Il Torino dopo i bagliori con l’Inter torna nel “grigiume” con il Chievo

L’ottavo posto lascia gli obiettivi europei inalterati, ma il perdurare delle occasioni da gol non sfruttare, il subire reti evitabili e un atteggiamento fiacco non inducono all’ottimismo.
21.11.2017 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Il Torino dopo i bagliori con l’Inter torna nel “grigiume” con il Chievo
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© foto di Federico De Luca

Due pareggi per la squadra di Mihajlovic nelle due ultime partite disputate che più distanti e diversi non potrebbero essere. Solo il risultato è identico, l’uno a uno, e il punto incamerato, per il resto tanto era stata brillante e ben giocata la partita con l’Inter e tanto poco si è visto con il Chievo. Certo anche con i clivensi non sono mancate le occasioni da gol, ma i soliti errori di mira sotto porta, un gol subito in modo evitabile e, soprattutto, l’atteggiamento molle nella prima mezz’ora di gioco e poi per una decina di minuti abbondanti a inizio ripresa hanno di fatto ridotto il match a una sola frazione di gioco utile per i granata. Sprechi, tanti sprechi che perdurano da troppo tempo e di conseguenza sono sempre più allarmanti. Il Torino è all’ottavo posto e con due terzi del campionato ancora da giocare nulla gli è precluso, ma la classifica dice che tra la Sampdoria sesta e il Milan settimo c’è un solco si ben sette punti, non proprio un’inezia, e i blucerchiati devono recuperare la gara con la Roma non giocata a causa del maltempo. In più i granata hanno un punto in meno dei rossoneri e per il settimo posto, ultimo utile per i preliminari d’Europa League e oltretutto legato a chi disputerà e vincerà la Coppa Italia, concorrono Milan, appunto Torino, Fiorentina, Chievo e Atalanta, con le ultime tre avversarie che hanno uno e due punti in meno, un ammucchiata non priva d’insidie.

Il bel pareggio con l’Inter alla luce di quello grigio e insipido con il Chievo rende il primo un exploit che ha fatto illudere un po’ tutti e il secondo molto deludente che ha fatto fare al Torino un passo indietro. In più Belotti non gira e questo pesa nell’economia del gioco granata, ma c’è da dire che il “Gallo” forse sta vivendo un periodo d’involuzione perché già alla fine dello scorso campionato era meno pungente sotto porta. Allora sarà stata la stanchezza per un anno - era dal girone di ritorno della stagione precedente che viaggiava a ritmi super - giocato a ritmi elevati e magari anche il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 che valorizzava più Ljajic di lui, ma comunque aveva segnato con minore continuità. Poi l’estate e le tante voci di una possibile cessione con il peso della clausola da cento milioni valida per l’estero, ma di fatto anche in Italia, come ha dimostrato il mancato trasferimento al Milan che hanno condizionato Belotti all’inizio di questa stagione. Infine l’infortunio e il ritorno in tempi quasi da record per essere disponibile prima di tutto per la Nazionale e poi anche per il Torino e la cocente delusione per la mancata convocazione al Mondiale in Russia dell’Italia. Tutto questo ha contribuito a far sì che il “Gallo” non sia ancora tornato ai suoi livelli precedenti e che il Torino non abbia ancora ritrovato il suo bomber.

Ma i problemi del Torino non coincidono solo con quelli di Belotti, sarebbe ingiusto e scorretto affermarlo, perché c’è irrisolta dalla scorsa stagione la difficoltà a trovare i giusti equilibri nei singoli reparti e nel complesso per l’intera squadra che si traduce con troppi gol subiti e non abbastanza fatti. Eppure in estate sono cambiati parecchi giocatori, ben tredici i nuovi arrivati che vuole dire mezza squadra, e in teoria la rosa è stata rinforzata, però, alla luce di questo inizio di campionato l’andamento altalenante ha chiaramente dimostrato che non è così o almeno non lo è ancora. C’è chi punta il dito contro Mihajlovic, c’è chi pensa che dal mercato non sia uscita una squadra formata in modo adeguato per lottare con determinazione per l’Europa League senza troppi sbandamenti. Forse, come spesso accade, la verità sta nel mezzo e a un terzo del torneo giocato o si trovano i giusti correttivi oppure il Torino finirà, come nella stagione passata, per abdicare alla corsa per l’Europa League ben prima della fine del campionato. I problemi da risolvere sono due: subire meno gol, Sirigu raccoglie palloni nella sua rete con una media di 1,53 a partita e i giocatori del Torino finiscono sul tabellino dei marcatori 1,38 volte a gara. Per un posto senza infamia e senza lode basta, per l’Europa League no.