UN CONTINUO derby

20.10.2008 16:42 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: Alessandrorosina.it
UN CONTINUO derby
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Un'altra sconfitta. Contro l'ultima in classifica. Brucia. E sabato c'è il derby.

Bella partita, combattuta, i tiri in porta si sono succeduti come i colpi di un pugile in fase di attacco. L'avversaria era quasi ko, ed eravamo solo all'inizio. Tutto sembrava filare per il verso giusto, ma mancava ancora qualcosa, un ulteriore sforzo.
Che grandissima sorpresa, che tiro netto e inaspettato quello del giovane Rubin, che con il suo aspetto educato non risparmia di calciare un bel destro a stomacare la porta, e a piegare in due la cattiva sorte che imperterrita pedina i granata.
Appunto si piega, ma non cade, la nera sorte: la rete del difensore veneto batte il pugno sul nostro umore che arriva ad alte quote, e anche il ragazzo che ha finalmente interrotto la sua sterilità da serie A, si improvvisa in un'esultanza alla "Rosina da bambino" (video); la bolla stregata in cui è imprigionato il Torino si rompe per far scendere la squadra di De Biasi a giocarsela ad armi pari con l'avversaria di turno.
Poi la cattiva sorte si rialza: il fischio dell'arbitro ci stappa le orecchie e accende le luci per il the end dell'atmosferica storia. È 0-0. Rubin è ancora l'ingravido di serie A.

Meglio andare sul sicuro con i tentativi dei veterani goleador di ruolo quali Amoruso e Bianchi: l'esperienza di Amoruso non si adatta al caso, mandando in tilt i perfetti incastri che noi, e forse anche lui, avevamo chiaramente già visionato e aspettavamo soltanto di rivedere dal vivo.
E Bianchi anche si avvicina alla porta facendoci sospirare, tenta, come il ruolo gli ordina, ma tra deviazioni avversarie e passaggi alti non riesce a dominare i palloni, a farne quello che vuole. Forse osando di più, incattivito di più ambizione...
Abate non molla: con piglio sicuro si gioca la sua partita e prova anche un bel tiro di testa su cross di Rubin.
Ma Marchetti afferra tutti quei maledetti palloni riuscendo ad anticipare gli avversari con le sue uscite, e saltando come se avesse un tappeto elastico da parco giochi sotto i piedi.

Dopo tutti questi tentativi, la cattiva sorte si fa una risata, come se ci avesse lasciato ammazzare di fatica prima di infliggerci la mazzata finale. Il gol di Acquafresca l'abbiamo visto o meglio sentito tutti. Come un frastuono che disturba la paziente attesa, come una mazza buttata su un corpo irrigidito in atteggiamento di difesa: perché il Toro, ormai avvezzo ai duri colpi, ostenta fierezza ma favoreggia il latitante timore di essere battuti.
E la sferzata a quattro minuti dalla fine si porta dietro un sacco pieno di maldicenze, di conclusioni affrettate, strappate dalla rabbia ladra, che fa leva sulla delusione e rimugina... "col Cagliari no."
Ce la siamo giocata col Cagliari e abbiamo perso col Cagliari: a che livello siamo se "teniamo testa" alle squadre basse della classifica, riuscendo addirittura a perdere? Qual è il nostro effettivo valore alla fin dei conti?
Meglio non fare conti. Meglio svuotare il sacco pieno di considerazioni scoraggiate e disfattiste, così gli animi in piena si placano e la calma intrisa di motivazioni riprende a dominare la situazione: non è finita.
Sabato ci sarà la partita delle partite, che merita la prima pagina di un nuovo libro, tutto da riscrivere, ma non dobbiamo dargli il ruolo da protagonista, perché il campionato non è solo il derby, è e deve essere un continuo derby. E come non registrare tra le cose felici il ritorno del capitano che certamente contribuirà a offrire su un piatto d'argento appetibili occasioni da gol; e soprattutto detterà i toni alla squadra, scomunicando pensieri infelici e impotenti, professando la politica della freddezza e giocandosi tutte le carte a disposizione, qualunque sia il punteggio in cui versa la squadra e chiunque siano gli avversari.
Che inizi questo inizio di campionato! Rimandare nuoce ai fatti e spezza la corda dell'ottimismo!

 

 

Alessandra Caputo