ESCLUSIVA TG – Museo del Toro al Filadelfia, Beccaria: “Siamo a 8 su 10. Il Torino vuole il business plan, noi proponiamo una partnership al 50%”

ESCLUSIVA TG – Museo del Toro al Filadelfia, Beccaria: “Siamo a 8 su 10. Il Torino vuole il business plan, noi proponiamo una partnership al 50%”
Domenico Beccaria
Oggi alle 09:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin
Il presidente del Museo del Toro Domenico Beccaria fa il punto sul progetto per la nuova sede al Filadelfia e sul confronto con il Torino FC: “Il club vuole prima vedere il business plan, noi proponiamo una società paritetica.

Domenico Beccaria è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Beccaria è il presidente dell’Associazione Memoria Storica Granata e del Museo del Toro inoltre è uno dei consiglieri del Consiglio d’Amministrazione e uno dei soci fondatori del Collegio dei Fondatori della Fondazione Stadio Filadelfia, giornalista e grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato degli scenari possibili in seguito agli sviluppi che ci sono stati sul trasferimento del Museo al Filadelfia. Beccaria pensa che il Torino FC dovrebbe essere coinvolto alla pari nella gestione del Museo, come accade in tutte le altre realtà museali legate alle squadre di calcio. Il club granata invece vuole vedere il business plan e semmai gradirebbe l’inserimento di un terzo componente che faccia da ago della bilancia fra i due soci di maggioranza in caso di opinioni divergenti. Beccaria inoltre teme lungaggini burocratiche che dilaterebbero le tempistiche della costruzione dell’edificio e farebbero lievitare i costi.

In una scala da 1 a 10 oggi la realizzazione al Filadelfia dell’edificio che ospiterà il Museo del Toro quanto è più vicina?
“Otto”.

Perché?
“Perché abbiamo fatto dei passi avanti importanti, anche se ce ne sono ancora tanti altri da fare”.

Ci sono stati sviluppi positivi sull’iter, lei è soddisfatto, ma come ha scritto su Facebook, non troppo. Cosa teme di più?
“Temo le lungaggini burocratiche e una lievitazione eccessiva dei costi legata a richieste burocratiche senza senso. Faccio un esempio, ci sono già state ipotizzate richieste di pratiche che erano già state esperite nel corso dell'iter della presentazione del progetto di costruzione. Quindi se io ho già presentato quelle pratiche che sono state accettate da chi ha rilasciato il permesso per edificare l’edificio al Filadelfia che ospiterà il Museo non capisco perché vengano chieste una seconda volta allungando così i tempi e facendo lievitare i costi”.

Facendo un po' l'avvocato del diavolo, la nuova richiesta di pratiche già presentate non potrebbe essere dovuta al fatto che le pratiche devono essere aggiornate?
“Dubito fortemente. Sempre per fare degli esempi, mi pare proprio che una valutazione archeologica piuttosto che una bellica, per sapere se ci sono reperti oppure ordigni d'esplosivi nel sottosuolo, sia stata fatta quando è stato edificato il lotto sportivo del Filadelfia per cui se ci viene nuovamente richiesta mi chiedo se pensano che ci sia stato un bombardamento tra la realizzazione al nuovo Filadelfia del lotto sportivo nel 2017 e oggi, oppure, se siamo tutti d'accordo, che tra il 2017 e il 2026 il Filadelfia non sia stato bombardato, credo che sia assurdo e ridondante richiedere una pratica di questo tipo”.

Tutti, istituzioni pubbliche e fondazioni bancarie, si sono impegnati a dare una mano, ma invece il Torino FC temporeggia e dice: “Prima vediamo il business plan”. Ma, secondo lei, cosa frena davvero il club granata?
“Cosa freni davvero bisognerebbe chiederlo al Torino FC. Il ragionamento che io posso fare è completamente diverso, ovvero se io decido di aprire una gelateria e vado in banca a chiedere un prestito, tocca a me scrivere il business plan e non al proprietario dei muri che affitterò per aprire la gelateria.
Credo che il Torino debba essere coinvolto in questo processo, perché, come ripeto inutilmente da anni, questo è il Museo del Torino e non della famiglia Beccaria o del Balangero o del Cirié. Di conseguenza se il Torino fosse coinvolto non dovrebbe chiedere il business plan. Semmai lo dovrebbe scrivere in collaborazione con chi oggi sta gestendo il Museo, quindi noi, che il Torino dovrebbe identificare come suo partner nella realizzazione del nuovo Museo”.

Però il Museo da sempre esiste grazie ai tifosi del Toro e all'Associazione Memoria Storica Granata e il Torino FC non ne ha mai fatto parte.
“Assolutamente sì, però il problema è che, come ho già detto molte volte, ho girato 34 musei di calcio in giro per il mondo e non ce n'è uno in cui la società di riferimento del museo, cioè quella la cui storia viene raccontata nel museo, non sia in qualche modo coinvolta. Sempre per fare esempi, il Museo del Genoa è stato creato ed è gestito dalla Fondazione Genoa 1893, che è una fondazione che vede i tifosi del Genoa e la dirigenza del club Genoa entrambi coinvolti nella gestione del museo. Quindi non sto parlando di una cosa che non esiste, che non è mai stata fatta, bensì sto parlando di una cosa che esiste e funziona egregiamente per cui non vedo perché non la si possa replicare qui a Torino, se c'è la buona volontà ovviamente di replicarla. Ovvio che se invece mancasse la volontà di replicare questa esperienza allora sarebbe diverso, però a questo punto dovrebbe essere il Torino FC a dire chiaramente che non ha questa volontà. Da parte nostra questa volontà c'è”.

Il Museo del Toro è mai andato a bussare alla porta del Torino FC per proporre questo tipo di partnership?
“Assolutamente sì, tra il 2017 ed oggi mi sono personalmente recato a Milano, presso gli uffici della Cairo Communications, almeno 3 o 4 volte proprio per parlare di questa cosa.
Ho anche fatto una proposta che ritengo assolutamente sensata e che mette insieme in maniera paritetica le potenzialità di entrambi i soggetti. La riassumo molto brevemente, visto che c’è un pesce piccolo, il Museo del Toro, e un pesce grosso, ovvero il Torino FC, per evitare che il pesce grosso mangi il pesce piccolo, secondo noi, l'ipotesi più sensata è quella di creare un contenitore intermedio che faccia da camera di compensazione tra queste due realtà così diverse. Un'ipotesi potrebbe essere quella di creare una s.r.l. con capitale interamente versato di 10.000 €, composto in maniera paritetica: 50% dal Torino FC e 50% dal Museo. Il Museo, mantenendo la proprietà dei propri cimeli, li conferisce in prestito gratuito per una durata di anni, ipotizzo 30 anni, ed anche il Torino FC conferisce a titolo di prestito gratuito i propri cimeli al Museo, a sua volta mantenendone la proprietà e per una durata di anni esattamente pari, ovvero 30 anni. Questo garantirebbe entrambi i soggetti.
Dopodiché, siccome il Torino FC, a livello di cimeli, ne ha molti meno rispetto a quelli che ha il Museo, ma il Torino FC ha una rosa di giocatori composta di circa 24 atleti si dividono in fasce di importanza, prima, seconda e terza fascia, e ogni volta che c'è un evento al Museo il club manda un giocatore in sua rappresentanza. Se si tratta di un evento più importante allora parteciperà il giocatore di fascia 1, se sarà meno importante quello di fascia 2 e se sarà ancora meno importante quello di fascia 3. Questo per garantire visibilità e presenza all'evento che va in scena”.

Ma una partnership fra due elementi che contano ognuno al 50% non avrebbe inevitabilmente dei problemi?
“E’ chiaro che ci sarebbe da superare la difficoltà di una società gestita al 50% da due differenti soggetti e che ci potrebbe portare ad avere un’impasse amministrativa legata al fatto che entrambi hanno il 50% e se non si raggiungesse un accordo sulle cose da fare si rischierebbe l'immobilità. Per scongiurare una tale problematica sarebbe sufficiente che da parte del Museo si riconoscesse, e noi saremmo ben felici di farlo, che a livello finanziario, economico e amministrativo il Torino FC ha competenze che noi non abbiamo e quindi saremmo ben felici di cedere al Torino la cosiddetta “golden share” economico-finanziaria. A nostra volta, siccome sono ormai 32 anni che esiste l'Associazione Memoria Storica Granata che si occupa di salvaguardare e tramandare la Storia e le tradizioni del Toro, a noi verrebbe riconosciuta la “golden share” culturale e in caso di difformità di giudizio su argomenti di questo tipo, conterebbe la prevalenza culturale del Museo del Grande Torino. Mi sembra un discorso tutto sommato ragionevole poiché impedirebbe un'amministrazione bloccata perché i due soci non vanno d'accordo e al tempo stesso garantirebbe a ognuno dei due soci indipendenza nel suo campo di competenza e pertinenza. Al tempo stesso questa soluzione farebbe sì che chi ha delle competenze sia in grado di esercitare il diritto di farle valere in ambito societario”.

Quando è andato a parlare a Milano negli uffici della Cairo Communication con chi ha parlato e quando ha esposto questa idea cosa le è stato risposto?
“Quando sono andato ho parlato alcune volte con Cairo e Ferrauto e altre solo con Ferrauto e non è piaciuto questo concetto del 50% nella titolarità delle azioni. Loro vorrebbero, visto che non è pensabile che ci sia un socio preminente, un terzo soggetto a cui affidare anche solo un 1% che consenta di fare da ago della bilancia in caso di opinioni differenti sulla gestione.
Il concetto della “golden share” permetterebbe invece di non dover per forza di cose tirare a bordo un terzo soggetto che renderebbe più macchinosa e più lenta l'amministrazione, la vita associativa e in più, detto proprio papale, papale, temo che il fascino esercitato dal potere che ha il Torino FC farebbe sì che l'eventuale terzo soggetto sarebbe più propenso a parteggiare e ad assecondare le tesi del socio preminente fra i due, il che comporterebbe di fatto il rischi che venissero sempre prese le decisioni caldeggiate appunto dal socio più rilevante e preponderante economicamente. Il Museo non ha voglia di fare il socio di minoranza a vita in un'impresa che, detto molto esplicitamente, è stata creata da noi tifosi e che fino a oggi ha funzionato egregiamente. Ecco perché non ci sembra proprio il caso di lasciare questo immenso patrimonio culturale alla disponibilità del socio che fino a oggi ha ampiamente dimostrato di non avere particolare attenzione verso gli aspetti storici e tradizionali così cari a noi tifosi, e che invece ha fatto da molla, fin dalla nascita della nostra associazione, al Museo  e da sempre ne costituisce le linee guida”.