I tifosi del Toro vanno compresi e i giocatori devono farlo anche se si addentrano in un terreno minato

I tifosi del Toro vanno compresi e i giocatori devono farlo anche se si addentrano in un terreno minatoTUTTOmercatoWEB.com
La Curva Maratona
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Oggi alle 14:42Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

E’ una sorta di obbligo per i giocatori del Torino prendere pubblicamente le distanze dalla contestazione dei tifosi nei confronti della società e parlarne come se dipendesse solo dalle loro prestazioni e dai risultati e non dagli ultimi due decenni di gestione del club da parte di Urbano Cairo. Per carità è comprensibile che debbano farlo visto che sono dei tesserati e per questo non possono correre il rischio di fare cosa non gradita a chi gli paga lo stipendio, capiterebbe lo stesso a qualsiasi dipendente di qualsivoglia azienda.

Tutto ciò crea indubbiamente grande imbarazzo nei giocatori quando nelle interviste devono rispondere a domande inerenti a questo argomento, com’è capitato ieri a Alberto Paleari persona per bene, intelligente e non ultimo dotato di sensibilità. Ieri al portiere granata da due differenti giornalisti sono state rivolte due domande che lo hanno messo in grande difficoltà nel rispondere. Non si fa fatica a pensare che sia stato per lui peggio che parare in campo, tant’è che gli tremava la voce e il suo volto si è arrossato.

Qual è la frase che più l'ha colpita nel confronto con i tifosi?
"Mi sento di ringraziare chi oggi era qui con noi. Se devo essere sincero, la cosa che mi dispiace è che nel momento del bisogno, e noi siamo in un momento in cui potremmo avere bisogno di una mano in più, loro hanno fatto la scelta di non venire. Ed è ciò che il mister ha cercato di far capire loro, ma hanno ribadito il fatto di non voler tornare. Spiace e spero che prestazioni come questa possano fargli cambiare idea. Abbiamo trovato un bel muro, dispiace ma magari con una vittoria, farcendo buoni risultati riusciamo a ritrovarli. La Maratona quando canta all’inizio della partita è bellissimo. Penso a quando mia figlia fa il bagno e agita la bandiera, lo facciamo spesso dopo che fa il bagno, ed è un’emozione che mi è venuta la prima volta che sono arrivato qui l’anno scorso. E’ un peccato, parlo personalmente e a me dispiace”. 

Pur capendo ciò che dice, ma nel confronto di ieri nessuno con voi avrà parlato solo di una partita, di una vittoria o di una sconfitta. Ci sono delle ragioni molto più profonde. Avete colto fino in fondo il senso della protesta dei tifosi?
"Ci sono giocatori che sono qua da sei mesi e possono essere aiutati dal pubblico. Io sono qui da due anni, altri da un mese, come Marianucci, e quindi il discorso della curva esula da noi. Mi dispiace quello che stanno … non so veramente cosa dire. Credo che in un momento in cui la squadra non riesce a fare punti e a fare risultato il dodicesimo uomo della Maratona è roba per chi viene qui ...poi sinceramente non so cosa dire. Vedo che scuoti la testa, ma ….".

E poi il giornalista ha chiosato: Bisognerebbe avere uno spazio per confrontarsi e parlare, ma non è certamente questo il luogo. Sacrosanta verità.

Curiosamente anche mister D’Aversa, che aveva assistito il giorno della sua presentazione alle domande che erano state rivolte a Cairo e sentito le risposte, alla vigilia della partita con la Lazio interrogato sul confronto che lui e alcuni rappresentanti dei giocatori avevano avuto con i tifosi, prima dell’inizio della rifinitura del mattino, ha concentrato il discorso sui risultati: "E' stato un confronto civile. I nostri tifosi hanno voluto stimolare la squadra e ribadire il concetto che quando si va in campo si deve cercare di lottare per fare risultato, ma soprattutto per  far sì che i nostri tifosi siano orgogliosi di noi che indossiamo questa maglia. E' normale che, per raggiungere l'obiettivo, serve un ambiente compatto e se loro ci dessero una spinta magari sarebbe anche più facile. Non entro però nel merito delle decisioni perché devo pensare solo ad allenare la squadra. Con i nostri ragazzi dobbiamo rimotivare i tifosi a venire allo stadio: questo dipende solo ed esclusiva mante da noi, dai risultati e soprattutto dalle prestazioni, dal modo in cui la squadra va in campo".

Sembra quasi che la linea che devono tenere i tesserati del Torino Fc sia quella di non conoscere tutte le sfaccettature dell’ambiente che li circonda e limitarsi alle cose di campo. Tutto ciò però potrebbe rivelarsi un boomerang perché può generare ulteriori mal di pancia da parte dei tifosi e si fa davvero fatica a pensare che chi lavora nel Torino Fc possa non avere neppure la curiosità di capire perché da anni i tifosi del Toro contestano Cairo con cori allo stadio, striscioni esposti per la città e persino al Giro d’Italia, organizzato dalla Gazzetta dello Sport di proprietà di Cairo, marce e in quest’ultimo periodo anche non entrare allo stadio nelle gare casalinghe, ma seguire e sostenere la squadra in trasferta. Sui social poi è pieno di notizie su quest’argomento per cui non può passare inosservato.

I giocatori non devono percepire come una sorta di trappola le domande che ricevono su quest’argomento perché non si tratta di una trappola. Loro oltretutto sono personaggi pubblici e in Italia la Costituzione garantisce che: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (articolo 21).

Per carità ognuno è libero di fare come meglio crede, ma sarebbe opportuno che tutti conoscessero la Storia del Torino un club che ha quasi 120 anni e che ha contribuito a scrivere la storia del calcio italiano e mondiale. Se si conoscesse la Storia del Toro si capirebbero le radici profonde del malcontento, per usare un eufemismo, dei tifosi granata. Dovrebbe essere normale andare al Museo del Toro, si trova a villa Claretta Assandri in via G.B. La Salle 87 a Grugliasco, comune in provincia di Torino, anche se da statuto della Fondazione Filadelfia dovrebbe essere al Fila, proprio accanto a dove si allenano quotidianamente i giocatori, seppur non sia ancora stata neppure posta la prima pietra. Il Museo a differenza degli altri di tutte le squadre di calcio è gestito da tifosi volontari e nulla ha a che vedere con il Torino Fc. Già questo dovrebbe far sorgere non poche domande. E come se non bastasse il presidente Urbano Cairo ci ha messo i piedi una sola volta e anche la prima squadra nelgi ultimi 20 anni lo ha visitato una sola volta ai tempi di Ventura. Anche questa è una grande anomalia. Essere portati il 4 maggio a Superga in occasione delle commemorazioni del Grande Torino o per qualcuno andarci quando si viene tesserati non basta a comprendere che cos’è il Toro e chi è il suo popolo. Sulla Storia del Toro sono state scritte milioni di pagine, ci sono film, canzoni, documentari e quant’altro non è difficile quindi informarsi, anzi.

Se si vuole ricucire con i tifosi del Toro che si sentono traditi negli ideali e nella loro Storia basta dedicare un po’ di tempo e stare ad ascoltarli davvero e aprire il proprio cuore se ne troverà uno grandissimo, vecchio ma forte e tutto granata.