Quanto incassa un arbitro di A in Italia? Come un manager
C'è un interessante approfondimento che chiarisce meglio la nuova bufera scatenata sul mondo arbitrale di Serie A e B in Italia. Lo propone oggi il quotidiano 'La Repubblica' facendo in conti in tasca ai fischietti italiani per dimostrare che avere buone valutazioni e quindi la possibilità di continuare a scendere in campo settimana dopo settimana produce effetti molto interessanti sui conti.
In Italia non esiste la figura dell'arbitro professionista, soluzione più volte sdoganata negli ultimi anni ma mai effettivamente applicata. Quindi ognuno di loro ha una professione che affianca a quella di fischietto. Il contratto prevede una quota annuale, uguale per tutti, arrotondata dai 'gettoni di presenza' e quindi dalle partite arbitrate. In particolare, dirigere una partita di Serie A permette di incassate 4mila euro lordi per ogni partita, indipendentemente dalla sua importanza: Juventus-Inter o un derby valgono come Verona-Pisa, giusto per citare due squadre retrocesse.
E ancora, gli assistenti incassano 1.400 euro a testa e il IV uomo 500 euro. Conviene certamente molto di più stare in una stanza a Lissone e occuparsi del VAR: per ogni partita lo stipendio è di 1.700 euro. E le quote fisse? Sono pari a 90mila euro a stagione per gli arbitri internazionali, 60mila per chi ha toccato almeno 50 gare in carriera, mentre gli altri arbitri incassano 30mila euro ciascuno.
Quindi chi ha portato a casa più soldi alla fine della stagione? Si tratta dell'internazionale Marco Guida con 91.500 euro di gettoni partita più i 90mila per il suo 'status' e quindi parliamo di 181.500 euro lordi. Alle sue spalle altri due internazionali, Daniele Chiffi con 175.700 euro complessivi e Davide Massa con 171.600. Tra quelli appena sotto c'è anche Maurizio Mariani, reduce dalla finale di Conference League e unico italiano ai prossimo Mondiali in Nord America con cifre ben sopra i 150mila euro lordi.
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