo che comprare i giocatori definitivamente vuol dire spendere molti altri soldi. Ebagua ha fatto bene a Varese ed è un attaccante che si integra benissimo con Antenucci. Secondo me accettare di giocare nel Torino è un obbligo, come accettare la Sampdoria non è la B giocata a Crotone, non si offendano i tifosi calabresi. Il Torino ha una storia, un blasone ed è un mito, vestire la maglia granata è sempre un punto di arrivo, anche in serie B. Io non mi creerei nessun problema, però evidentemente chi non la sceglie pensa di poter giocare in serie A”.

Ogbonna e Bianchi potrebbero andare altrove. Due sacrifici inevitabili?
“Sono molti richiesti perché sono due giocatori bravi. Dipende dalle prospettive della società, di Cairo e di Ventura, non lo so cosa vogliono fare. I giocatori sono bravi tutti e due e non saprei se è arrivato il tempo  di cambiare. Ogbonna ha fatto un ottimo campionato, Bianchi è stato fuori parecchio tempo a causa di infortuni, ma insomma è un giocatore che in serie B non si discute. Cedendoli si può fare cassa e rinforzare la squadra, nessuno è incedibile”.

I tifosi temono che anche la prossima stagione non sarà molto differenti dalle precedenti nonostante l’arrivo di Ventura. Secondo lei sono troppo pessimisti?
“Come si fa ed essere ottimisti visti gli anni passati. Però io dico sempre che la mamma non si cambia ed il Torino per me è la mamma. Io sono un tifoso del Toro, anche dovesse andare in Lega Pro. Bisognerebbe ragionare tutti in questa maniera, ma evidentemente i tifosi del Toro ormai sono stufi, ma debono pensare che Cairo non si diverte a perdere o a spendere quattrini, non è un presidente al quale si può rimproverare di non aver speso. Ha speso e anche molto, poi bisogna vedere se ha speso bene o ha speso male. Il tifoso granata deve aver  fiducia in questa nuova gestione, l’allenatore è navigato, ha mestiere e consce bene tutte le categorie. Bisogna aver fiducia via”.