ESCLUSIVA TG – Ravezzani: “I problemi del Toro? Si risolvono con un buon centrocampista, servirebbe un Ciccio Romano”

31.12.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Fabio Ravezzani
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Fabio Ravezzani

Fabio Ravezzani è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Con Ravezzani, direttore di Mediapason ed editorialista di Tuttosport, abbiamo analizzato la crisi del Torino e fatto il punto in vista dell’apertura del mercato il 4 gennaio.

A fine anno si fanno i bilanci, ma fare quello del Torino è quasi superfluo vista la crisi emersa nella sua interezza nella seconda parte dello scorso campionato e che acuita prosegue in questo. La situazione anche dopo le ultime partite sembra incancrenita e senza possibilità di essere invertita, ma è realmente così?

“Mah, la cosa che preoccupa, secondo me, è che pur avendo il Torino una squadra con dei giocatori di buona qualità, in alcuni casi di eccellente qualità, penso a Belotti, che è il centravanti della Nazionale, e a Sirigu, che è la riserva del portiere titolare della Nazionale,  ai giocatori d’esperienza in difesa e a centrocampo, per cui è strano che i granata siano ultimi in classifica malgrado abbiano cambiato tre allenatori nel giro di quattro mesi, questa poi è una cosa assolutamente incomprensibile ed è anche più preoccupante. La colpa era di Mazzarri? Evidentemente no. Era di Longo? Neppure. E’ di Giampaolo? Nemmeno. Osservando credo che ci sia un problema strutturale che è quello di non aver saputo trovare un giocatore a centrocampo capace di legare la squadra, e questo è evidente. Tanti anni fa (estate 1989, ndr) il Torino prese dal Napoli Ciccio Romano e lui cambiò la vita del Toro che aveva tanti problemi. Ecco adesso al Torino servirebbe un Ciccio Romano, uno capace di essere un riferimento per la squadra e credo che senza questo nerbo, questo perno nel cuore della squadra tutto intorno crolli. Poi probabilmente questa è una squadra che per troppo tempo ha inserito giocatori, che venivano da altre esperienze e da altre squadre, che avevano un buon curriculum, ma che non erano quelli più adatti. Quest’anno lo dimostra il Milan e anche le squadre neo-promosse, basta pensare allo Spezia, che più che il giocatore che ha un curriculum importante, ma che ormai è trentenne o ultra-trentenne serve gente che corre e che sia veloce, giovane e aggressiva. Tutto questo manca al Torino. Io rimango dell’opinione che Cairo abbia commesso due errori: il primo, affidare la squadra a Giampaolo, cioè ritenere che il vero problema fosse soltanto l’allenatore perché la qualità dei giocatori era eccellente, ma non é così perché altrimenti tre allenatori non avrebbero in qualche modo fallito tutti e tre. Il secondo, è non rendersi conto che la priorità era veramente trovare un centrocampista capace di essere il punto di riferimento, anche psicologico, della squadra. Questa è una squadra che ha problemi psicologici enormi, segna e si sa che sempre dopo aver segnato prenderà gol. Il che mi pare una cosa insopportabile”.

La soluzione è continuare con Giampaolo e intervenire in sede di mercato in modo importante, non necessariamente dal punto di vista numerico, ma con un numero logico di elementi di vera qualità oppure si deve anche cambiare l’allenatore?

“Sono convinto che il vero problema della squadra sia l’assenza di un centrocampista di spessore capace di collegare i reparti e che abbia grinta, forza e che ogni tanto sappia fare anche un gol. Se vogliamo di esempi ce ne sono tantissimi, il Milan ha Bennacer, l’Inter ha trovato Barella, mentre la Juventus, anche se in termini molto meno drammatici del Torino, ha un problema a centrocampo. Insomma, u centrocampista da solo basterebbe per far invertire la rotta al Torino. E poi c’è il tema Giampaolo, che è un tema molto complicato secondo me. Quando si ritiene, sbagliando, che si risolvono i problemi della squadra solo con l’avere un taumaturgo, uno che improvvisamente impone le mani su un gruppo e dandogli un gioco molto articolato risolve tutto. O si trova il taumaturgo e alora può anche essere che i problemi si risolvano oppure se si trova, invece, l’apprendista stregone i problemi restano. Con tutto il rispetto per Giampaolo, ma mi  chiedo come faccia ad avere una fama di questo genere senza mai aver ottenuto risultati importanti in nessuna categoria. I meglio che ha fatto Giampaolo sono state delle stagioni discrete senza mai essere coronate da grandi successi. Poi passa per il maestro, a parte il fatto che i mastri non vanno più tanto di moda. Due anni fa se non avevi il maestro eri uno sfigato, basta guardare la Juventus con Sarri o il Milan con Giampaolo. Ma se si considera che cosa è successo al Milan post Giampaolo. E’ vero che hanno preso Ibrahimovic, ma quando è andato via Giampaolo, che aveva accumulato risultati pessimi, ed è arrivato Pioli, che non era esattamente il miglior allenatore sulla piazza, ma il Milan cambia completamente e gioca molto meglio e con molta più coesione. Ma se si chiede all’ambiente Milan che cosa ha lasciato Giampaolo nelle sette giornate sulla panchina dei rossoneri la risposta è che non ha lasciato niente e tutti ne parlano come di una persona molto chiusa, che aveva pochi rapporti e gli stessi giocatori del Milan dicevano che non capivano bene che cosa volesse da loro. Ecco, voglio dire, che con un profilo così lo si mette a dirigere una squadra che ha avuto una serie di problemi di identità? Secondo me è stato un rischio mal calcolato e, soprattutto, infondato. Non ho capito questa scelta da parte del Torino, se non dovuta a questa abitudine che ha avuto ultimamente Cairo nel prendere i pezzi di ripiego di altri grandi club. E allora Rincon piuttosto che Verdi, che non era andato bene nel Napoli. Della serie, lo hai preso tu e non va tanto bene e allora lo prendo io e vedrai che con me rende. Giampaolo non è andato bene nel Milan e allora lo prendo io. E no! Se uno non va bene in una squadra è molto probabile che vada benne nell’altra, soprattutto se non è mai andato veramente bene dall’inizio della stagione. Ora che si fa si cambia Giampaolo? Bella domanda, sì però bisogna capire con chi. Cambiare tanto per farlo non ha mai un senso. E mi pare che con Longo il Torino abbia sbagliato perché il povero Moreno, che è una persona che stimo e che conosco, non ha saputo fare meglio di Mazzarri. Il Torino ha cambiato Mazzarri tanto per cambiare e preso Longo in cui credeva relativamente poi è stato visto in Giampaolo qualche cosa che secondo me non c’era e cambiarlo può avere senso se si trovasse qualcuno con cui valesse veramente la pena. In una situazione dove si rischia la B non ci si può più permettere di prendere un allenatore tanto per cambiare, ma bisogna essere sicuri di prenderne uno che inverta veramente la rotta. Nel frattempo si può fare la cosa più facile: spendere soldi veri per prendere un grande centrocampista perché, ripeto, per me un grande centrocampista salva il Torino”.

Le partite con Parma e Verona saranno fondamentali per Giampaolo e per il Torino?

“Sì, mi spiace essere poco ottimista, ma con il solito vecchio problema, cioè a fianco di una problematica tattica e qualitativa della squadra ce n’è una anche di grinta, di carattere e di autostima. Il Torino ha qualità tecniche notevoli perché non si può dire che la rosa granata tecnicamente sia scarsa, infatti, oggettivamente non lo è, poiché c’è Singo, che è molto bravo, e c’è un signor attacco con Belotti. Quante squadre che lottano per non retrocedere possono schierare l’attacco che ha il Torino lasciando fuori Zaza, che a me non é mai piaciuto, ma che in altre squadre la sua porca figura la fa? Oppure mettere dentro Verdi se serve o Bonazzoli, lasciando perdere il capitano che va da sé? Eppure il Torino quando segna sembra quasi stupirsene e poi dice adesso prendiamo gol. Ed è quello che pensano anche i tifosi. Io quando vedo il Toro segnare subito dico adesso ne becca uno”.

Lo pensano tutti ormai.

“Certo, è diventato un cortocircuito. In questo senso dico che sarebbe fondamentale un vincente di carattere in mezzo al campo e da questo punto di vista, mi duole dirlo, anche un allenatore capace di trasmettere questa grinta. Io in Giampaolo la grinta non l’ho mai vista, nella sua ultima esperienza, quella al Milan, non è riuscito a trasmettere nulla e se prendiamo la Sampdoria via Giampaolo la squadra non è crollata, ma ha fatto la sua porca figura, più o meno come la faceva prima. Quindi al Torino manca quel valore aggiunto e se in una squadra con una forte autostima, carattere, capacità di reazione si mette il cosiddetto maestro, che magari non è andato molto più in là delle elementari o delle medie, si riesce anche, ma se già mancano tutte quelle caratteristiche e il maestro sembra essere un po’ esangue e sembra non avere la capacità di trasmettere questa forza e questa grinta allora la frittata è fatta”.

Convincere un centrocampista di qualità e con personalità ad andare in una squadra perdente e ultima in classifica è un’impresa titanica, tanto più a gennaio.

“Infatti. Io non ho consigli da dare nel senso che il Torino dovrebbe avere dei suoi osservatori, ma dico, per esempio, che con le debite proporzioni altri club sono riusciti a farlo. Sono sempre stato molto scettico sul mercato del Milan, ma mi sono dovuto ricredere perché sono riusciti a prendere Saelemaekers  a 4 milioni e Kalulu a meno di 500 mila euro, ma è evidente che il Torino da tempo non ha più questa intuizione. Il mercato del Torino è fatto un po’ con i pezzi dell’antiquario dove si va a cercare nella cantina e magari si trova qualche vecchio pezzo che andava bene, ma che adesso è un po’ impolverato e questo modus operandi va bene se lo si attua una volta, magari due, ma se diventa un po’ troppo frequente, come è avvenuto negli ultimi anni con Ansaldi o Rincon oppure Zaza e per certi versi Verdi, questa filosofia alla lunga finisce per non pagare, anche perché si sono spesi dei soldi perché o si pesca dall’antiquario il pezzo impolverato che dopo averlo spolverato torna a brillare veramente oppure resta un pezzo opaco. Probabilmente alcuni sono anche giocatori che non sono riusciti a darsi uno spirito di squadra e di gruppo. Secondo me, se il Torino riesce a prendere il centrocampista olandese, uno alla Amrabat che nel Verona ha fatto cose straordinarie anche se adesso non le fa più nella Fiorentina, o danese che dà quel di più in cui in questo memento la squadra difetta e che però serve. Un giocatore esperto non va in una squadra che sta naufragando, ma se non ci va non è l’elemento che serve poiché il Torino ha bisogno di uno che ne sposi la causa, Cercando all’estero uno che ha molta grinta lo si trova, non si può vedere Rincon che fa il regista, lo capisce anche un bambino che la squadra ha bisogno di un calciatore che a centrocampo faccia da regista e che abbia carattere. Chi sia lo dovrebbe capire la dirigenza granata, ma pare che purtroppo da questo punto di vista il Torino negli ultimi anni ha collezionato una serie di errori che lo ha portato alla situazione attuale.
A me questo Torino, purtroppo e spero che non sia così, fa venite in mente il Toro di Calleri che retrocesse (stagione 1995-96, ndr), allora c’era un allenatore che non era male, Nedo Sonetti, che poi era stato sostituito da Scoglio e da Lido Vieri, e in rosa c’erano giocatori come Rizzitelli, e aveva preso il portiere dell’Under 21 Doardo, il miglior portiere della Serie B Biato, Hakan Sukur considerato il miglior attaccante d’Europa classificatosi poi terzo per la Scarpa d’Oro 1997 e prelevato dal Torino dal Galatasaray, Milanese  e una serie di altri che avevano fatto bene l’anno prima arrivando quasi a sfiorare la Coppa Uefa eppure quella squadra che sulla carta non era da retrocessione andò invece in Serie B. In questo campionato temo che ci sia una sinistra similitudine che deve essere immediatamente interrotta cambiando non dico tanti giocatori, ma ne serve uno buono e non tre o quattro. Tutti dicono che servono un difensore un centrocampista e un attaccante, ma, secondo me, se si prende un buon centrocampista si risolvono tutti i problemi del Torino”.