La contestazione dei tifosi del Toro contro Cairo: la Maratona “è un segnale, così non va”
Tutti fuori: come era successo contro il Lecce - e come potrebbe accadere anche nelle prossime partite casalinghe - anche questo pomeriggio la Maratona resterà vuota. I tifosi resteranno all’esterno del Grande Torino, ma non lontani dal Toro, semmai lontani, anche fisicamente, da Urbano Cairo. Lo sciopero del tifo, che Marco Baroni ha definito come un qualcosa “legato alla passione”, è l’ennesima iniziativa di contestazione nei confronti del Presidente granata. Una contestazione che va avanti da anni e che negli ultimi 18 mesi si è inasprita. In questo anno e mezzo in casa e in trasferta si sono ascoltati cori contro Cairo e ci sono state le marce di protesta come quella dello scorso 4 maggio. “Non è disinteresse. Non è abbandono. E’ un segnale. La nostra assenza è necessaria per continuare a difendere il Toro” spiegano i gruppi organizzati in un volantino. E’ il segno dio quanto sia ampia la distanza tra il Toro che i tifosi vorrebbero e quello che Cairo ha costruito in questi 21 anni, in cui ha dissipato anche la fiducia che i tifosi avevano riposto in lui dopo il fallimento. Si è passati dai 60.000 che avevano riempito il Delle Alpi per la finale playoff contro il Mantova nel giugno del 2006 alle curve vuote contro il Lecce e il Bologna.
“Non è un punto di non ritorno con i tifosi, si riuscirà a fare pace”, aveva dichiarato Cairo a fine agosto, dopo l’ennesima contestazione. Il punto di non ritorno sembra invece arrivato e non basterà qualche risultato positivo a placare la rabbia dei tifosi. La contestazione non è figlia di una stagione deludente come l’attuale: ha radici ben più profonde. E’ si nata dalla passione, ma quella che è stata ignorata per anni e anni, che non è stata coltivata, che è stata anche calpestata, si legge su Tuttosport.
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