Camolese racconta Sandro Mazzola: “Era il mio idolo, al Toro potevi contare su di lui in ogni momento”
Giancarlo Camolese e Sandro Mazzola hanno condiviso circa due anni al Torino, dal 2000 al 2002. Un periodo intenso, iniziato con Camolese allenatore della Primavera e proseguito con la promozione in Serie A della prima squadra. Per l’attuale vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, però, il rapporto con Mazzola aveva anche un significato particolare: da bambino, infatti, lo aveva ammirato come il suo grande idolo.
“Quando eravamo insieme mi è sempre stato vicino. Sapevo di poter contare su di lui in ogni momento. Mai invadente, infondeva serenità”.
Il primo incontro in via Roma: “Mazzola era il mio idolo”
Sandro Mazzola era arrivato da pochi giorni al Torino come dirigente, scelto dal proprietario del club, Cimminelli. Fu lui a convocare in sede Camolese, allora alla guida della Primavera granata.
“L’emozione, innanzitutto. Non lo avevo mai incontrato prima. Da piccolino ero un tifoso della Grande Inter e Sandro Mazzola era il mio idolo, il mio giocatore preferito. Figurarsi trovarselo davanti così…”.
Poi, però, la storia di Camolese aveva preso una direzione diversa: “Dai 14 anni sono entrato nel settore giovanile del Toro e allora lì il cuore è andato in un’altra direzione, decisamente granata”.
“Voleva conoscermi e capire come ragionavo”
Il primo colloquio servì soprattutto a conoscersi.
“Voleva semplicemente conoscermi, capire come ragionavo, sapere quali fossero le mie idee. Era una persona in grado di metterti a tuo agio, una persona perbene. Era stato un grande calciatore eppure con lui potevi parlare tranquillamente”.
Poi, qualche mese più tardi, gli incontri diventarono molto più frequenti, fino alla promozione di Camolese sulla panchina della prima squadra.
Camolese e Mazzola, un rapporto mai cambiato
Il passaggio dalla Primavera alla prima squadra non modificò il rapporto tra i due.
“Assolutamente no. Era sempre con noi durante gli allenamenti e in trasferta, seguiva la squadra. A me piaceva molto quando, oltre a parlare della nostra realtà del momento, raccontava qualcosa del suo passato, i ricordi all’Inter così come quelli legati al Toro”.
Tra i ricordi granata più forti di Mazzola c’erano quelli legati al Filadelfia e alla tragedia di Superga.
“Il ricordo del Fila era sicuramente il più forte, ne abbiamo parlato, anche se c’è da dire che era molto piccolo allora. E lo stesso vale per la Tragedia di Superga”.
“Sapeva ascoltare e mi ha accompagnato nella mia crescita”
Camolese fatica a trovare un solo aggettivo per descrivere Mazzola.
“Un aggettivo è troppo poco. Sapeva ascoltare, era in grado di farti riflettere. Nel mio periodo con lui al Toro mi è sempre stato molto vicino. Io avevo 39 anni ed ero un giovane allenatore, ha cercato semplicemente di accompagnare la mia crescita”.
Un rapporto costruito anche sulla fiducia reciproca.
“Io avevo le idee abbastanza chiare e lui mi ha assecondato: non è neppure scontato”.
La scelta di Camolese: “Volevo tenere tutti e Mazzola mi appoggiò”
In quella stagione il Torino aveva una rosa molto numerosa e militava in Serie B. Camolese aveva una convinzione precisa: non voleva rinunciare ai suoi giocatori.
“Quel gruppo era molto numeroso e io ho detto a Mazzola che avrei voluto tenerli tutti. Mi ha detto che sarebbe stato un rischio, ma che mi avrebbe appoggiato. Così ha fatto”.
Una scelta che avrebbe accompagnato il Torino verso la promozione in Serie A.
“Non è mai stato un dirigente invadente”
Uno degli aspetti sui quali Camolese insiste maggiormente è il modo in cui Mazzola interpretava il suo ruolo dirigenziale.
“La cosa importante da dire è che non è stato mai un dirigente invadente. Era presente, ma mai invadente”.
Anche con i calciatori il rapporto era positivo: “Ottimo con tutti. Magari con chi conosceva già dall’Inter i rapporti erano più consolidati, mi vengono in mente Galante e Cauet, ma sapeva ascoltare e cercava di capire. Era stato giocatore e conosceva la loro mentalità”.
La serenità di Mazzola nei momenti difficili
Il Torino attraversò anche periodi complicati. E proprio nelle difficoltà, secondo Camolese, emerse uno dei tratti distintivi di Mazzola.
“Aveva una grande serenità. Dopo la promozione in A abbiamo passato un momento complesso, ma ho apprezzato questa sua serenità. Era sempre pronto a parlare con me senza mai avere un atteggiamento sbagliato, senza mai prevaricare”.
Mazzola, racconta Camolese, osservava quello che accadeva quotidianamente e comprendeva quando fosse necessario intervenire e quando, invece, fosse meglio non farlo.
I problemi economici e il mercato: “Sapeva di non poter fare quello che avrebbe voluto”
Il periodo al Torino di Mazzola si chiuse in un contesto sempre più complicato sul piano economico.
“Dopo i primi due anni sono emersi dei problemi economici per la proprietà. E così Mazzola nel 2002 si è ritrovato a non poter potenziare la squadra”.
Una situazione che lo coinvolse direttamente: “Le cose peggioravano e anche lui ha vissuto questa difficoltà, sapeva di non poter fare quello che avrebbe voluto. Mazzola ci teneva moltissimo a fare bene col Toro”.
Camolese ricorda anche quanto fosse diverso il mercato dell'epoca: “C’erano giocatori che non avevano richieste perché gli stipendi erano troppo alti”.
Il caso Franco e i 14 miliardi: “La verità sulla trattativa non la conosciamo”
Infine, Camolese affronta uno degli episodi rimasti maggiormente nella memoria di quel Torino: l’acquisto di Franco, legato a un investimento di 14 miliardi di lire.
“Franco doveva essere la terza punta, un giovane da provare a far crescere. È stato pagato molto, sì, e la storia la si ricorda solo per questo, ma la verità sulla trattativa non la conosciamo, magari non la sapremo mai”.
Camolese invita però a non dimenticare anche ciò che il giocatore riuscì a fare sul campo.
“Oltretutto, a volerla dire tutta, di gol ne ha fatti, tra cui quello valso la salvezza”.
Per Camolese, dunque, il ricordo di Mazzola al Torino resta soprattutto quello di un dirigente capace di esserci senza invadere, di ascoltare senza imporre e di trasmettere serenità anche nei momenti più complicati.
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