Torino, Abate ha sei Tori: Mandragora cambia tutto. Ecco tutti i moduli possibili

Torino, Abate ha sei Tori: Mandragora cambia tutto. Ecco tutti i moduli possibiliTUTTOmercatoWEB.com
Ignazio Abate
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Oggi alle 14:30Notizie
di Elena Rossin
fonte Tuttosport
Abate ha almeno sei soluzioni tattiche dal 3-5-1-1 al 4-4-2, passando per 3-5-2, 3-4-2-1 e difesa a quattro: con i nuovi acquisti ci sono finalmente molte più soluzioni. E tutto ruota attorno a Mandragora.

Il Torino cambia pelle. E, soprattutto, cambia possibilità. Dopo settimane in cui Torino FC aveva dovuto fare i conti con una rosa incompleta e con poche alternative tattiche, l'accelerata arrivata negli ultimi giorni di mercato ha consegnato a Ivan Abate un ventaglio di soluzioni decisamente più ampio.

Almeno sei Torino diversi, sei squadre potenzialmente differenti per interpreti, atteggiamento e principi di gioco. Il filo conduttore è uno solo: Rolando Mandragora, l'uomo che più di ogni altro può cambiare il volto della squadra.

Il successo di Firenze ha già mostrato due versioni del Toro. Ora Abate può costruirne almeno altre quattro.

Mandragora al centro del nuovo Torino

Lo aveva spiegato lo stesso Abate dopo la vittoria contro la Fiorentina: l'arrivo dei nuovi giocatori ha permesso di alzare la qualità del gioco, dopo l'accelerata impressa dalla società negli ultimi giorni di mercato.

Non è un dettaglio. Il tecnico aveva preparato a tavolino diverse alternative e le aveva provate in allenamento. A Firenze, per esempio, il Torino è partito con un rombo a centrocampo: Mandragora davanti alla difesa, Gineitis e Fitz-Jim ai suoi lati e Vlasic alle spalle delle punte.

Poi, all'occorrenza, era già previsto il passaggio alla difesa a quattro con l'inserimento di un attaccante in più.

È proprio questa la novità più importante: Abate oggi può cambiare struttura senza necessariamente cambiare identità.

Dal 3-5-1-1 al 4-3-1-2: le prime alternative

Il 3-5-1-1 e il 4-3-1-2 sono sistemi già sperimentati a Firenze e rappresentano due delle soluzioni più immediate.

Nel primo caso Mandragora può diventare il riferimento davanti alla difesa, con una linea di centrocampo capace di sostenere sia la fase di possesso sia quella di non possesso.

Nel 4-3-1-2, invece, il trequartista assume un peso ancora maggiore: Vlasic può agire alle spalle delle due punte, sfruttando la qualità di Mandragora e delle mezzali nella costruzione.

La vera differenza, però, la fanno gli interpreti.

Il 3-5-2 con Vlasic mezzala

Un'altra possibilità è il 3-5-2, con Vlasic utilizzato da mezzala.

È una soluzione che aumenta la qualità tecnica del centrocampo senza rinunciare alla presenza di due attaccanti. Mandragora rimarrebbe il play, mentre il croato avrebbe maggiore libertà di inserirsi e accompagnare l'azione.

Davanti, Abate avrebbe a disposizione diverse combinazioni: Simeone e Adams, ma anche Zapata o Kulenovic.

Un Toro decisamente più offensivo, soprattutto se sugli esterni venissero utilizzati giocatori con caratteristiche di spinta.

3-4-2-1: Casadei può cambiare il volto della squadra

Il 3-4-2-1 offre ancora più varianti.

In una versione estremamente offensiva, Abate potrebbe schierare Vlasic e Adams sulla trequarti, con Simeone utilizzato come riferimento centrale.

Ma lo stesso sistema può assumere una fisionomia completamente diversa con Vlasic e Casadei alle spalle dell'unica punta.

Perché? Perché i movimenti all'indietro del croato e dell'italiano durante la fase di non possesso permetterebbero di irrobustire il centrocampo.

Ecco la filosofia del nuovo Torino: lo stesso modulo può produrre squadre molto diverse.

La difesa a quattro non è più una forzatura

L'arrivo di Belghali e Patterson apre un'altra strada: la difesa a quattro.

I nuovi esterni possono essere utilizzati come terzini più prudenti oppure come giocatori capaci di accompagnare la manovra. Anche Fortini offre una soluzione in più sulle corsie.

Per Abate significa poter passare al 4-3-1-2 o al 4-4-2 con maggiore naturalezza, senza dover adattare giocatori fuori ruolo.

E cambia anche la gestione di Cacciamani.

Belghali, Fortini e Cacciamani: più scelta sulle fasce

Cacciamani è un esterno con caratteristiche più offensive. La sua presenza può diventare ancora più preziosa se Abate avrà la possibilità di alternarlo con giocatori dalle caratteristiche differenti.

Nel nuovo scenario, il tecnico può scegliere in base non soltanto alla condizione del singolo giocatore, ma anche al tipo di avversario.

È qui che Belghali, Patterson e Fortini diventano fondamentali: non semplici alternative numeriche, ma pedine che consentono di cambiare il modo di giocare.

Il Toro più offensivo: cinque uomini di qualità

Un centrocampo a cinque con Belghali, Fitz-Jim, Mandragora, Vlasic e Cacciamani avrebbe una vocazione chiaramente offensiva.

Davanti, due punte vere come Simeone e Adams, oppure le alternative rappresentate da Zapata e Kulenovic.

Sarebbe un Torino aggressivo, propositivo, costruito per avere più uomini nella metà campo avversaria.

Ma Abate può anche scegliere la strada opposta.

Il Toro più prudente: stessa struttura, altra squadra

La stessa linea a cinque può diventare molto più equilibrata con Patterson a destra, Fortini a sinistra, Gineitis sul centrosinistra e Bragança sul centrodestra, sempre con Mandragora al centro.

Una squadra più orientata al controllo, alla copertura degli spazi e alla rottura del gioco avversario.

Stesso modulo, principi differenti.

Ed è probabilmente questa la maggiore ricchezza tattica che il mercato ha consegnato ad Abate.

Sei Tori e ancora tante variabili

Le sei soluzioni non esauriscono affatto le possibilità.

In difesa restano giocatori come Rodriguez e Biraghi. A centrocampo possono entrare Ilkhan e Luongo, mentre Casadei può essere utilizzato anche da mezzala.

In avanti, Aboukhlal rappresenta un'opzione da ala e Oristanio può aggiungere qualità sulla trequarti. Davanti, oltre a Simeone e Adams, restano Zapata e Kulenovic.

Sono, appunto, variabili dentro altre variabili.

E questo è il vero salto in avanti del Torino.

Mandragora è l'uomo della svolta

Il mercato ha finalmente consegnato ad Abate ciò che chiedeva da settimane: un regista di qualità e personalità come Mandragora, esterni alternativi e affidabili come Belghali, con Patterson come ulteriore soluzione, e un centrocampista come Bragança capace di giocare sia da play sia da mezzala.

Ma il nome che spicca sopra tutti è quello di Mandragora.

Perché il suo arrivo non aggiunge soltanto un giocatore alla rosa: cambia le possibilità tattiche dell'intera squadra.

Il nuovo Torino può giocare in tre, in quattro, con un rombo, con due punte o con un trequartista. Può essere più offensivo oppure più prudente. Può modificare gli interpreti senza necessariamente stravolgere il sistema.

Dopo settimane di attesa, Abate ha finalmente gli strumenti per farlo.

E resta una domanda inevitabile: per il Torino, con Cairo, bisognava davvero aspettare l'ultimo giorno di mercato per vedere la svolta?