Il paradosso del Torino: per la classifica c’è ancora speranza d’Europa ma la squadra continua a deludere

Il gioco offensivo è ridotto a una chimera e si accumulano le partite che si sarebbero potute vincere e che, invece, sono state pareggiate.
05.02.2019 11:34 di Elena Rossin  articolo letto 3990 volte
Fonte: Elena Rossin
Simone Zaza
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Simone Zaza

Il Torino è a quattro punti dal quinto posto occupato dal terzetto formato da Atalanta, Lazio e Roma, quindi, i granata sono in piena corsa per l’Europa League insieme ovviamente alle suddette concorrenti e a Sampdoria, che gli è davanti di due lunghezze, e Fiorentina, che ha gli stessi punti, e anche a Sassuolo e Parma, che ne hanno rispettivamente uno e due in meno. Il campionato è ancora lungo, infatti, al termine mancano sedici giornate e il tempo per recuperare posizioni c’è, ma per riuscire bisogna che i granata la smettano di sfoderare prestazioni come quella che si è vista con la Spal, spettano di pareggiare partite che possono essere vinte e, soprattutto, creino molte più occasioni da gol e le trasformino in reti.

Da una parte c’è la speranza e dall’altra la delusione. Un paradosso? Assolutamente no, semmai una fastidiosa e scialba realtà. Sintetizza bene Mattia Feltri, giornalista de “La Stampa” e grande tifoso del Toro, nel suo articolo di questa mattina “Il bello che non c’è” (pagina 39) dove sostiene temendo, anche se si augura di sbagliarsi, che il progetto di Mazzarri sia fallito. Fallito perché “Il Toro non funziona, è noioso, un eterno 2 novembre, ha detto un amico, vive della prudenza di un gatto svizzero, è un ammasso di giocatori tosti e seri – ma tranne eccezioni - inadatti al bello del gioco, al guizzo offensivo, al colpo da maestro, alla stupefacente improvvisazione, a qualsiasi organizzazione e maestosità dell’arte di attaccare”. E poi sottolinea che tutti i giocatori che hanno un po’ d’estro, Ljajic, Falque, Soriano (visto nel Bologna nella gara con l’Inter), Baselli e Edera o sono stati “allontanati” o sono “più o meno retrocessi in panchina”. E conclude che “Guardare le partite del Toro, per vedere la media di un tiro in porta a incontro, è diventato un esercizio punitivo”.

Le dieci partite pareggiate su ventidue giocate e i ventisette gol realizzati dei quali solo undici da parte degli attaccanti (7 Belotti con quattro rigori, 3 Falque e 1 Zaza) stanno mantenendo il Torino ancorato a metà classifica sempre a un passo dalle posizioni che contano, ma più avanza la stagione e più restare bloccati nella stessa situazione finisce per allontanare dall’obiettivo Europa League. E’ assolutamente vero che anche le altre concorrenti non brillano, ma più di una sta facendo quel pochino meglio che la candida a lottare con maggiori chance di riuscita rispetto alla squadra di Mazzarri. Il Torino, infatti, è la squadra che ha segnato meno gol, solo il Parma, l’ultima squadra in classifica fra quelle che a punti realizzati può essere annoverata fra chi è ancora in lizza per un posto in Europa, ha fatto peggio con ventiquattro reti. I granata sono ultimi insieme alla Fiorentina per numero di pareggi, ben dieci. E sono anche ultimi con Fiorentina e Sassuolo per gare vinte, solo sette. Con questi dati oggettivi ci sarebbe da chiedersi come mai il Torino sia ancora in lizza per l’Europa League? Facile dare una risposta: ha subito pochi gol, 22 e di meno ne hanno incassati solo Juventus (15), Inter (16), Napoli (18) e Milan (21), e questo ha comportato che è stato sconfitto in cinque occasioni, due volte con la Roma e una con Napoli, Parma e Juventus. Ma sono, come si diceva, i dieci pareggi a pesare arrivati con Inter, Udinese, Atalanta, Bologna, Fiorentina, Cagliari, Milan, Sassuolo, Lazio e Spal. Sono un falso alibi gli oggettivi torti arbitrali subiti perché se solo la squadra di Mazzarri avesse vinto e non pareggiato con Udinese, Bologna, Cagliari, e Spal, tutte formazioni che stanno più in basso in classifica, avrebbe ben otto punti in più e si troverebbe con trentanove punti al quarto posto con tre in più del Milan e uno in meno dell’Inter.

Saper difendere è utile, ma solo se si sa anche segnare e per farlo è indispensabile che gli attanti non si sacrifichino troppo e pensino prima di tutto a spedire la palla in rete. Il resto è compito di altri giocatori e non conta più di tanto che centrocampisti e difensori segnino abbastanza perché non basta a sopperire e lo dice chiaramente la classifica. Il Torino deve osare di più e Mazzarri ha il compito di trovare delle soluzioni per far sì che gli attaccanti rendano senza che la squadra mantenga i giusti equilibri e che continui ad avere una fase difensiva solida altrimenti, come teme Mattia Feltri, dopo poco più di un anno il progetto del mister è già fallito e si può aggiungere anche quello di Petrachi e Cairo che ancora una volta non sono riusciti a dare all’allenatore di turno una squadra formata da giocatori veramente utili a centrare l’obiettivo e che nessuno si trinceri dietro alla foglia di fico del dire che non parliamo di obiettivi, ma di una squadra che è costruita per fare bene e poi vedremo quello che faremo in campo oppure pensiamo a lavorare, a una partita per volta e poi i conti si fanno alla fine. La fine del campionato sarà il ventisei maggio e non fra qualche giornata e c’è una grande differenza fra riuscire ad andare in Europa League e continuare a stazionare a metà classifica,