ESCLUSIVA TG – Di Fusco: “Vanja Milinkovic-Savic deve trovare la forza di superare i momenti di difficoltà”

09.10.2022 08:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Raffaele Di Fusco
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Raffaele Di Fusco

Raffaele Di Fusco è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Di Fusco da giocatore ha militato nel Torino dal 1990 al 1993 e divenuto allenatore nella stagione 2010-2011 è stato il preparatore dei portieri granata. Con lui abbiamo parlato di Vanja Milinkovic-Savic.

Il Torino ultimamente sta subendo qualche gol di troppo e in alcune occasioni il portiere Vanja Milinkovic-Savic non ha convinto appieno. Ad esempio, nell’ultima partita con il Napoli è rimasto fermo sul secondo gol di Anguissa e forse avrebbe potuto tuffarsi meglio sul diagonale di Kvaratskhelia. Lei che cosa ne pensa?

“Premetto che non conosco personalmente Milinkovic-Savic e quello che posso dire si basa solo sulle partite che ho visto come appunto quella del Napoli con il Torino. In effetti sul secondo gol di Anguissa, secondo me, avrebbe dovuto chiudere un po’ lo specchio della porta venendo in avanti visto che nessun difensore chiudeva sull’avversario. Per quel che riguarda la rete di Kvaratskhelia è vero che è finito con il fondoschiena a terra, ma questo, a volte, è una scelta che fa il portiere per prendere più spazio e avere più tempo. Se c’è poco spazio fra chi calcia e il portiere si riduce il tempo di reazione per cui si cerca di prendere spazio andando con la parte superiore del corpo indietro in modo da avere più spazio e più tempo per reagire con le braccia. Non è che un portiere va a terra con il fondoschiena per latri motivi”.

Nel caso specifico, se non fosse andato a terra magari essendo altro più di due metri avrebbe potuto tuffarsi e arrivare anche solo con le dita della mano a deviare il pallone tirato in diagonale che non era stato calciato con particolare forza?

“Il portiere non può anticipare la giocata perché se fosse andato prima a sinistra l’attaccante magari cambia direzione e poi tutti dicono che si è tuffato prima. Non è così semplice. Certo è che un portiere di quella stazza per poter prendere i tiri rasoterra in diagonale dalla corta distanza deve stare molto più basso e non alto, a meno che non intenda fare una parata con i piedi, ma questo può farlo se c’è una chiusura adeguata sulla diagonale. Quando subisce un gol il portiere il primo pensiero che ha è se avessi fatto diversamente forse prendevo la palla. Però è difficile, una cosa è sicura, a meno che non esca a valanga basso: esce in avanti e prende ciò che può. Ma nel momento in cui decide di temporeggiare e di stare in posizione deve avere la distanza per poter reagire perché se il tiro arriva da un metro e mezzo per non andare in porta deve solo colpirlo. Solo stando a una certa distanza si può avere una risposta adeguata. Sul gol di Kvaratskhelia non credo che Milinkovic-Savic potesse fare di più se non intuire quindi partire decisamente prima sul lato da tuffarsi, mentre su secondo di Anguissa visto che non c’era nessun difensore che lo chiudesse e gli mettesse fretta di calciare allora avrebbe potuto accorciargli di un metro. Ma sono scelte che si fanno. Se il portiere tiene la posizione deve anche essere bravo l’attaccante a mettere la palla nell’angolino basso. Il portiere deve decidere di assumere una posizione anziché un’altra in frazioni di secondo”.

Queste sono problematiche, insieme al tempismo delle uscite nell’area piccola e la difficoltà nel scendere velocemente in basso o decidere in quale direzione andare, che già si sono viste in passato. Sono da considerarsi dei limiti?

“Il tempismo nelle uscite è un’altra cosa trattandosi di un gesto tecnico completamente diverso dalla chiusura. Chi lo allena, chi vede gli allenamenti o chi segue tutte le partite può dare risposte tecniche precise. Io il Toro lo seguo come gli altri della chat della Coppa Uefa e vedo le partite del Toro, ma non proprio tutte per cui non posso dare un giudizio”.

Già l’anno scorso quando il Torino ha deciso di affidare la porta a Milinkovic-Savic non sempre ha convinto del tutto e infatti nella seconda parte del campionato gli è stato preferito Berisha. Adesso il Torino prima della sosta per il Mondiale disputerà otto partite a iniziare da quelle con l’Empoli e la Juventus, il portiere sarà sufficientemente sereno per non farsi condizionare?

“A Napoli c’è l’esempio di Meret che è stato messo in croce per un mese e mezzo durante il ritiro, ma ha tirato fuori il carattere, ha resistito e così sono venute fuori le sue doti tecniche. Caratterialmente non conosco Milinkovic-Savic, ma se è in Serie A di certo ha anche il carattere per poter reagire, altrimenti in A ci si arriva però poi non si rimane. Sicuramente saprà lui trovare la forza per reagire. Alle volte basta una parate per far girare tutto per il verso migliore, esattamente come capita alla squadra quando vive un periodo brutto e poi arriva una buona prestazione e tutto cambia. Il calcio è questo: si sbaglia, si fa bene, ci sono i periodi no e quelli positivi, al di là delle doti tecniche, dei difetti e dei pregi”.

Milinkovic-Savic quindi deve trovare in se stesso con il suo preparatore negli allenamenti la forza di reagire per evitare di retrocedere nelle gerarchie dopo gli errori?

“Il mutare le gerarchie sono scelte del tecnico che ritiene opportuno far giocare uno o l’altro a seconda di come vede i due portieri. Non si può mettere fuori un portiere dopo uno o due sbagli. Altri, magari, fanno due errori in dieci partite, mentre lui ne fa due in una e poi per otto non ne commette nessuno. Normalmente la valutazione si fa su una serie di partite e se il portiere dimostra delle lacune allora si opta per una scelta tecnica differente. Ovviamente non lo dico nei confronti di Milinkovic-Savic, ma in generale. Anche nelle coppe si vedono portieri che sbagliano, ad esempio Donnarumma due settimane fa è uscito malissimo poi però ha fatto grandi parate. Gli errori fanno parte del gioco del calcio sia per il portiere sia per chi ricopre altri ruoli. Il fattore importante per un portiere é che se in una serie si partite, cinque, sei, sette o otto, si commettono due-tre errori allora si deve valutare se continuare a farlo giocare, oggi si gioca ogni tre giorni, ma tempo fa sette-otto gare le si facevano nell’arco di due mesi ed è evidente che se in due mesi si commettono troppi errori e l’allenatore ha l’opzione del secondo che dà affidabilità allora magari si può pensare di inserire l’altro”.