Inno al Toro, alla scoperta di Valerio Liboni

06.06.2012 19:24 di Marina Beccuti  articolo letto 6699 volte
Fonte: Salvino Cavallaro per IlCalcio24
Inno al Toro, alla scoperta di Valerio Liboni

Da “Donna felicità” a Leonardo da Vinci il salto di qualità è abissale. Eppure, Valerio Liboni, artista e musicante di lungo corso, agli inizi
della sua carriera non avrebbe mai pensato di coniugare nell’interesse personale due mondi così diversi ma al contempo eguali tra loro; la canzonetta e l’arte. Creare musica è arte, così com’è artistico, creativo e culturale dipingere un affresco. “La vita, a volte, ti porta a percorrere strade che mai avresti immaginato” dice Liboni con senso di fatalismo. Nato a Torino sotto il segno dei Pesci, Liboni è figlio d’arte. Suo padre Gianni, infatti, è stato stimatissimo autore cabarettista ma anche ultima spalla di Macario, il celebre comico torinese. Ed era naturale che Valerio, vivendo nel magico mondo luccicante dei lustrini da palcoscenico, fosse indirizzato ad amare l’arte illuminata dai riflettori. Comincia così il suo percorso professionale debuttando come batterista e inizia prestissimo a comporre testi per cimentarsi come cantante, produttore e arrangiatore, toccando nel tempo con sempre maggiore prestigio tutti i punti più importanti della carriera di musicista professionista. Nel 1971 fonda il gruppo “La Strana Società” e con loro partecipa, cinque anni dopo, al Festival di Sanremo. Nel 1977 entra a far parte come batterista del complesso dei “Nuovi Angeli” e da qui si moltiplicano tutta una serie di esperienze artistico- musicali che lo portano al successo. Ma Valerio Liboni è anche autore di tanti inni ufficiali del “suo” Toro, squadra della quale è tifoso dalla nascita. Oggi scopre il magico e affascinante mondo di Leonardo da Vinci, un’incontro
che stuzzica la curiosità non solo dei suoi fan.

Valerio Liboni, musica e interesse per Leonardo da Vinci. Come nasce quest’incontro nella tua vita?
“Si chiama “Il Genio di Leonardo”, un’interessantissima mostra promossa dal Dott. Meccia, uno scienziato che si è sempre occupato di musei e mostre e che ho avuto la fortuna di conoscere per puro caso. Egli, già in passato, mi aveva proposto di entrare a far parte della Fondazione “Antropos” che promuove la cultura italiana nel mondo. La sua passione verso i disegni di Leonardo mi ha coinvolto e incuriosito al punto tale che ho accettato di far parte di questo progetto. La mostra, che è già esposta in undici paesi del mondo, la offriremo gratuitamente al governo cubano e tutti gli incassi derivanti dagli ingressi, saranno devoluti per opere umanitarie legate a Cuba. La mostra, che consta di 104 pezzi, sarà inaugurata a L’Avana il 23 giugno prossimo. Tutto ciò è un piccolo fiore all’occhiello verso il paese che ha dato i natali a mia moglie, una terra che amo profondamente e dove spero di stabilirmi per sempre alla fine
della mia carriera”.

Da “Donna felicità” a Leonardo da Vinci, il salto di qualità è notevole, non trovi?
“Sì, in effetti è così. La vita a volte ti porta a percorrere strade che mai avresti immaginato prima. Comunque, sono molto contento di ciò che faccio e ho fatto in passato”.

E passiamo alla musica. Dopo tanti anni, c’è stata la storica reunion con il gruppo dei Nuovi Angeli. Un caso o un effettivo desiderio di ritorno al passato?
“Direi che è stato un caso nefasto in quanto i Nuovi Angeli qualche anno fa hanno perso il chitarrista Alberto Pasetti che era uno dei fondatori del gruppo. Così Alberto Sabbioni, che è il bassista ereditario dei Nuovi Angeli, mi ha coinvolto nell’iniziativa di incidere due cd, uno dei quali dedicato alle mamme, intitolato “Mamma è..” che è uscito l’8 maggio scorso. Quindi, io, Sabbioni e Silvano Borgatta abbiamo ricostruito il gruppo musicale che è partito per una tournée dal Teatro Romagnoli di Monza il 2 maggio e proseguirà con varie tappe per tutta l’Italia”.

Parliamo della tua compilation “Toro mio”. Un raggruppamento di tanti inni ufficiali granata che hai scritto e cantato nel tempo.
“ E’ vero. Ho scritto il mio primo inno ufficiale per il Toro “Forza Toro alé” nel 1982 ai tempi di Leo Junior e Dossena, fino ad arrivare a quello attuale dal titolo “Ancora Toro” che, a mio avviso, è forse l’inno che maggiormente rappresenta la Società Calcio Torino F.C. Devo dire che è un inno che mi emoziona particolarmente, soprattutto quando vado allo stadio e sento i tifosi della Curva Maratona che cantano assieme a me. Sono davvero soddisfatto della mia compilation che sta avendo un particolare successo di pubblico. Si tratta di pezzi scritti e cantati con il cuore. Non a caso ho inserito nel cd, anche il pezzo intitolato “Con il Toro nel cuore”.

Torino, la tua città. Cosa si prova a vivere una vita fatta di continui viaggi e poi ritornare a casa propria?
“E’ bello ritornare a casa dopo lunghi viaggi. Torino è la mia città, il posto in cui sono nato e che amo profondamente. Tuttavia, devo dire che è molto cambiata rispetto alla Torino che io ricordo. Ma sono molto affezionato anche a Roma che considero la mia seconda città, anche perché ci abita mia figlia. Poi L’Avana, un luogo d’incanto dove si vive a dimensione umana”.

A quale quartiere di Torino sei maggiormente legato affettivamente?
“Al quartiere Sassi Borgo Po, perché lì ho abitato per tanti anni”.

Da tifoso granata doc quale sei, cosa provi per il ritorno in Serie A del Toro?
“Sono molto felice. Ora, dopo tanto penare, si deve costruire un futuro degno di questa grande società di calcio”.