Giampaolo studia l'undici anti-furia neroverde. Scelte non del tutto obbligate

22.10.2020 10:32 di Claudio Colla   Vedi letture
Giampaolo studia l'undici anti-furia neroverde. Scelte non del tutto obbligate
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© foto di Federico De Luca

Anticipo della quinta giornata di campionato, quello tra Sassuolo e Toro, lo si è detto, è quasi un testacoda. Abbastanza inaspettato, dopo un mese abbondante di campionato, ritrovarsi con i neroverdi di De Zerbi a -2 dalla capolista a punteggio pieno, il Milan (altra sorpresa del momento), lasciando alle spalle le due romane, il Napoli, l'Atalanta, persino i colossi Juve e Inter. Certo, le avversarie finora affrontate dagli emiliani erano decisamente alla portata: due delle tre neopromosse (Spezia e Crotone), il Cagliari al Mapei, e, gara dal risultato nettamente più sorprendente tra queste, il Bologna al Dall'Ara. Ma quel che impressiona del Sassuolo di De Zerbi, al di là dei punti macinati, sono la mole e la qualità di gioco prodotte dalla squadra, foriere di una potenza di fuoco che ha fruttato tre poker nelle ultime tre gare: tredici reti totali (di cui otto in trasferta), secondo miglior attacco del campionato, alle spalle dei soli orobici, e davanti a partenopei e neroazzurri meneghini.

L'inferno vissuto dal Toro e da Marco Giampaolo è per molti versi l'esatto ribaltamento dell'avanzata neroverde: tre sconfitte in tre partite, di cui due tra le mura amiche; quattro gol in tre gare, tutti siglati dal solo Belotti, contro i sei diversi marcatori degli avversari di domani sera; interpreti granata troppo spesso smarriti sul terreno verde, intrappolati in modulo e movimenti evidentemente ancora estranei e non adeguatamente appresi. Si proverà dunque a imbrigliare il Sassuolo con frequenti raddoppi sui tanti buoni palleggiatori agli ordini di De Zerbi, sfruttando la capacità del solito Belotti di guidare il contropiede - per quanto il 4-3-1-2 non sia esattamente il sistema di gioco che più si presta a questo tipo di approccio, senza dimenticare che ciò che conta, più del modulo, sono i movimenti, - e le relative aperture sulle corsie laterali. Poca roba, considerato l'attuale divario che sembra separare le due squadre: più di una volta, tuttavia, persino in frangenti non entusiasmanti del proprio gioco di squadra, il Toro ha saputo sfruttare la "Sindrome di Icaro" nell'avversario sì in forma smagliante, ma non abituatissimo a gestire l'alta quota in classifica.

Scelte in parte obbligate, in ogni caso, quelle a cui è chiamato il tecnico giuliese: davanti a Sirigu, e a fianco di Nkoulou, è pressoché scontato il rientro di Bremer, con Lyanco evidentemente rimasto con la testa alla finestra di mercato; confermatissimo a destra Vojvoda, che nonostante il momento orrendo della squadra sta fornendo segnali di crescita, sulla sinistra Rodriguez dovrebbe avere ancora la meglio su Murru, con possibile staffetta in corso di gara. Sulla mediana, Jacopo Segre concorre per una maglia, tendenzialmente insidiando Meité: in caso di impiego dal 1', l'ex-Chievo potrebbe essere schierato da Giampaolo in cabina di regia, con Rincòn nel ruolo naturale di mezzala, conferendo a Linetty maggior licenza di attaccare. Dietro al duo Belotti-Bonazzoli, l'allenatore sembra orientato a dare nuovamente fiducia a Simone Verdi, ma l'ipotesi di una riconferma di Sasa Lukic, con Amer Gojak pronto al debutto in corso di gara, resiste. Non è infine da escludere che Giampaolo punti sullo stesso serbo come trequartista, su Verdi come seconda punta a svariare, e sullo stesso Bonazzoli come arma per il secondo tempo.