ESCLUSIVA TG – Lucatello (TC Trieste): “Al Torino basta poco per fare di più, ma Cairo deve spendere un po’ di soldi”
Mauro Lucatello, presidente del Toro Club Trieste “Giorgio Ferrini”, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Ecco che cosa ha detto sulla squadra allenata da Baroni, che questa sera affronterà l’Udinese, sul mercato del Torino, su Cairo e la società.
Il Torino arriva dalla vittoria col Verona, però nella precedente col Cagliari aveva perso facendosi rimontare, quindi questa sera con l’Udinese sarà una partita un po' cruciale per capire se la squadra è quella che si era vista con i sardi, e anche tante altre volte, oppure è quella che è in grado di tenere portare a casa i tre punti tanto più se l’avversario è alla portata?
“Il problema è che ogni volta, se ci pensi, negli ultimi 15 anni, che il Torino aveva la partita della svolta, la partita per fare la terza vittoria consecutiva, per arrivare a ridosso dei posti che possono portare in Europa League, per arrivare a un obiettivo, regolarmente, ogni volta quella partita veniva cannata. E, ripeto, questo avviene da 15 anni regolarmente. Quindi noi tifosi del Toro non ci aspettiamo, tra virgolette, ormai più niente. Intanto se le cose vanno bene, ben venga, ma se le cose vanno come succede di solito questa sera con l'Udinese non vinciamo. Non voglio fare l'uccello del malaugurio, però dico solo che è un dato di fatto che ogni volta che abbiamo la partita che può essere dare la svolta alla stagione, purtroppo, la canniamo sempre”.
Quindi questa sera non vi aspettate niente dal Torino, però effettivamente è una di quelle partite che andrebbe non sbagliata.
“Non è che non ci aspettiamo niente, ci mancherebbe perché da buoni tifosi del Toro e riducibili granata ci aspettiamo sempre qualcosa di buono, però, purtroppo, grazie alla presidenza e a tutto quello che sta succedendo negli ultimi vent'anni siamo un po', come dire, subiamo troppo, siamo troppo passivi. È venuto a mancare, non di colpo ma progressivamente nel corso degli ultimi 10-15 anni, il senso d'appartenenza, la voglia di seguire la squadra, la voglia di aspettare il risultato. Faccio un esempio, sono tifoso del Toro da quando avevo 7-8 anni e adesso ne ho 61 e fino a 20 anni fa ogni singola partita, anche in Serie B con l’Ascoli, con la Ternana, dai 4 giorni prima era attesa e ci si chiedeva cosa avremmo fatto. E anche quando si perdeva col Cittadella o con altre squadre provinciali, senza nulla togliere a queste squadre, si soffriva, si stava male tutta la settimana successiva, mentre adesso è diventato una specie di … ma sì, ma tanto che ci vuoi fare, è così, perché le cose vanno così. Ecco come ci siamo ridotti. Purtroppo, secondo il mio punto di vista, siamo in mano a una società che del Torino non gliene importa assolutamente niente. Non ci sono più bandiere, non c'è più senso d'appartenenza. Urbano Cairo, senza voler criticare nessuno, è riuscito a far disinnamorare del Toro anche quelli che lo seguivano in Serie B, quando occupava l'ultima posizione nella classifica di Serie A, anche quelli che davano l'anima per il Toro. È riuscito a far disinnamorare un'intera popolazione di tifosi. Oggi sono pochi che resistono ancora, che guardano la partita, che seguono. Il resto sì, tifano Toro perché è la squadra del cuore, ci mancherebbe, però in modo distaccato per la serie com'è andata? Cosa ha fatto il Toro? Ah, ha perso? Oibò, vabbè. Ha vinto? Oh bene. Ha pareggiato? Ok. Non c'è più quel pathos, quell'emozione che ti dava la squadra di Ventura, che è l'ultima che veramente ha tirato fuori gli attributi quando giocava a calcio. Il resto è tutto … aria fritta, non so neanche come spiegarlo”.
Questa è l'opinione anche degli altri appartenenti al vostro Toro Club?
“Sì, diciamo che da quando è venuto a mancare il precedente presidente, Roberto Grahonia, che era un po' il colante, un ragazzo che è morto giovane per una brutta malattia che lo ha portato via in pochissimo tempo, il Club non si è sfasciato perché ci siamo sempre, ci sentiamo, facciamo le cene, ci parliamo e ci confrontiamo, ma se prima c'era una partita del nostro Toro nelle vicinanze in 20-30 persone facevamo un pullman e andavamo a vedere la partita mentre adesso la maggior parte preferisce guardarla in televisione oppure fa altro, va fuori a cena o va al cinema. Questo è ciò che sta succedendo intorno al Torino. Non c'è più quella voglia di andare a vedere la partita. Io e altri abbiamo fatto trasferte in Serie B, a Vicenza con due gradi sotto zero, a Treviso, e sono partite che resteranno nel mio cuore per sempre. Personalmente a Udine ci vado ogni anno perché è vicino e avendo un ristorante a Muggia in provincia di Trieste non posso assentarmi per fare trasferte lunghe, ma da Trieste a Udine c’è un'ora di strada fai una gita e vedi la partita. Ma mentre prima andavamo a vedere la partita a Udine con la convinzione di vincere 2-3, 4 a 0, di stravincere, adesso invece si va a Udine sperando di pareggiare. E’ cambiato l'atteggiamento della squadra, della società, è cambiato un pochino tutto. Adesso le cose stanno andando, tra virgolette, benino, perché bene è altra cosa. Benino per la società che abbiamo, l'allenatore e la squadra che ci sono. Squadra fatta con chiamiamogli acquisti, per un modo di dire, che sono stati fatti dopo aver venduto i giocatori migliori per una montagna di soldi reinvestendo pochi denari e per lo più prendendo calciatori in prestito. Alla fine la situazione è questa e non cambia niente e abbiamo pochi giocatori nostri. Mi ricordo l'ultimo anno di Ventura che in squadra avevamo 15 ventesimi di giocatori di proprietà, tutta gente giovane e forte. Poi è andato via Ventura e sono arrivati altri e hanno cominciato a smantellare la squadra, a prendere solo prestiti e quei pochi buoni che sono arrivati sono prestiti che a fine stagione tornano a casa perché Cairo non li riscatta. E quindi alla fine ti trovi a non sapere neanche con quale giocatore identificarti, per quale giocatore fare il tifo. Adesso abbiamo Zappatta che è un leader, un trascinatore e fino a poco più di un anno era anche un fortissimo giocatore, ma purtroppo adesso ha i suoi problemi e via. Il resto dei giocatori in rosa è poca roba e questo non ti fa tifare, non ti fa andare allo stadio per vedere la partita o quel determinato giocatore. Sono tanti piccoli particolari che ti portano a non seguire più come facevi prima. Questo non è colpa del tifoso perché ormai il tifoso è esasperato dalla situazione che c’è da anni. Io parlo da tifoso che sta a 650 chilometri da Torino, se vivessi a Torino andrei allo stadio comunque ogni partita, cosa che vivendo a Trieste non mi posso assolutamente permettere di fare”.
Quando è ritornato Petrachi ha subito parlato di senso di appartenenza che deve essere molto radicato in ogni giocatore e di andare in campo con lo spirito Toro quindi sembra che adesso la dirigenza voglia le stesse cose che da tempo chiedono i tifosi.
“Petrachi, secondo me, è la persona che ci voleva in questo momento. E’ un professionista con gli attributi ed è quello che aveva creato con Ventura un'epoca che è durata due o tre anni con una squadra dove c’erano calciatori come Immobile, Cerci, Glik, giocatori che hanno riempito il cuore di noi tifosi del Toro. Quindi secondo me Petrachi è una qualcosa in più che in questo momento, grazie a Dio, è arrivata. Petrachi è uno che del Toro ne capisce, ne sa, è uno che ha sofferto quando è andato via da Torino, è uno che ha moltissimi agganci e appoggi ed è uno di quelli che può mettere su squadre tipo Udinese vecchio stampo, cioè prendere giocatori sconosciuti, valorizzarli per poi o tenerli e fare un squadrone oppure venderli per cifre folli come faceva l'Udinese 15-20 anni fa. Petrachi, secondo me, è un grande”.
Il mercato è appena iniziato il 2 e siamo al 7 e al momento non è stato ceduto nessuno che non rientra più nei piani tecnici ne è arrivato alcun rinforzo. Però è stato detto che serve ovviamente un difensore centrale, un centrocampista e un esterno a tutta fascia che possa essere un'alternativa o divenire un titolare. Crede che possano arrivare questi giocatori?
“Se non fosse arrivato il signor Petrachi sono convinto che il mercato del Toro sarebbe stato da zero, come accaduto negli ultimi mercati di riparazione degli ultimi 10 anni. Pensandoci i giocatori che sono stati presi quasi tutti sono arrivati in prestito per tappare qualche mancanza e la maggior parte si sono rivelati dei flop. L’anno scorso serviva un attaccante per sostituire Zapata, che era infortunato da ottobre, ed è arrivato Salama che poi poverino si è pure fatto male in allenamento e non ha mai giocato. Ma a prescindere da questo non puoi prendere un attaccante che nella sua carriera a fatto un paio di gol forse per sbaglio per sostituire l’attaccante principale. Per rinforzare la squadra si deve andare alla ricerca di giocatori validi, possibilmente, è un mio pensiero, italiani. Di giocatori italiani bravi e forti in Serie B, in Lega Pro e anche in squadre di Serie A ce ne sono molti, il problema è che non giocano mai e se, se non vai in campo regolarmente non puoi crescere e se non cresci ti fossilizzi e resti là. Se guardiamo il calciomercato di tutte le squadre stanno comprando giocatori stranieri che nessuno conosce, il Milan, ad esempio, ha preso un centravanti tedesco, Füllkrug, in prestito (gratuito con diritto di riscatto fissato a 5 milioni, ndr) che il West Ham nell’estate del 2024 aveva strapagato (26 mln, ndr) prelevandolo dal Borussia Dortmund.
Un mesetto fa Petracchi a SportItalia aveva spiegato che era stato disgustato dal mondo del calcio per questi motivi. Ci sono troppi interessi commerciali sotto, i nostri giocatori italiani bravi di Lega Pro e Serie B vengono ignorati per prendere a 40-50 milioni di euro calciatori che non si sa chi siano e che, secondo me, valgono la metà dei nostri. Ed è poi anche per questo che l'Italia pure quest'anno rischia di non qualificarsi per il Mondiale per la terza volta consecutiva e se accadrà ce lo meritiamo”.
L'anno scorso a gennaio erano arrivati anche Casadei, Elmas e Biraghi che almeno in un primo mento il loro lo avevano fatto.
“Però c’è da dire che se si fa un mercato di riparazione e si prende Elmas sapendo benissimo che è in prestito con diritto di riscatto a 15, 18, 20 milioni e che Cairo non lo riscatterà mai, perché quei soldi non tirerà fuori mai, hai preso sì un calciatore bravo che ti mette le pezze ai pantaloni per qualche partita, ma non poni le basi per costruire qualcosa per l'anno dopo. E questo è il problema.
Il Torino ha invece bisogno di avere delle basi formate da giocatori giovani, che si possono anche prendere in prestito ma se poi si dimostrano bravi li vedi assolutamente riscattare perché così per il prossimo anno si sta già facendo l'intelaiatura della squadra. Purtroppo da 10-15 anni questa cosa regolarmente non succede: i prestiti non vengono quasi mai riscattati e i pochi che sono comprati quasi sempre non sono all’altezza del loro potenziale. Sinceramente di un giocatore come Coco in Italia ce ne sono a bizzeffe e anche più forti di lui. Salvo Maripán che è uno che ha gli attributi, è una tigre, è uno che lotta, ma gli altri sono poca roba.
Se devo prendere a gennaio qualche giocatore forte per rinforzare la rosa sono obbligato a spendere, ma se non spendo adesso devo prenderlo in prestito sapendo che se ne varrà la pena a fine prestito lo riscatto, ecco tutto qua”.
Comunque anche Petracchi è andato a prendere qualche giocatore in giro per il mondo: Bremer su tutti e allora era un nobile sconosciuto che poi si è rivelato un grande difensore.
“Per questo prima ho detto che secondo me Petracchi è un grande. Petracchi è un direttore sportivo con gli attributi, sa come muoversi, sa dove andare a prendere i giocatori che ci servono. Se avessimo ancora Vagnati si potrebbe essere certi che il mercato di gennaio sarebbe un flop. Lo dico senza nulla togliere al povero Vagnati perché se individuo tanti bravi giocatori e poi il Presidente mi dice questo no, quello neppure e quell’altro manco io direttore sportivo ho le mani legate poiché l'ultima parola aspetta comunque a Cairo.
Petracchi può essere, secondo me, uno dei migliori direttori sportivi, è un talent scout che ha una potenzialità enorme, come ha dimostrato con Bremen o con Maksimovic, anche se si tratta di due casi molto differenti in quanto il primo ancora adesso alla Juventus, purtroppo è andato lì, sta facendo bene, mentre il secondo andato via dal Torino si è rivelato un flop, come tanti altri che da noi erano buoni calciatori, giocavano titolari, erano idoli dei tifosi e trascinatori della squadra, ma quando sono andati da altre parti in squadre forti come Milan o Inter sono diventati uno dei tanti e hanno finito per perdere il posto in squadra e anche in Nazionale come è accaduto a Belotti, ma anche a Cerci, lasciamo stare l’andare nel calcio che conta però resta che sono diventati calciatori qualunque e il più delle volte riserve delle riserve”.
Per concludere, i granata sono arrivati al 10° posto e sembrano essersi tolti la pressione dovuta allo stare nelle posizioni più in basso in classifica. Manca ancora tutto il girone di ritorno più l'ultima gara di quello d'andata, però dove potrebbe arrivare quest'anno questo Torino?
“Con la squadra che abbiamo e con un pizzico di fortuna in più, secondo me, possiamo cercare di arrivare in Europa. Lo sai il perché? Tolte Milan, Inter e Napoli, il livello medio delle altre squadre si è abbassato tantissimo. La Juve quest'anno è pochissima roba come la Lazio, la Roma è una bella squadra, però è molto altalenante, l'Atalanta senza Gasperini non è chissà che e quindi volendo possiamo provare ad arrivare più in su, ma ci serve un pizzico di fortuna e soprattutto uno o due innesti nei punti che servono.
Se pensiamo bene da quando è arrivato Petrachi abbiamo vinto la prima partita con la Cremonese 1 a 0, la seconda ancora 1 a 0 con il Sassuolo e poi c’è stato il passo falso con Cagliari, ma subito dopo la vittoria per 3 a 0 con il Verona per cui se non avessimo commesso quegli errori con i sardi avremmo vinto quattro partite consecutive e saremmo stati a 2-3 punti dalla zona Europa. Per questo dico che basta veramente poco perché il livello medio delle altre squadre si è abbassato tanto e quindi sarebbe bello approfittare. Oggi, per esempio, con l’Udinese vincendo si potrebbe pensare di costruire qualcosa di buono, però per costruire qualcosa di buono deve metterci l'impegno anche il Presidente, la società deve tirare fuori i soldini poiché non si può sempre sperare nel miracolo con Baroni che azzecca tutte le mosse e contemporaneamente gira anche tutto bene, come in occasione del primo gol al Verona con loro che hanno sbagliato il rinvio e Simeone così è arrivato solo davanti al portiere e poi pur il terzo gol di Njie.
Per fare di più si devono buttare le basi giuste per avere una squadra di proprietà per il futuro, occorre lungimiranza e fare le cose a lungo termine perché pensando solo a breve termine non si combina niente, non si ha la bacchetta magica. Se la squadra non va, non va e quindi non è un problema di allenatore, ma di modulo e di giocatori che tu Presidente hai acquistato. Se vendi Milinkovic Savic a 22 milioni - a quella cifra andava venduto perché con i piedi è bravo a calciare, ma a me per il resto non è mai piaciuto - non prendi per sostituirlo Israel che giocava nella Next Gen della Juventus e che poi andato allo Sporting Lisbona ha finito per fare la riserva. In Serie A e in B di portieri italiani bravi ce ne sono e basta prenderli spendendo il giusto. Israel invece era una scommessa persa in partenza e grazie a Dio abbiamo Paleari che sta facendo benissimo, ma potrà fare bene quest'anno e il prossimo, ma poi devi avere un buon portiere che possa prendere il suo posto: uno bravo, giovane e italiano. Così risolvi i problemi e investi una piccola parte dei soldi che hai guadagnato. Ma se fai diversamente sbagli e questa è anche una delle tante cose che al tifoso del Toro danno fastidio".
Copyright © 2026 - Tutti i diritti riservati