Vanoli sogna, ma ha anche i piedi per terra. Il Torino deve diventare squadra e i veri valori granata non devono mai mancare in campo
Oggi il debutto in campionato del Torino targato Paolo Vanoli, alla sua prima esperienza alla guida di una squadra in Serie A. L’avversario è ostico trattandosi del Milan che oltretutto gioca in casa e che anche lui ha un nuovo allenatore che vorrà presentarsi al meglio. I granata che negli ultimi tre campionati avevano come punto di forza la difesa - per due volte la quinta e l’anno scorso la quarta della categoria - ora devono fare i conti con un reparto rivoluzionato: via Buongiorno, Rodriguez e anche Djidji e con Schuurs ancora indisponibile e dentro Vojvoda, Coco e Masina in attesa che il mercato porti rinforzi. Senza nulla togliere a Vojvoda, Coco e Masina che si stanno impegnando molto per apprendere i dettami di Vanoli e sono giocatori di tutto rispetto, ma c’è da parte di molti il timore che il reparto difensivo sia decisamente più debole di quello dell’anno scorso. Il centrocampo è rimasto invariato, è vero che è arrivato ieri Borna Sosa, che era finito fuori rosa all’Ajax, ma essendo in attesa del transfert internazionale è quasi impossibile che questa sera possa anche solo accomodarsi in panchina e poi comunque non ha avuto neppure il tempo minimo per ambientarsi. In attacco - il punto dolente delle ultime tre stagioni con la scorsa capace solo di realizzare 36 gol (una è stata un’autorete) e piazzandosi per questo specifico aspetto al quartultimo posto in Serie A - si continua a puntare su Zapata, che anche in Coppa Italia contro il Cosenza è stato l’unico a mettere la palla in rete, l’altro gol è stata una clamorosa autorete di Camporese. Ma il reparto può contare anche su Ché Adams, arrivato svincolato dal Southampton che aveva contribuito con i suoi gol a riportare in Premier, oltre che su Sanabria, Karamoh e Pellegri quando fisicamente sarà a posto. E Adams si è presentato bene fornendo a Zapata l’assist in Coppa Italia. Ma adesso è arrivato il momento dell’esame e l’esaminatore è appunto il Milan, squadra che lotta per lo scudetto.
Ma a che punto è il Torino? “Al punto che mi aspettavo – ha detto ieri Vanoli in conferenza stampa -. È un processo in crescita, è normale come in tutti i processi nuovi che ci siano altri e bassi: si fa sempre un passo avanti, poi se ne fanno due e successivamente tre. Questo è il processo di crescita, non mi spavento. Lo so che, come ho sempre detto, ci vuole pazienza, che a volte non si ha, compreso il sottoscritto, perché si vorrebbe tutto e subito, però c’è l'impegno di questi ragazzi su quello che si vuole fare”.
Cosa vuole l’allenatore dalla squadra? “Quello che voglio da questi ragazzi è la prestazione che ci permetta di mettere un altro mattoncino su quello che è il nostro percorso. Quindi ai ragazzi chiedo coraggio. … Dobbiamo diventare squadra e dobbiamo, l'ho sempre detto, essere più efficaci da parte delle mezzali e dei quinti”.
Il problema del gol unito a quello del trovare chi fa l’ultimo passaggio vincente. “Su questo fatto, tutto dipende dalla prestazione – ha detto Vanoli-. Dobbiamo diventare squadra e dobbiamo, l'ho sempre detto, essere più efficaci da parte delle mezzali e dei quinti. Ma non si può, dopo tre anni di lavoro, in 30 giorni cambiare subito l'idea. Io penso che anche in Coppa Italia qualche cosa si sia visto. Penso alle tre grandi occasioni che ha avuto Ricci. Dopo partendo da questo dobbiamo concretizzare il gol. Dovremo essere bravi a farlo, ma già vedere una mezzala che crea tre palle gol è importante. Avere l'opportunità di un parco attaccanti come il nostro mi permette anche di cambiare la partita, come è successo nel secondo tempo con il Cosenza quando sono entrati Karamoh e Adams e con i movimenti di Zapata. L'ho sempre detto ai ragazzi che quando si lavora per principi si ha la possibilità anche di cambiare nel corso della partita. Le partite sono fatte anche di strategia”.
Vlasic, che al momento deve ancora recuperare dai problemi fisici per cui non è disponibile, Ricci e Ilic potranno in futuro giocare insieme dando garanzie adeguate in fase di non possesso è uno degli interrogativi che ci si pone in relazione al modulo 3-5-2 e al fatto che ci sono anche Linetty, Tameze e Gineitis, altro alle prese con il dover recuperare da un infortunio. "Fate un grosso errore – ha risposto il mister - perché la fase di non possesso va fatta in 10, loro fanno parte di una squadra. Per fare bene la fase di non possesso, come fanno le grandi squadre, si deve partire dalle punte e non dai difensori. come allo stesso tempo la fase di possesso offensiva deve partire dai nostri difensori: questo per me è il calcio, questo è chiamarsi squadra. Quindi sinceramente chi andrà in campo dovrà far parte di questo progetto. Spezziamo sempre il calcio di oggi in singoli, cioè il singolo ha delle caratteristiche che io devo mettere, giustamente, all'interno della mia idea di calcio per quelle che sono le caratteristiche proprie dei giocatori. Duvan ha determinate caratteristiche, Sanabria ne ha altre, i centrocampisti hanno caratteristiche magari molto più tecniche e meno di profondità: dovremmo andare a cercare la soluzione”.
Il mercato. "Lo sappiamo benissimo che questa squadra non è completa – ha affermato Vanoli -, lo hanno già detto il direttore tecnico e il presidente. Penso solo una cosa, io nel calcio dopo anni di esperienza preferisco avere pazienza e prendere i giocatori che mi servono senza avere fretta. Sicuramente questo magari a volte è una perdita di tempo, però oggi tutte le squadre nel mercato hanno lottato perché, come ho detto, la Premier League ha sempre il vantaggio su tutti. …Io voglio completare la rosa, per me non esistono 11 giocatori, ma esistono 20-22 giocatori perché non posso, se voglio alzare la qualità, averne meno se voglio una rosa abbastanza competitiva e su questo ci stiamo lavorando”.
Cosa vuole il tecnico dalla squadra? “Quello che voglio da questi ragazzi è la prestazione che ci permetta di mettere un altro mattoncino su quello che è il nostro percorso. Quindi ai ragazzi chiedo coraggio. … Dobbiamo diventare squadra e dobbiamo, l'ho sempre detto, essere più efficaci da parte delle mezzali e dei quinti”.
Allora che Torino potrà esserci contro il Milan? “Io non metto pressione al mio Torino - ha asserito il mister -. Voglio solo vedere, come ho detto, il mattoncino di crescita. Poi sicuramente affrontiamo una grande squadra. Non solo voglio vedere il livello tecnico, queste grandi squadre ti impegnano anche sotto questo aspetto, ma cerco anche il valore e il sacrificio. Se pensiamo di andare a San Siro e per 90 minuti fare grande calcio, penso che sia un pochettino ancora un grande sogno. A me piace sognare però non fino a questo punto. Dobbiamo anche capire che nell'arco della partita ci sono più partite e sapere gestire più momenti all'interno della partita con grande umiltà. Questa è la cosa più importante”.
Vanoli sogna, ma ha anche i piedi per terra. “Io sogno …, ma sognare non basta. Bisogna lavorare e sacrificarsi per arrivare a coltivare questo sogno ed è quello che dico sempre ai miei giocatori. Parlare non basta, bisogna lavorare per arrivare a grandi obiettivi”.
Qual è allora l’obiettivo minimo che si è posto l’allenatore granata per questo inizio di stagione? “Io non mi do obiettivi temporali presenti, ma me ne do a lungo termine. Oggi ho detto ai ragazzi che dobbiamo diventare squadra e pensare a crescere una squadra. Il mercato darà degli obiettivi e vedremo quali saranno. Gli obiettivi devono essere pochi, ma raggiungibili. Oggi il nostro obiettivo è la costruzione di una squadra e avere un'idea di gioco: è la cosa più importante per me. Nelle amichevoli siamo riusciti ad avere questo a volte a sprazzi, ma è ancora troppo poco. Però capisco che i ragazzi nel momento della difficoltà si rifugino nel lavoro che avevano fatto nei tre anni precedenti. Per questo ci vuole tempo”. E ha aggiunto: “La capacità nostra è di essere al servizio della squadra”. E poi riferendosi in particolare agli attaccanti: “La mia capacità è stimolarli tutti. … Perché alla fine solo con due attaccanti con tutte le partite che si fanno non si può andare avanti”.
Il rapporto con la piazza e l’unità d’intenti. “È il mio obiettivo - ha dichiarato Vanoli -, l'ho detto anche ai ragazzi, che l'unità d'intenti deve passare attraverso quello che noi facciamo in campo. Perché noi dobbiamo unire. Noi dobbiamo riaccendere questo spirito indipendentemente da quello che è il mercato. In campo dobbiamo far vedere questo perché penso che i tifosi vogliano proprio questo. E io lo pretendo dai miei giocatori. Poi, se avessi la sfera magica saprei se vinceremo o perderemo, ma non ho la sfera magica. Però quelli che sono i veri valori del Torino non devono mai mancare in campo”.
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