D’Aversa si estranea da tutto ciò che succede nel mondo Toro e assolve al suo compito di portare i granata alla salvezza al più presto. L’escalation deve finire: ci vuole senso di responsabilità

D’Aversa si estranea da tutto ciò che succede nel mondo Toro e assolve al suo compito di portare i granata alla salvezza al più presto. L’escalation deve finire: ci vuole senso di responsabilità
Cairo e D'Aversa
© foto di Elena Rossin
Oggi alle 16:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Nell’escalation, fra contestazioni pacifiche, repliche, accuse, provocazioni, più o meno dirette, insulti, minacce, larvate ed esplicite, ripicche, omissioni, depistaggi, manie di protagonismo, tentativi di manipolare le opinioni, tornaconti personali e quant’altro, che sta infiammando il mondo del Toro con il rischio che alla fine tutto deflagri e a rimetterci sia proprio solo il glorioso Toro, per fortuna c’è una persona, mister Roberto D’Aversa, che rimane con i piedi ben ancorati a terra e proseguendo per la sua strada, estraniandosi da tutto e da tutti, pensa solo ad assolvere al compito per il quale è stato chiamato: salvare il Torino il prima possibile dalla caduta in Serie B.

D’Aversa con l’umiltà di chi ha un contratto per pochi mesi lo sta facendo con una squadra abbastanza scalcagnata - mal assemblata dall’inizio e poi non rinforzata abbastanza in corso d’opera - e fragile caratterialmente che spesso riesce ad essere al cospetto degli avversari persino peggiore di quella che è. Ma intanto in tre partite, grazie alle vittorie con Lazio e Parma, entrambe presentatesi sotto tono nel semi vuoto Grande Torino, l’allenatore è riuscito a rialzare la squadra raccolta a tre punti dalla terzultima e ora portata a pochi passi dall’avere la certezza di essere salva e c’è da credere che avendo a disposizione ancora nove partite e alcune con squadre alla portata, Pisa, Verona, Cremonese, Udinese, Sassuolo e Cagliari, in più usufruendo di scontri diretti fra chi è ancor più inguaiato, come il match di lunedì sera fra Cremonese e Fiorentina, l’obiettivo possa realisticamente essere raggiunto prima dell’ultima giornata, derby con la Juventus, e potendo anche inciampare, come accaduto con il Napoli, ancora senza subire gravi conseguenze.

Adesso però c’è da chiedersi cosa vogliono fare tutti gli altri a partire dal presidente Cairo, i tifosi e i giornalisti?. Premesso che le ragioni della contestazione sono innumerevoli e tutte sacrosante come i fatti dimostrano per cui vanno accettate, e non solo apparentemente facendo buon viso a cattivo gioco, ma l’escalation deve finire. Tutto va riportato a toni civili e per farlo ci vuole senso di responsabilità. Anche perché se i toni continueranno a salire più di uno si farà male e soprattutto si danneggerà il Toro che in questo momento è una creatura fragile che non può rimanere in balia di acque agitate altrimenti se non oggi, ma domani sprofonderà verso il baratro e questo è assolutamente inaccettabile.

Cairo, in quanto presidente e proprietario del Torino, faccia il primo passo e disinneschi la miccia, anche se questo vuol dire mettere da parte il suo orgoglio, non è mai facile farlo per nessuno, perché se anche nel breve periodo può vincere alcune battaglie però alla lunga rischia di perdere la guerra e non quella relativa al Torino bensì quella dei suoi tanti affari. Il Presidente è indubbiamente persona intelligente per cui si fermi a riflettere e di certo capirà che è più conveniente fare un passo indietro, forse anche più d’uno: la storia insegna che chi vuole imporre il suo potere alla fine viene scalzato.