Agnelli: "D'Angelo non c'entra con striscioni canaglia sulla tragedia di Superga". Le intercettazioni lo smentiscono

25.10.2018 14:50 di Alex Bembi  articolo letto 3516 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Agnelli: "D'Angelo non c'entra con striscioni canaglia sulla tragedia di Superga". Le intercettazioni lo smentiscono

Dopo le sacrosante parole del Presidente Cairo che ha chiesto pubblicamente al collega Agnelli di scusarsi con i tifosi del Toro e con le famiglie delle vittime di Superga per gli striscioni offensivi che la società Juventus ha permesso fossero esposti nel derby casalingo della stagione 2013/14, è arrivata la risposta del numero uno bianconero. Durante la conferenza stampa per gli azionisti bianconeri, il Presidente Agnelli ha negato l'evidenza riportata delle intercettazioni messe in onda da Report, la trasmissione RAI che ha scatenato sulla Juventus il putiferio: "Una trasmissione televisiva ha riportato attenzione su fatti acclarati in ogni sede. La Juve è stata sanzionata dalla giustizia sportiva per due motivi: il primo, aver venduto biglietti superiori al limite consentito dalla legge Pisanu: quattro a persona. Il secondo, aver fatto entrare striscioni all'interno dello stadio. Il security manager Alessandro D'Angelo non mai fatto entrare striscioni allo stadio nel derby del 2013. Dopo i fatti in questione, Juve rispetta alla lettera la legge e non accetto altre insinuazioni. Alessandro D'Angelo non ha aiutato ad inserire striscioni canaglia sulla tragedia di Superga, lo prova la sentenza della corte d'Appello del 22 gennaio 2018. I responsabili sono stati consegnati alla giustizia anche grazie ai sistemi di sicurezza messi a disposizione della Juventus. Ogni altra considerazione deve essere ritenuta falsa e infondata, perché non tiene conto dei fatti delle prove e delle sentenze".

Peccato caro Presidente Agnelli che le intercettazioni di D'Angelo, a colloquio telefonico con Bucci, evidenzino la colpa specifica del security manager della vostra società. Lui stesso ammette: "Mi hanno beccato con lo zaino domenica (23 febbraio 2014 derby di ritorno in casa della Juventus n.d.r.), ma ci ho riso sopra. Sono andato su anche dal Presidente, mi ha detto che ero un ciuccio, che mi avevano beccato. Ho risposto che non avevo dubbi sul funzionamento delle telecamere. L'ho detto a chi dovevo dirlo, al Direttore dello stadio. Gli ho detto di non prendersela che non volevo coinvolgere nessuno vista la porcheria assurda che ho fatto, lui ha risposto che bastava dirglielo e mi avrebbe aiutato".

Non si capisce come di fronte a tali evidenti ammissioni di colpa, il Presidente Agnelli possa dichiarare: "D'Angelo non ha aiutato ad inserire striscioni canaglia sulla tragedia di Superga", dato che lo ammette lo stesso security manager bianconero! Inoltre il Presidente era al corrente, lo ammette come abbiamo scritto prima D'Angelo e altre intercettazioni nell'ufficio di Agnelli lo registrano mentre parla degli striscioni entrati: "No, ma infatti lo so, son gli zaini, entrano gli striscioni.." mentre sta chiamando al telefono il suo security manager per convocarlo urgentemente nel suo ufficio. Come sappiamo, Agnelli comunicherà a D'Angelo che le telecamere lo hanno ripreso e che è stato "un ciucco". 

Cercare di negare oltre ogni evidenza è davvero controproducente, soprattutto quando, colti con le mani nel sacco, sarebbe bastato chiedere scusa per evitare ulteriore caos. E poi diventa dura parlare e raccontare del famoso "stile Juve"...