Torino, il vero problema è il salto di qualità: contro le squadre più forti il Toro non regge

Torino, il vero problema è il salto di qualità: contro le squadre più forti il Toro non reggeTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 07:00Notizie
di M. V.

Il Torino di Abate continua a mostrare un limite che comincia a diventare difficile da ignorare: quando dall'altra parte trova una squadra con qualcosa in più, fatica a tenere il passo. Le sconfitte contro Milan, Roma, Sassuolo, Como e Frosinone raccontano una difficoltà che va oltre i singoli episodi e che merita una riflessione.

Non è tanto il numero delle sconfitte a preoccupare, quanto il modo in cui sono arrivate e, soprattutto, il profilo degli avversari che sono riusciti a mettere in difficoltà i granata. Il Torino ha dimostrato di poter essere competitivo contro formazioni alla propria portata, conquistando risultati importanti contro Fiorentina, Udinese, Parma e Monza. Quando però il confronto si è alzato di livello, sono emersi limiti evidenti.

Il Milan ha espugnato l'Olimpico Grande Torino alla prima giornata, la Roma ha fatto altrettanto alla quarta. In mezzo è arrivata la sconfitta contro il Sassuolo, un risultato che rappresenta forse il segnale più preoccupante: non si trattava di un avversario appartenente a una fascia superiore, eppure i granata non sono riusciti a portare a casa nemmeno un punto.

Poi sono arrivate le battute d'arresto contro Como e Frosinone, due partite che hanno ulteriormente alimentato i dubbi. Contro i lariani il Torino ha subito tre gol in casa, mentre a Frosinone non è riuscito a trovare la via della rete, uscendo sconfitto per 2-0.

Torino, non basta vincere contro le squadre alla portata

Il bilancio racconta dunque una squadra che, almeno finora, sembra avere un tetto ben definito. Contro avversari alla propria portata riesce a trovare soluzioni, sfruttare le occasioni e portare a casa punti. Quando invece deve affrontare formazioni più attrezzate, fatica a esprimere lo stesso calcio e finisce sempre per soccombere.

È una questione di mentalità? Di qualità della rosa? Oppure di organizzazione tattica? Probabilmente c'è un insieme di fattori. Non sarebbe corretto attribuire tutte le responsabilità a Ignazio Abate, soprattutto considerando il percorso ancora in costruzione, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare quello che il campo sta mostrando.

Una squadra che vuole ambire a qualcosa di più della semplice permanenza nella parte centrale della classifica deve necessariamente imparare a confrontarsi anche con chi dispone di maggiori qualità. Non significa dover vincere sempre, ma quantomeno riuscire a giocarsela, limitare gli errori e non dare l'impressione di essere inferiore ancora prima che la partita cominci.

Torino-Lecce, un'occasione per cambiare passo

Sabato 7 novembre, contro il Lecce, il Torino avrà l'occasione di ripartire. Sulla carta è una partita nella quale i granata devono cercare di fare risultato, anche per interrompere la serie negativa delle ultime due giornate. Ma sarebbe riduttivo considerarla soltanto una gara da tre punti.

Serve una prestazione convincente, che restituisca fiducia e soprattutto dimostri che la squadra ha capito gli errori commessi. Abate dovrà trovare le risposte, anche attraverso le scelte di formazione e una maggiore attenzione agli equilibri. Il possibile recupero di Mandragora, se confermato, potrebbe inoltre restituire un'opzione in più a centrocampo.

Il Lecce non è il Milan, la Roma o il Como, ma proprio per questo la partita rappresenta un banco di prova importante. Il Torino deve dimostrare di saper fare il proprio dovere contro avversari con cui può e deve competere.

Il vero salto di qualità, però, arriverà quando il Toro riuscirà a non sentirsi inferiore nemmeno davanti alle squadre più forti. Perché vincere contro chi è alla propria portata è necessario, ma se l'ambizione è crescere non può bastare. E il campionato, finora, sta mettendo in evidenza proprio questo limite.