Rosina, il perchè dei fischi

31.10.2008 17:12 di Marina Beccuti   vedi letture
Fonte: srweb.eu
Rosina, il perchè dei fischi
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Alessandro Rosina sta vivendo, immaginiamo, uno dei momenti peggiori della sua ancor giovane carriera calcistica: quando si dice dalle stelle alle stalle.



Che il successo sia effimero è risaputo, la parte più difficile è sempre stata quella di mantenersi ad un livello tale che ti consenta se non di primeggiare, quantomeno di navigare sempre “in acque tranquille”.



I fischi dell’altra sera, a nostro avviso, devono suonare al Piccolo Principe granata come un gesto d’amore e non come una bocciatura definitiva.



Senza stare a “disturbare” il francese Antoine de Saint-Exupéry, autore del libro il Piccolo Principe, vorremmo però fare una riflessione sul rapporto che lega Alessandro Rosina ai suoi tifosi, passando per Di Michele.



I tifosi si sa sono un po’ bambini, nel senso che da piccoli si innamorano di una squadra, in alcuni casi sono geneticamente predisposti per essere tifosi di quella squadra particolare, e proprio come i bambini vivono il calcio con valori semplici ed assoluti … l’impegno per la maglia, la passione, il sentimento, le piccole cose ed i piccoli gesti che stridono terribilmente con quello che popola il mondo dei “grandi”, che riferito al calcio, sono il professionismo esasperato, gli atteggiamenti di rivalsa (verso chi poi?), la vita troppo diversa da quella degli esseri normali.



Ci ricordiamo i primi passi in granata di Rosina, quando al primo dribbling, saltando l’uomo, ha fatto fare un salto a tutti i tifosi allo stadio.



I commenti erano di questo tenore - si muove come Sala; è veloce come Asta – fu amore a prima vista. Poi la sofferenza e le vittorie, qualche gol da cineteca hanno fatto si che gli venisse consegnata la fascia da Capitano, proprio quando Comotto preso da Firenzite acuta, proprio lui Capitano del Centenario (con gol) tradì i sogni dei tifosi (bambini… nel senso migliore del termine).



Capitano, nei cuori granata, vuol dire Mazzola, Ferrini, Zaccarelli, ed in più si doveva dimenticare “il tradimento” di massa, perpetrato nei giorni del fallimento, Balzaretti, Mantovani, Acquafresca ecc. ed il ritrovarsi con un giocatore così in squadra faceva sognare.



Poi il successo, i primi atteggiamenti un po’ troppo da “divo” e qualche partita di troppo sotto tono, hanno iniziato ad allontanare i tifosi.



Poi ci fu un tale Di Michele, giocatore con i piedi vellutati, vera e propria incarnazione del professionismo spinto, che un giorno alla prima disapprovazione (Stadio Primo Nebiolo – il Ruffini – in amichevole) penso’ bene di mandare tutti a quel paese perché i “rozzi” non capivano il genio.



Ecco da quel punto, con i risultati che non arrivavano, con gli allenatori che si avvicendavano, con troppe Bentley e Ferrari nei parcheggi, i bambini si sono sentiti traditi dal mondo dei grandi.



A Rosina nessuno si sognerebbe mai di fischiare un dribbling di troppo, ma se si rivedono gli atteggiamenti di DDM, cioè che lui faceva sempre il passaggio giusto ed era il compagno che non capiva, lui illuminava il campo con il suo genio, che colpa ne aveva se la zolla del campo non era perfetta … ecco allora che arrivano i fischi.



I tifosi rivogliono il Rosina prima maniera, corse e voglia, gioia e sorrisi. Troppe parole sull’ingaggio, troppi discorsi sulla posizione in cui giocare, insomma per chi crede nella maglia, per chi tifa per gli indiani, per chi non ne può più di sentirsi dire da tutti quelli che arrivano al “Comunale” - salutate la capolista o tornerete in serie B – vedere che alla fine non c’è nemmeno pathos è davvero troppo.



Se mai dovesse segnare nella prossima partita, ed il destino gli sta dando una mano mettendo fuori gioco Abate per un mese, Rosina dovrebbe gioire correre dai suoi tifosi, chiedendo quasi scusa, ribadendo che lui è tornato … sarebbe amore più grande di prima.



Ma basterebbe anche senza gol, qualche piccolo gesto che faccia capire che lui ci tiene veramente (e magari e proprio così), che cerchi di ristabilire allo stadio giocando, un rapporto che aspetta solo di essere “annaffiato” per rifiorire.



Che lui ci creda o no, fischi o non fischi, ci risulta che comunque lui parta con un grande, grandissimo vantaggio … gioca nel Toro, la squadra dei sogni dei suoi tifosi bambini, che sognano un mondo fatto di piccole cose, con qualche vittoria, condito dall’impegno e soprattutto dal sorriso.



Quindi … la palla ce l’ha lui ora (anche prima a dire la verità), ascolti GDB che di acqua sotto i ponti del calcio ne ha vista passare parecchia, lasci perdere qualche sirena di troppo e i fischi si trasformeranno in un attimo in ovazioni.




Baterebbe anche dire sono al 50% e non ce la faccio, ma se il Mister mi chiama per il Toro sono sempre presente ... a volte basta proprio poco.



GMC