Ventura: "E' la giornata delle riflessioni, più che del sei a zero"
L’allenatore del Torino è soddisfatto per l’approccio alla gara più che per il netto risultato. La vittoria è figlia di quello che si produce e di ciò che si è. Tutti devono riflettere su molti argomenti e se lo si fa la giornata assume un’importanza anche maggiore.
Cosa l’ha soddisfatta di più oggi in campo?
“L’approccio, perché la gara con il Gubbio poteva sembrare una partita facile ed è risultata facile poiché l’approccio è stato buono, se avessimo avuto un approccio con un pizzico di sufficienza o qualunquismo probabilmente avremmo avuto delle difficoltà e sarebbero nati i brusii e i soliti problemi. Invece c’era da un lato serenità perché le giocate venivano effettuate secondo logica e dall’altra c’era la voglia di fare calcio non di vincere, ma di andare alla ricerca di ciò che siamo. Noi possiamo vincere solo quando siamo così. Ecco, credo che oggi sia un giorno di riflessione per tutti e anche per la squadra perché nel momento che questa squadra vuole può, però deve volere sempre e in serie B purtroppo non c’è un momento in cui si possa rallentare, infatti è bastato un colpo di tacco e un minimo di sufficienza sul quattro a zero e subito si è rischiato di prendere gol, perché la serie B è questa e non mi stupisco dei risultati che ogni tanto arrivano e non potevo pensare che una partita (la sconfitta quattro a uno in casa con il Verona, ndr) potesse cancellare otto mesi di lavoro, sarebbe stato meglio che quella sconfitta non fosse mai successa e questo è abbastanza evidente, se si fosse azzerato tutto sarebbe stato estremamente grave”.
Archiviata definitivamente quella gara?
“Io l’avevo archiviata già il giorno dopo perché non era stata una partita, però voglio dire ci può stare, ma se tutto questo significava cancellare otto mesi lo trovo veramente grave, mentre, invece, i giocatori sono stati bravissimi, nonostante tutte le parole e le chiacchiere, e oggi si sono presentati così come li avete visti”.
Dicendo che con il Gubbio è stata una partita entusiasmante si pecca dal punto di vista dell’equilibrio?
“Facendo la premessa che non c’è la minima polemica in quello che dico, mi è stato detto che oggi si è vista la squadra estremamente in salute dal punto di vista fisico, esattamente sette giorni fa mi era stato detto che la squadra vista a Castellammare di Stabia era assolutamente sfatta dal punto di vista fisico: allora è abbastanza evidente che una settimana fa si era molto esagerato nel vedere una cosa che non era così e quindi mi ricollego al discorso dell’equilibrio che è come la domanda che mi hanno fatto poc’anzi dei vostri colleghi se i quattro punti di vantaggio sulle seconde sono una fuga. Può andare in fuga una squadra che è in grande difficoltà in questi ultimi mesi come è stato detto tutti i giorni nell’ultimo periodo? Sono domande che non si possono fare e alle quali non posso rispondere. Parlando della partita di oggi credo che sia stata buona, ma non perché abbiamo vinto sei a zero lo è stata perché noi partiamo sempre da un presupposto che non giochiamo mai per vincere bensì per produrre qualche cosa, la vittoria è figlia di quello che sei e di quello che fai, giocare per vincere è una banalità perché chiunque lo fa, altrimenti non andrebbe neppure in campo. La vittoria deve essere figlia di quello che si produce e di ciò che si è, ecco per noi oggi era importante verificare di aver ritrovato quei valori che ci hanno permesso di essere primi in classifica dalla prima di campionato e i valori sono la voglia di mettersi in discussione, di crescere, di avere la serenità di andare a fare le cose senza avere l’ansia di una piazza come Torino, che comunque un po’ di pressione la mette, ma è normale che sia così. La risposta positiva non è il sei a zero, ma l’approccio con cui la squadra è scesa in campo, c’era serenità, lucidità e un pizzico di determinazione, basta vedere il primo gol che per come è venuto si è visto che c’era voglia di farlo e potevamo riuscirci anche prima, perché avevamo già avuto delle occasioni, ma è stato fondamentale lo spirito che l’ha prodotto, come è stato fondamentale lo spirito con cui siamo entrati nella ripresa: di voler continuare a macinare gioco e calcio, credo che in alcuni momenti della gara i calciatori si siano anche divertiti ed è abbastanza evidente che quando c’è un po’ di spazio si riesce a produrre gioco e quando lo spazio manca non si può fare quello che non si può fare”.
Questa è la giornata delle buone notizie: la squadra ha fatto quello che lei ha chiesto, Guberti ha dimostrato di essere tornato quello che tutti conoscevano, Surraco ha realizzato il suo primo gol, Bianchi si è tolto qualche peso che lo gravava e a tutto ciò si aggiungono i risultati dagli altri campi che sono favorevoli.
“Oggi credo che sia la giornata, non voglio essere noioso e neanche un po’ patetico, delle grandi riflessioni: Pasquato è entrato con lo spirito giusto e quando ha fatto gol nonostante sia arrivato da poco tutti i compagni sono andati a festeggiarlo; ci è mancato per sei mesi Guberti e quando manca un giocatore dalle altre parti è una catastrofe e a noi non è mancato solo lui fra i giocatori importanti, ma nessuno ha detto niente o si è lamentato; il Pescara ha perso tre a zero ad Ascoli e la domanda che io faccio pubblicamente è: cosa sarebbe successo se il Torino avesse perso nello stesso modo ad Ascoli? Vedremo cosa succederà domani a Pescara e riflettiamo su cosa sarebbe successo qui se fosse accaduto altrettanto; il Verona dei miracoli che ha disputato una partita di Champions League qui quindici giorni fa ha preso tre gol a Nocera Inferiore, lo dico senza ironia, pensiamo cosa sarebbe successo se il Torino avesse incassato tre gol dalla Nocerina. Ecco perché dico che è la giornata delle riflessioni, perché la serie B è questa e non la cambierà mai nessuno, e non la si cambia neppure se si vogliono vedere cose che non esistono. La serie B è che se non ci sono centimetri bisogna cercare di crearli, che si può perdere su qualsiasi campo, in B non si vince perché sei il Torino e hai una storia alle spalle, come qualcuno dice, vinci nel momento che sai come comportarti all’interno di un campionato che è estremamente difficile altrimenti lo vincerebbero tutti, ci sono società che hanno speso 20-25 milioni di euro e che sono a quindici punti da noi. Io credo che se tutti insieme facessimo queste riflessioni sarebbe una giornata molto più importante di quanto possiamo pensare”.
L’intero stadio ha zittito un gruppetto di tifosi che fischiavano Pasquato.
“Non entro nel merito perché non so né il motivo né il perché, ma ho sentito del brusio quando è entrato. La cosa più importante è che Pasquato è entrato con lo spirito giusto ed è stato ben accolto dallo spogliatoio e spero che ci possa dare una mano. Abbiamo lavorato tanto in questi otto mesi per diventare una squadra con un’anima, un modo di essere e che vuole a tutti i costi gratificare questi tifosi che lo meritano. La Maratona e anche tutto lo stadio è stato qualche cosa di straordinario, stiamo parlando della partita con il Gubbio e non di quella con il Barcellona, quindi sinceramente ci sentiamo in debito nei confronti di questi tifosi e abbiamo voglia di dare e lo dico perché è bene che i tifosi lo sappiano”.
Le è tornato il sorriso dopo la partita?
“Io ho sempre avuto il sorriso e adesso mi sono vestito da allenatore e faccio l’allenatore, ma appena esco faccio così (accenna un balletto, ndr)”.
L’abbiamo vista amareggiata nei giorni scorsi.
“Faccio fatica a capire e quando non capisco …. quando studiavo biologia ho sofferto perché non mi davano mai spiegazioni razionali poiché in biologia non c’è tanta razionalità, chiedevo: come mai si chiamano mitocondri? E’ una domanda che non aveva senso perché li avevano chiamati così, ma per me ci doveva essere un motivo e non capivo e diventavo matto. Quando non capisco alcune cose faccio un po’ fatica. Se adesso rinnovo per otto anni (ride, ndr) fra otto anni riuscirò ad avere un quadro ben chiaro”.
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