Ventura: "Un po' di turnover con l'Udinese, ma non per Ogbonna"

25.09.2012 23:47 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Ventura: "Un po' di turnover con l'Udinese, ma non per Ogbonna"
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com

Fino alla sosta per le gare della Nazionale mettiamo come priorità la nostra crescita, poi bisognerà quantificare il più possibile. Con l’Udinese un’altra verifica sulle conoscenze acquisite. Giocare, pensare e volere da squadra: il Torino è in grado di farlo.

Cerci non è stato convocato perché è affaticato o per scelta tecnica?
“Con il giocatore abbiamo deciso di dargli questa settimana per incamerare ulteriore lavoro in modo che acquisisca una forma superiore a quella che aveva a Genova per la gara con l’Atalanta. Era tre mesi che non giocava una partita dall’inizio alla fine e pensare di fargliene fare tre in una settimana sarebbe stato eccessivo e avremmo rischiato sia di non averlo in condizione sia che si facesse male sia che non incamerasse assolutamente niente. Il campionato è appena iniziato e stiamo lavorando, andando avanti con il programma”.

Agostini a che punto è della preparazione?
“Come quando il resto del gruppo era a Sappada, all’inizio del ritiro. Quando è arrivato era tre mesi e mezzo che non faceva un metro e non era nella condizione di Cerci e ha dovuto cominciare la preparazione ex novo, quindi prima carico poi la fase di discesa dove si accusa la fatica e infine piano piano arriva il livello della forma ottimale, sta lavorando e anche bene, ma è nella fase intermedia di discesa e quindi, secondo me, ci vorranno ancora una - due settimane, magari meno speriamo”.

Con l’Udinese ci sarà un turnover numericamente importante oppure no?
“Oggi abbiamo lavorato senza prendere in considerazione la formazione, mentre di solito alla vigilia della partita la prendiamo sempre in considerazione, questa volta no perché dobbiamo capire chi ha recuperato e chi meno e quindi ha bisogno di tirare il fiato. Mi spiace che non è disponibile Masiello (infiammazione al bicipite femorale sinistro, ndr) perché con lui convocabile avrei potuto effettuare altre scelte su chi mandare in campo domani sera. Sinceramente lo verificheremo domani chi ha del tutto recuperato, non ho problemi nel senso che se gioca Vives o Brighi o Basha, al di là delle caratteristiche dei singoli, la fiducia che ho è illimitata in ognuno, però bisogna tener presente che domenica giocheremo a Bergamo, partita importante, e quindi cercheremo di gestirci. Chi ha giocato domenica non ha ancora completamente recuperato, mentre quelli che non hanno giocato, nella stragrande maggioranza stanno bene e scalpitano, ma le cose vanno fatte gradualmente, di conseguenza non posso cambiare nove giocatori, si valuterà chi deve recuperare fisicamente e chi mentalmente. Domenica scorsa abbiamo giocato una gara delicata su un campo difficile, contro una squadra in salute, in un ambiente non facile: lo stadio era pieno e la Sampdoria era reduce da tre vittorie. C’è stata grande pressione e abbiamo consumato anche sul piano nervoso. Domani mattina avremo le idee più chiare sulla condizione di tutti, ma questo non è un problema. Il vero problema, come sempre, è da un lato la squadra che affronteremo, l’Udinese tre mesi fa si era qualificata per i preliminari di Champions League, e dall’altro noi dobbiamo fare delle verifiche, nonostante qualcuno non giochi e in campo andrà qualche altro, mi auguro che giochi sempre lo stesso Torino con la stessa voglia, mentalità, conoscenze e organizzazione. Questa, appunto, è un’ulteriore verifica, l’avevamo fatta l’anno scorso, anche se in B è più semplice che in A, è inutile parlare di gruppo se poi non lo si rispetta. Io non ho problemi nei confronti di nessuno: chi sta bene, chiaramente nel limite del possibile, gioca”.

Parlando ancora di turnover in questo momento il Torino può fare a meno di Bianchi?
“L’anno scorso quando abbiamo cambiato un po’ se avessimo perso probabilmente adesso non sarei qua (ride, ndr) e ci sarebbe stato un assedio peggiore di quello a Fort Apache, poi si è vinto a Reggio con un turnover dove D’Ambrosio ha siglato il gol vittoria e il turnover è stato accettato. In realtà il turnover è una martellata sui … per chi lo fa perché se si vince va bene, ma se si perde si è dei deficienti, ma secondo me non funziona così. Invece ha detto Petkovic “io me ne frego e fino a quando ce la fanno io vado avanti con l’undici titolare”, è una scelta, ha trentanove giocatori ed è impossibile farli ruotare tutti e quindi quando qualcuno non avrà più le forze ha da sostituirlo. Noi l’anno scorso abbiamo fatto un discorso opposto assolutamente di gruppo. Un discorso di squadra significa che, faccio un esempio, Sgrigna a Genova avrebbe potuto giocare dall’inizio perché stava bene, però la partita era diversa dalla precedente e, secondo me, ci voleva qualcuno con altre caratteristiche. Se vinci tutti dicono “guarda che intuizione”, se perdi “che deficiente”. L’anno scorso con la Sampdoria quando si è fatto male Suciu tutti pensavano che poteva essere sostituito da un difensore, io invece ho mandato in campo un attaccante, Ebagua, e tutti hanno pensato che ero un pazzo, poi abbiamo vinto e tutti a dire che avevo gli attributi. Ma far entrare Ebagua aveva tre significati: 1) non abbiamo paura di giocare e vogliamo vincere, 2) entra uno che ha lavorato bene tutta la settimana, 3) se voglio andare avanti per vincere non posso far vedere che ho paura di perdere inserendo un difensore. Sono stati tre messaggi fortissimi al di là di quello che sarebbe stato il risultato finale. Questa è l’ottica con la quale vediamo le cose e questa è l’ottica con la quale giocheremo domani. Quindi, il problema non è mai se gioca Mimì o Cocò, ma come gioca Mimì all’interno della squadra. Se vado a chiedere a tutti quelli che hanno giocato domenica mi dicono che stanno benissimo e possono giocare domani, qualcuno deve ancora recuperare, ma per domani sera tutti avranno recuperato, però se devo aver rispetto del gruppo e ho stima quelli che si allenano bene non posso pretendere rispetto se non lo do. Non posso pretendere volontà se non do la possibilità di dimostrare quello che io chiedo loro. Non è se gioca Bianchi o Sgrigna, ma è mentalità e voglia comune. Se gioca Glik Di Cesare va da lui e lo stimola, quando toccherà a Di Cesare andare in campo Glik non darà le testate contro il muro, ma andrà da lui a dirgli “cerchiamo di portare a casa i tre punti”. Questo è il nostro spirito. Lavoriamo così dall’anno scorso”.

A questo discorso, come già è avvenuto l’anno scorso, si può fare un’unica eccezione per Ogbonna?
“Direi di sì, lo sa anche Rodriguez, per mille motivi. Se non stesse bene non rischierei di far giocare Ogbonna, ma se sta bene, al di là della qualità del giocatore, è un valore, è un capitale per la società quindi dobbiamo cercare di farlo fruttare al meglio possibile. Sì Ogbonna è l’unica eccezione”.

L’Udinese gioca con il 3-5-2, pensa a un centrocampo a tre o continuerà con due soli uomini in mediana?
“Vediamo, così come loro con la difesa a tre sono di meno rispetto a noi che giochiamo a quattro nello stesso modo se noi siamo in due a centrocampo e loro in cinque: sono scelte. Fino alla sosta, quindi con Udinese, Atalanta e Cagliari, mettiamo come priorità la nostra crescita poi è chiaro che dopo bisognerà quantificare il più possibile come tutti, però oggi come oggi dobbiamo avere consapevolezza. Con la Sampdoria abbiamo subito e Gillet ha fatto buone parate, il sessanta per cento su clamorosi errori nostri, anche se nei primi trentacinque minuti il nostro gioco è stato di altissimo livello. Il calcio a fine gara alla porta di Maxi Lopez (squalificato dal giudice sportivo per due turni per aver dato un calcio alla porta dello spogliatoio riservato ai giudici di gara e averli apostrofati con espressioni ingiuriose, ndr) dà la misura di quanto ci tenevano, erano convinti e quanta determinazione avevano. In molte occasioni siamo stati a un passo dal poter segnare e poi come sempre ci è mancato l’ultimo tiro, quindi dobbiamo migliorare, ma questo avviene per gradi e di conseguenza, almeno sotto questo aspetto, nelle prossime tre partite abbiamo il dovere di mettere davanti la ricerca di un’ulteriore assoluta compattezza e soprattutto una convinzione sempre maggiore in quello che facciamo. Poi insieme a tutte queste belle parole e cose cerchiamo di raccogliere il più possibile. Per questo oggi per come abbiamo impostato il lavoro e per come siamo noi è un’ulteriore verifica perché l’Udinese ha giocato i preliminari di Champions un mese fa e in Europa League la settimana scorsa. L’Udinese ha giocatori di una forza fisica notevole, un modo di giocare che rende difficilissimo qualsiasi tipo di partita perché concedono pochissimo, magari con uno spettacolo minore, ma sono produttivi per questo per noi si tratta di una verifica di altra natura rispetto a quella della partita con la Sampdoria. Quindi al di là del risultato sarebbe bene che noi prendessimo coscienza del fatto che siamo in grado di fare questo tipo di partita. Presa coscienza anche di questo avremo giocato concettualmente in tre modi diversi (Inter, Sampdoria e Udinese, ndr) e quindi inizia il campionato vero e proprio e saremo in grado di andare in campo ed esprimerci senza perdere troppo tempo”.

Per palloni giocati e passaggi riusciti il Torino è una delle squadre migliori, mentre per tiri in porta e gol no. Come si fa a invertire questa tendenza?
“Più che invertire dobbiamo migliorare dove siamo meno bravi: mantenendo la stessa capacità di arrivare all’ultimo passaggio ed essere però un pizzico più sereni, convinti e con un può più di rabbia nel gesto del tiro finale. Con la Sampdoria siamo arrivati dieci-quindici volte, anche con una grande facilità, due contro due al limite dell’area di rigore e se fosse accaduto a parti invertite sarebbe stato un problema, quindi ci manca il passo successivo, vale a dire che una volta arrivati al limite bisogna essere liberi di testa per osare per quel che è la qualità del singolo e cercare di quantificare”.

Per fare questo passo in più ci vuole maggiore convinzione mentale o capacità tattico-fisiche?
“Sono cose scritte e riscritte e sono quasi sempre tutte uguali. Il Siena ha vinto a San Siro, la settimana prima in casa dopo venti minuti perdeva due a zero e al novantesimo ha pareggiato, se invece avesse perso probabilmente non avrebbe vinto con l’Inter, nonostante i nerazzurri potessero essere in difficoltà. L’aspetto psicologico incide tantissimo. Noi nella prima partita a Siena era l’impatto con la serie A, ma l’abbiamo giocata con una buona maturità. Nella seconda con il Pescara abbiamo fatto tutto con grande serenità e c’era la convinzione di fare e, per esempio, in altri frangenti Bianchi non avrebbe portato avanti la palla come nell’episodio del rigore. Con l’Inter se avessimo finalizzato ci sarebbe stata adrenalina allo stato puro perché si sarebbe riusciti contro una squadra che era convinta di fare risultato e quindi è normale che ci siamo rimasti male e poi rianalizzando la gara ci si è resi conto che sulla carta era fattibile quindi da un lato positività, ma dall’altro è stato negativo e ci si è mangiate le mani. Sotto questo aspetto la partita con la Sampdoria, per me, è stata straordinaria perché per i primi trentacinque minuti la Sampdoria aveva preparato degli attacchi che appena ha provato a farli in tre passaggi noi siamo arrivati nella loro area e se avessimo fatto gol tutta l’Italia avrebbe parlato della nostra partita. Il calcio è fatto di queste cose. Se va bene una partita il giocatore invece di delegare il tiro dal limite fa una sterzata e tira lui. Questo è l’aspetto anche psicologico. L’anno scorso avevamo vinto le prime cinque gare in trasferta poi per mesi non si è più vinto, ma alla fine siamo stati la squadra con il maggior numero di partite vinte fuori casa. Questo per dire che non è un problema, diventa un problema quando lo si fa nascere. Sono contento di come i giocatori lavorano e di come stanno e sono consapevoli di potersi ritagliare uno spazio, non tanto vincendo o meno con l’Udinese, che se centra la partita importante ha una qualità assoluta che può metterti  in difficoltà e vincere, ma questo per noi non è un problema oggi. Dobbiamo essere squadra e giocare, pensare e volere da squadra e credo che questo gruppo sia assolutamente in grado di farlo. Per questo continuo a parlare di verifica in quanto l’Udinese è una delle squadre più difficili da affrontare perché tatticamente non concede niente ed è molto aggressiva nell’uno contro uno. Quella di domani sarà una gara difficile, ma anche bella da analizzare dopo”.

Con la Sampdoria il Torino si è mosso bene e questo è il bicchiere mezzo pieno, ma la parte vuota del bicchiere è che, senza offesa per nessuno, la qualità dei singoli non è assoluta e seppur ci mettano l’anima la squadra ha dei limiti.
“Dipende da quello che si fa. Del Bari di tre anni fa ne parlavano tutti e forse non faceva nemmeno quello che fa il Torino però aveva il momento positivo e segnava due gol all’Inter ed ecco che tutti parlavano del Bari, se invece pur disputando la stessa identica partita senza però segnare avesse perso nessuno avrebbe parlato del Bari. Lo stesso discorso vale per il Torino, se avessimo quantificato con l’Inter, così come se non avessimo subito il rigore con la Sampdoria e la partita fosse finita uno a zero per noi si sarebbero dette altre cose in più oltre alle parate importanti di Gillet. Si è strettamente legati ai risultati nei commenti. Se quando lo scorso anno giocando col Grosseto si fosse parlato di questo tipo di crescita in pochi ci avrebbero creduto, ma la crescita c’è stata”.

A Milito è bastato toccare la palla una volta per segnare.
“Con tutto il rispetto Milito lo ha solo l’Inter. Ho sentito dire “il Milan cosa può chiedere, è senza qualità perché non ha più i campioni”. Il Milan ha Boateng, Pato, Robinho, El Shaarawy, Pazzini e pensare che sia una squadra senza qualità …. allora noi abbiamo meno qualità di loro, ma alla neuro ci va chi dice che il Milan è privo di qualità o ci andiamo noi perché ne abbiamo meno di loro? Ci vuole grande serenità”.

Guidolin dice che lei è uno dei migliori allenatori italiani per esperienza e qualità. Cosa pensa di lui?
“Guidolin ha vinto meritatamente la Panchina d’Oro l’anno scorso e se uno la vince è perché è premiato non dai giornalisti, non dai tifosi, ma dagli altri allenatori, quindi se tutti gli allenatori lo hanno premiato ogni altro commento è superfluo”.