Cairo deluso dall’avvio del campionato del Torino. I tifosi lo sono di più e indicano in lui il colpevole

Cairo deluso dall’avvio del campionato del Torino. I tifosi lo sono di più e indicano in lui il colpevoleTUTTOmercatoWEB.com
Urbano Cairo
Oggi alle 13:40Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin
L’inizio della stagione del Torino non ha soddisfatto nessuno e anche il presidente Cairo non è contento, ma non ha fatto molto in estate per allestire una squadra competitiva fin dalle prime partite.

Da una dichiarazione a un'altra Cairo quando parla riesce sempre a far infuriare i tifosi del Toro. Ci risiamo il presidente del Torino ha di nuovo buttato benzina sul fuoco e così ai tifosi del Toro, che già da anni lo contestano e vogliono che venda il club e se ne vada, è venuta su la bile.

Cairo in questo inizio di stagione si aspettava di più dal Torino

Inizio di stagione abbastanza difficile per il Torino: eliminazione ai 16 esimi in Coppa Italia per mano del Monza e solo 4 punti in campionato in 5 partite (sconfitte con Milan, Sassuolo e Roma, vittoria con la Fiorentina e pareggio con il Bologna) nelle quali la squadra è sempre andata in svantaggio e ha dovuto rimontare. Va anche tenuto presente che dopo la gara con il Torino l’allenatore della Viola Grosse è stato esonerato e che prima del match il Bologna aveva appena mandato via Tedesco per sostituirlo con Palladino, quindi si trattava di due squadre che qualche problema lo avevano.     

“Se mi aspettavo qualcosa in più dal Toro? Sicuramente devo dire di sì” così il presidente del club granata Urbano Cairo al Festival dello Sport di Trento che ha poi detto pure: “C’è stato anche un calendario impegnativo e questo può essere una piccola scusante, così come può esserlo il fatto che qualche giocatore è arrivato all’ultimo nella finestra estiva di calciomercato e quindi in condizione non ancora buone”. Sul calendario si può dargli ragione, ma per quel che riguarda il mercato la responsabilità è esclusivamente sua. Petrachi ne ha ben poca perché non si può andare a fare la spesa con quattro spicci nel portafoglio e dover comprare di tutto e di più.

Il Torino ha ceduto, compresi anche i calciatori che sono andati via a parametro zero e chi non è stato riscattato più qualche giovane che è rientrato dai prestiti e altri che lo sono andati, quasi mezza squadra considerando solo i titolari e le principali riserve, comunque ben 31 elementi: Paleari, Anjorin, Bianay Balcot, Pellini, Gabellini,Njie, Dembélé, Pedersen, Ilic, Dalla Vecchia, Ciammaglichella, Di Marco, Acquah, Padula, Dellavalle, Sandrucci, Dell’Aquila, Antolini, Perciun, Seck, Silva Pertinhes, Lazaro, Maripán, Tameze, Savva, Sazonov, Obrador, Marianucci, Ebosse, Prati e Nkounkou. E ha preso 12 giocatori più uno rimasto dopo il ritorno dal prestito Rodriguez, Patterson, Bragança,Mandragora, Belghali, Perri, Fortini, Fitz-Jim, Cömert, Comuzzo, Mascardi, Oristanio più Pellegri. E anche recuperare soldi dalle cessioni non è facile soprattutto se le trattative, in taluni casi condotte direttamente dal presidente, si prolungano per settimane per ottenere il massimo possibile o qualche sconto in caso di acquisti.

Già a inizio agosto Cairo dicendo: “Se fosse l’ultima, vorrei che questa fosse la miglior stagione del Toro da quando sono presidente”. E anche allora apriti cielo, dopo 21 anni di mediocrità e di progressivo smantellamento dei valori granata la stragrande maggioranza dei tifosi vuole solo che venda il Torino e se ne vada.

Abate ha il sostegno di Cairo e Petrachi

Il Presidente ha poi parlato anche del nuovo allenatore Abate: “Ha voglia di dimostrare e di fare di più. Con la pausa di tre settimane ha potuto lavorare con quasi tutti i giocatori e sia io, sia Petrachi, lo supportiamo”. E ci mancherebbe altro, dopo che quest’estate ha perso un mese e mezzo perché solo dal 2 settembre, il giorno dopo la chiusura del calciomercato e con l’eliminazione dalla Coppa Italia avvenuta proprio al sera prima e due partite di campionato già archiviate, ha avuto finalmente certezze sui giocatori che sarebbero rimasti e chi invece no.

Cairo sulla cessione di Njie

“Stimo molto Alieu, ma lui è un giocatore che ama giocare come esterno d’attacco e nel nostro modulo di oggi non ci sono esterni d’attacco. Sarebbe stato molto sacrificato, restando avremmo rischiato di passare un altro anno ad aspettarlo senza che avesse molte possibilità di giocare. Gli h dato la chance di andare alla Fiorentina e quando l’ho rivisto mi ha ringraziato”. Facile immaginare i ringraziamenti di Njie che dalla Fiorentina percepisce 1,9 mln lordi, mentre al Torino guadagnava 560mila euro. Senza contare quanti soldi sono arrivati e ne arriveranno dalla cessione del giocatore: 4 milioni per il prestito oneroso, 16 per l’obbligo di riscatto, altri 4 legati a eventuali bonus e ancora una percentuale sulla futura rivendita.

Cairo non si assume mai le proprie responsabilità

Mai una volta, se non raramente e comunque in modo marginale e sempre trovando attenuanti, Cairo ha ammesso sue mancanze nel costruire una squadra all’altezza del glorioso passato del Torino. Ed è proprio questo che lascia sconcertati, nessuno pretende da lui che vada in bancarotta per cercare di allestire una squadra che competa per lo scudetto o per disputare la Champions League, ma almeno che lotti tutti gli anni per accedere alla Conference League oppure all’Europa League, poi magari non sempre si raggiunge l’obiettivo, ma almeno provarci. Oppure che riesca ad andare oltre i quarti in Coppa Italia. Per non parlare che da quando lui è presidente è stato vinto 1 solo derby. Quasi ogni anno la squadra viene smantellata, vi vendono i giocatori migliori e si sostituiscono per lo più con scommesse e quando arriva un nuovo allenatore sembra iniziare un nuovo ciclo che finisce sempre per essere abortito. Sullo stadio Grande Torino si attende che dica quando e se lo comprerà e per portare il Museo al Filadelfia non si è mai concretamente adoperato.

I tifosi non ne possono più ovviamente, al più qualcuno, che teme che se non ci fosse lui, che negli ultimi 12 anni ha tenuto la squadra a galleggiare tra la metà classifica e poco sopra la zona retrocessione, il Torino finirebbe per sparire, lo tollera in mancanza di meglio. Ma il giorno che vendesse il Toro anche questi tifosi non brinderanno? Difficile credere il contrario.   
Ormai al Torino di granata è rimasto, purtroppo, solo il colore.