Le difficoltà del Torino figlie di contraddizioni dovute a idee divergenti

Risultati e prestazioni sotto le aspettative e miglioramenti che di fatto non arrivano mettono tutto in discussione a iniziare da Mihajlovic e creano malumori.
 di Elena Rossin  articolo letto 4373 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Federico Gaetano
Le difficoltà del Torino figlie di contraddizioni dovute a idee divergenti

La tanto agognata svolta non arriva perché il gioco non decolla ed è difficile conciliare le caratteristiche tecniche dei giocatori con l’assetto in campo così il Torino si è ritrovato a vivacchiare a metà classifica nel gruppetto di chi aspira all’Europa, ma rischia di non andarci. I malumori tra i tifosi e anche dentro la società crescono e, anche se non ufficialmente dichiarato, il divorzio tra Mihajlovic e il duo Cairo-Petrachi pare ormai inevitabile, se avverrà in corso di stagione o al termine dipenderà da quando deflagrerà il malcontento trattenuto finora non senza qualche difficoltà. Certo nel contratto del mister c’è il patto che ci sarà il prolungamento automatico di un anno in caso di approdo in Europa, ma che si arrivi a vedere se questo accadrà non è per nulla scontato.

I risultati non soddisfano nessuno. Otto pareggi in quindici giornate sono troppi per gli obiettivi prefissati come sono troppi i gol subiti, ventuno, e in proporzione troppo pochi quelli realizzati, diciannove. I problemi in attacco non sono solo dovuti al calo di Belotti, che non riesce a tornare ai livelli della scorsa stagione, anche a causa dell’infortunio che ha avuto. E’ proprio tutta la fase offensiva che risulta meno pungente. Il centrocampo che è un po’ meno in sofferenza da quando Mihajlovic è tornato ai tre elementi, comunque non riesce ad essere del tutto equilibrato. La difesa rispetto a inizio stagione subisce meno reti, però, a parte la gara con il Milan continua a incassarne almeno uno a partita ed è evidente che sommando questo alla difficoltà a trasformare le occasioni da gol in reti finisce per vanificare il miglioramento.

Mihajlovic ha un gioco votato all’attacco e per carattere il mister preferisce rischiare pur di provare a vincere, come ha sempre dichiarato. Non per nulla ha provato a dare un assetto iper offensivo, il 4-2-3-1, ma si è scontato con la crisi di Belotti, iniziata già ben prima dell’infortunio, la poca dimestichezza con il gol di Boyé e Berenguer e il voler puntare su Niang che è in un periodo difficile della carriera. In più Ljajic sembra essere efficace solo se gioca in mezzo al campo e Falque, finora il miglior realizzatore, è quello che viene maggiormente sostituito nei finali di partita. E le alternative sono ragazzini ancora da “svezzare”, il solo Edera sembra dare qualche garanzia, mentre Sadiq si è rivelato inadeguato e De Luca non è ancora mai stato utilizzato. Con il ritorno al 4-3-3 la situazione si è complicata perché riuscire a far giocare Belotti, Ljajic, Niang e Falque è difficile perché ci sono solo tre posti e in più Ljajic deve essere utilizzato come esterno e rende molto meno. Si sa che chi sta fuori non è contento, se le cose girano bene gli esclusi o i meno utilizzati non possono dire molto, ma se chi è in campo rende sotto le possibilità il malcontento di chi è in panchina aumenta.

Negli altri settori del campo la situazione non è poi così diversa. A centrocampo il trio più convincente è formato da Baselli, Rincon e Obi, adesso che sta bene. Per quanto la mediana a tre dia maggior equilibrio e sicurezze alla squadra non sempre è così efficace. Non si tratta di una questione d’impegno dei singoli giocatori, quello non manca, ma non sempre il baricentro risulta abbastanza alto, la velocità d’azione è adeguata a un gioco votato all’attacco e la precisione qualche sbavatura l’ha mostrata, quindi, ci sono alti e bassi. Questi ultimi poi non diminuiscono se cambiano gli interpreti, infatti, Acquah, Valdifiori e Gustafson per motivi differenti finiscono per essere alternative relative. In difesa tra giovani non ancora del tutto pronti, Lyanco e Bonifazi, e chi deve affinare le sue doti, Barreca, e giocatori che pagano il passare degli anni, Moretti e Molinaro, mentre Burdisso al momento sembra immune a questo, e chi purtroppo ha dovuto fare i conti con infortuni, su tutti Barreca, ma anche Lyanco (il suo è stato un problema di tonsille), Bonifazi e adesso di nuovo Ansaldi, la situazione non è stata e non è del tutto rosea. De Silvestri fa quello che può, ma non bastano grande impegno e dedizione alla causa, e le parate di Sirigu non sono sufficienti a fare la differenza, così come, nel complesso, il buon rendimento di N’Koulou.

Cairo e Petrachi hanno costruito un Torino stando attenti ai bilanci e accontentando, forse non del tutto, Mihajlovic, che ha dovuto fare parzialmente marcia indietro rispetto alle sue idee di base e magari anche sotto la pressione del direttore sportivo Petrachi che ha, molto probabilmente, una concezione del gioco un po’ differente rispetto a quella del mister.
Le contraddizioni e le contrapposizioni nel Torino non mancano e inevitabilmente si ripercuotono sui risultati e sulla classifica. La partita con l’Inter che sembrava aver avviato al squadra verso una svolta sembra sempre più un una tantum difficilmente ripetibile. Nell’immediato futuro Lazio, Napoli e Roma in Coppa Italia più, forse, la gara con la Spal prima di Natale e quella con il Genoa, che chiuderà il girone di ritorno e l’anno solare, saranno decisive per la stagione del Torino e anche per la permanenza di Mihajlovic alla guida dei granata. Altri pareggi o peggio ancora sconfitte, che sulla carta potrebbero anche starci con Lazio, Napoli e Roma, rischiano, però, di spezzare del tutto fragili e precari rapporti che sembrano andare avanti più per evitare di mettere a libro paga un altro allenatore con il suo staff che per profonde convinzioni e condivisioni d’intenti. Le continue voci, sempre più insistenti e alcune non prive di contatti più o meno diretti, su futuri allenatori del Torino quali Mazzarri, Gasperini, Maran, Nicola, Reja e anche altri, la dicono molto lunga e senza dubbio mettono ancora più in difficoltà Mihajlovic e di conseguenza il Torino.