Morire su un campo di calcio. Ma attenzione alle minacce sui social com'è successo ad Aboukhlal
La tragedia dietro l'angolo. Ha destato molta emozione la morte dell'attaccante spagnolo del Tenerife Jesus De Miguel, che era stato colpito duramente al petto da un'uscita piuttosto violenta del portiere dell'Andorra Owono. Il trentenne De Miguel, dopo i primi soccorsi in campo, era stato portato in ospedale in arresto cardiaco, dapprima le sue condizioni erano state considerate gravi ma stabili. Nella notte però la situazione è precipitata fino alla morte, arrivata in mattinata. Ci sarà un minuto di silenzio sui campi Uefa per questa tragica morte, avvenuta in uno scontro di gioco piuttosto duro. Non si pensa mai che si possa morire su un campo di gioco, invece è successo anche in passato. Per fortuna quasi sempre finisce bene. Impossibile non ricordare lo scontro tra Martina e Antognoni in un Fiorentina-Genoa del 22 novembre 1981, con il numero dieci viola rimasto esanime in campo. Il fantasista gigliato fu operato e dopo mesi di riabilitazione tornò in campo.
Gli insulti razzisti ad Aboukhlal
Succede anche che un'entrata dura possa creare reazioni scomposte. Così è successo al granata Aboukhlal, che domenica, nel corso del match tra il Torino e il Frosinone, ha fatto un'entrata piuttosto dura, magari punibile anche con il rosso, sull'attaccante Raimondo, nuovo astro nascente del calcio italiano, procurandogli un infortunio piuttosto duro alla caviglia, che priverà purtroppo il giovane della convocazione in Nazionale. Per il centrocampista marocchino/olandese è entrato in atto un linciaggio social, da parte dei tifosi ciociari e non solo, in mezzo c'era anche qualche granata, con tanto di insulti razzisti. Aboukhlal aveva anche chiesto scusa al termine del match, ma era ovvio che non era sua intenzione far male all'avversario.
Usare il buonsenso
Purtroppo l'uso dei social, che non va mai mistificato, porta la gente a camuffarsi dietro ad un nickname o profili anonimi per sparare cattiverie verso qualcuno che ha agito male, non ci piace, o peggio ancora far emergere il razzismo in modo becero e inqualificabile. Per cui, mentre si piange il povero De Miguel, è anche opportuno porgere le scuse ad Aboukhlal, che ha fatto un brutto fallo, ma non va insultato, minacciato di morte, o peggio ancora, diventare bersaglio di quel razzismo dilagante che sembra non interessi più a nessuno, ma è un principio di civiltà che bisogna esigere in democrazia.
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