Sansone: "Al Toro per confrontarmi con la serie A"

In carriera è stato schierato con il 4-4-2, il 4-3-3 e il 3-5-2 come esterno, trequartista o seconda punta. Rigori e punizioni sono nel suo repertorio. Mettersi a disposizione dell'allenatore e fare le cose che lui chiede con impegno: il suo proposi
17.07.2012 16:20 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Sansone: "Al Toro per confrontarmi con la serie A"
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© foto di Marco Murani/TuttoLegaPro.com

Sansone è un mix di umiltà e simpatia condita da un po’ di timidezza, così si presenta il giocatore da poco approdato in maglia granata.
Lei in carriera è stato utilizzato sia a centrocampo sia in attacco, esterno destro, trequartista e seconda punta in quale ruolo si trova più a suo agio?
“Giocare come seconda punta o esterno con il modulo di mister Ventura può cambiare poco, perché sappiamo che lui predilige gli esterni votati all’attacco. Io cerco di mettermi al cento per cento a disposizione dell’allenatore e fare le cose che lui mi chiede. Comunque giocare da esterno mi piace e fino a un anno e mezzo fa ricoprivo questo ruolo, poi sono stato spostato a seconda punta e all’inizio ho fatto un po’ fatica e mi sono dovuto adattare, però alla fine ho cercato di giocare al meglio anche in questo ruolo”.

Il fatto di cambiarla di posizione è stata un’esigenza di squadra o il suo allenatore ha visto in lei qualche dote particolare?
“E’ stata un’esigenza di squadra poiché siamo passati dal 4-3-3 al 3-5-2 e non potevo fare l’esterno di centrocampo con una difesa a tre quindi il mister mi ha dovuto spostare come attaccante”.

In caso di 4-2-4 o di 4-3-3 lei in quale posizione preferisce giocare?
“Ho fatto l’attaccante esterno lo scorso anno a Sassuolo avevamo iniziato con il 4-3-3 e giocavo come esterno destro, quindi è stato un ruolo che ho già interpretato e mi è piaciuto, però adesso qui stiamo utilizzando il 4-4-2 e penso che sia completamente diverso”.

Qual è il suo più grande pregio in campo?
“Questa è una domanda difficile, non saprei (la timidezza e l’umiltà lo frenano un po’, ndr).

E il suo difetto, se ne ha uno?
“Mi sottovaluto, a volte”.

Preferisce che i compagni la passino la palla in un determinato modo o sviluppa la sua giocata dalla manovra corale?
“Se mi passano la palla a un metro e mezzo io che sono alto un metro e venti non ci arrivo a prenderla (ride facendo autoironia, ndr), comunque ci si attiene a quello che chiede il mister. Indubbiamente preferisco che la palla mi sia messa sui piedi e mi piace correre, aggredire lo spazio e giocare fronte alla porta”.

Da avversario che idea si è fatto del gioco del Torino?
“Da avversario è sempre stata la squadra da battere sia l’anno precedente quando era allenato da Lerda sia lo scorso anno con Ventura, perché il Torino si sa che in serie B era una squadra che centrava poco e quindi gli avversari lo affrontavano non proprio come se fosse la partita della vita, ma avevano più stimoli in quanto era vista come la squadra che doveva vincere per forza. Come tipo di gioco, lo scorso campionato, il Torino ha dato dimostrazione di essere una squadra compatta che voleva ottenere il risultato, aveva esperienza in campo e tutte le qualità per vincere. I campionati hanno delle fasi dove bisogna giocare in un certo modo poi, magari, fisicamente si è meno in forma e di conseguenza subentra l’esperienza e il Torino aveva un mix di tutte queste cose e, infatti, ha centrato la promozione diretta”.

Durante i primi allenamenti qui a Sappada Ventura l’ha schierata come esterno sinistro, ha già avuto modo di parlare con il mister per stabilire quale posizione occuperà in campo?
“No, c’è stato poco tempo e non abbiamo ancora avuto modo di parlare. In questi giorni ci siamo dedicati soprattutto al lavoro fisico e un po’ di tattica”.

Come si sta trovando ad affrontare la tattica, le era già capitato di avere allenatori come Ventura che curano particolarmente questo aspetto?
“Adesso la maggior parte delle squadre usa questi metodi e curano la tattica per cercare di dare un’idea di gioco alla squadra, però è ancora presto per parlare di queste cose essendo qui da quattro giorni più avanti ne sapremo di più”.

Già lo scorso anno il suo nome era stato accostato alla società granata, quando e come sono maturati i tempi che l’hanno portata a indossare la maglia granata?
“Io mi sento in dovere di ringraziare il direttore Petrachi perché se oggi sono al Toro gran parte del merito è suo. Mi ha spinto a venire al Torino la curiosità di confrontarmi con la serie A per vedere se realmente sono all’altezza di questa categoria o meno. Il Torino è stata la società che mi ha voluto, io altre non ne ho sentite”.

Ma secondo lei perché il Torino l’ha scelta?
“(ride, ndr) Me lo sto chiedendo anch’io, come ho detto prima a volte mi sottovaluto e questo tipo di domanda mi spiazza perché non so cosa rispondere (gli occhi ricordano quelli del cerbiatto Bamby quando è un po’ spaesato, ndr). Magari hanno notato le mie caratteristiche e in base al modulo che usa il mister hanno valutato che potessi andare bene”.

Lei ha giocato in B nel Frosinone e nel Sassuolo, quest’ultima una società che lotta per venire in serie A, ma approdare al Torino, piazza molto importante ed esigente, per lei è motivo di apprensione o di stimolo?
“All’inizio un po’ di paura c’è e penso che faccia parte di ogni essere umano. Tutta quest’attesa a volte può essere controproducente e quindi io mi affido anche a voi (riferendosi ai media, ndr) se si può diminuire la pressione e le aspettative perché è vero che ho fatto bene in serie B, ma in A sono un esordiente, non ci ho mai giocato e all’inizio non so come sarà, sono curioso e ho voglia di confrontarmi con questa realtà, però non so a cosa vado incontro, è un punto interrogativo. Magari la gente da me si aspetta tanto, però deve capire che io in A non ho mai giocato e magari ci vorrà del tempo per ambientarmi. E non so se la piazza di Torino mi aspetterà o è esigente e mi giudicherà fin dal primo minuto”.

Com’è stato accolto?
“I compagni si sono messi a disposizione, abbiamo parlato. Ad esempio Bianchi mi ha dato la sua disponibilità per aiutarmi a trovare casa a Torino. Secondo me questo è un gruppo fantastico”.

Con quali compagni ha iniziato a instaurare rapporti di maggiore familiarità?
“Sono in camera con Verdi, ma, come in tutte le squadre dove sono andato, non ho trovato mai un ragazzo con il quale ho legato di più perché ho avuto un buon rapporto stabile ed equilibrato con tutti. Se si mostrano le proprie qualità umane, come ho fatto io in questi anni, non ho mai avuto problemi con nessuno, quando ci si comporta bene non si hanno problemi. Dalla prospettiva sportiva ci sono molti giocatori interessanti mi ha colpito in difesa Darmian, giocatore molto ordinato che sbaglia poco, Santana è un ottimo acquisto, ma la cosa più importante è il gruppo che è molto unito”.

Lo scorso anno ha realizzato da solo 20 reti sulle 57 complessive del Sassuolo, anche il Torino è andato in gol 57 volte, ma per raggiungere quota venti i suoi nuovi compagni si sono messi in tre Bianchi (8), Sgrigna (8) e Meggiorini (4). Il suo è un bel biglietto da visita, forse i compagni devono temere la sua concorrenza?
“No (ride, ndr) la forza del Torino è stata il gruppo e magari facendo cinque gol a testa il Torino raggiunge gli obiettivi e questa è la cosa principale. E’ vero che ho realizzato venti gol, ma la differenza è stata che il Torino ha vinto ed è andato in A e il Sassuolo no”.

Lo scorso anno ha segnato sette volte dal dischetto del rigore, è uno specialista?
“Non sono uno specialista, gli anni passati non mi avevano mai dato l’opportunità di calciare tanti rigori perché c’era qualcuno più bravo di me o qualcuno più grande che li tirava”.

Lei tira anche le punizioni, quest’abilità quando è nata?
“E’ nata lo scorso anno perché quando ero al Frosinone le batteva Lodi e non potevo passare davanti a lui che ha un piede eccezionale, mentre al Sassuolo con mister Pea ci siamo allenati a battere le punizioni e ci dedicavamo a questo un giorno alla settimana, allenandosi piano piano s’impara”.

Utilizza una tecnica particolare per calciare le punizioni?
“No, più che tecnica utilizzo la ricorsa, un tot numero di passi per arrivare bene all’impatto con la palla”.

Lei fisicamente non è ancora passato da Torino, ma da avversario ha già giocato all’Olimpico che idea si è fatto dei tifosi e della storia granata?
“So quanto è calda la curva e quando incitano fa effetto, finora l’ho vissuto da avversario ora lo proverò da giocatore del Toro. Il Torino è una squadra che ha vinto tanto in passato, so del Grande Torino e dell’incidente di Superga, ma per la mia giovane età (25 anni, ndr) non ne conosco i dettagli. Magari impegnandomi riuscirò a scrivere due righe della storia futura”.

Che cosa si sente di promettere ai tifosi?
“Mi sento di dire che il mio impegno sarà sempre massimo perché vorrei vedere se c’è qualcuno che se si trovasse al mio posto e non s’impegnerebbe, penso che sarebbe da stupidi”.

Magari un gol nel derby?
“No no (si schermisce mantenendo un profilo senza voli pindarici, ndr), io prometto che darò il massimo come ho sempre fatto”.